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In bilico sulla fine del mondo, sospesi sull’apocalisse nucleare, i sei reattori della centrale atomica di Zaporizhia sono al centro di tutti i più segreti dossier dell’orrore e della paura che l’intelligence continua ad aggiornare e elaborare sui possibili sviluppi dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin.

Se uno o più reattori della più grande centrale atomica europea dovessero essere colpiti da un missile o dall’artiglieria, gli scenari principali sono due: uno estremo, l’altro “controllabile”.

Il primo scenario é quello del crash nucleare oltre il livello 7, molto superiore cioè a Chernobyl e con effetti devastanti ad ampio raggio, dall’Atlantico al Mediterraneo agli Urali.

Il secondo riguarda invece un incidente di livello 6 che causa gravi danni all’impianto e provoca una fuoruscita di materiale radioattivo ed un fallout che contaminano tutta l’area centrale dell’Ucraina e il bacino del Dnipro.

I capitoli più delicati dei dossier dell’intelligence occidentale riguardano la possibile sovrapposizione fra effetti di un incidente di livello 6 e quelli determinati dall’uso di una bomba atomica tattica, di dimensioni molto ridotte.

Con l’ipotetica dicitura Beyond the bomb l’analisi dei servizi di sicurezza di Washington, Londra ed europei avrebbe elaborato la possibilità che per scongiurare il fallimento dell’invasione dell’Ucraina e la rovinosa ritirata provocata dall’incalzare della controffensiva delle forze ucraine e dal collasso di perdite umane e di mezzi dell’armata russa, al Cremlino possano programmare il ricorso ad un finto incidente nucleare da addebitare a Kiev per giustificare l’ ”arretramento” a distanza di sicurezza delle truppe di Mosca. In pratica il rimpatrio dell’esercito.

Un fantomatico incidente nucleare che imporrebbe una tregua per attivare i soccorsi internazionali e sancirebbe lo status quo della situazione militare, sul modello della Korea, da 70 anni divisa da una linea di demarcazione. Il che salverebbe la faccia a Putin, terrebbe in piedi suo regime e potrebbe inoltre portare alla sospensione delle sanzioni occidentali.

Secondo il ventaglio ipotetico del dossier Beyond the bomb, con beyond che riprende il senso di “oltre le rapide” riferito alla traduzione del termine Zaporizhia, il Gru il più sofisticato organismo dell’intelligence militare russa per le attività offensive, avrebbe mobilitato scienziati, esperti e tecnici dell’agenzia nazionale dei programmi nucleari e delle centrali atomiche Rosatom e del sistema nucleare strategico del paese.

L’11mo Direttorato del Gru starebbe studiando aspetti e conseguenze dell’incidente nucleare avvenuto nel 1957 a Kyštym negli Urali meridionali.

Un incidente tenuto segreto dall’allora Unione Sovietica, ma che devastò l’Oblast di Čeljabinsk ed é considerato intermedio rispetto a quelli di Černobyl e Fukushima. Molto attenzionate anche le previsioni meterologiche, in particolare le direzioni dei venti.

Le catastrofiche controindicazioni della di per sé terribile ipotesi di provocare la fuoriuscita “controllata” di combustibile e materiale nucleare per contaminare il cuore produttivo dell’Ucraina, spacciando il tutto per un incidente provocato da “irresponsabili” bombardamenti o da sabotaggi dei ”terroristi” di Kiev, sono infatti rappresentate dai venti che potrebbero sospingere il fallout verso la Russia.

Mentre nei sotterranei del Cremlino il regime é tentato d’azzardare il tutto per tutto sulla pelle degli stessi concittadini russi e dell’umanità pur di salvare se stesso, sono dunque i venti che soffiano incontrollabili e imprevedibili come la libertà dell’infinito a sospingere il destino dell’Europa e del mondo verso l’ineluttabile futuro di pace che, prima o poi, seguirà alla tragedia della guerra scatenata contro l’Ucraina?

Zaporizhzhia centrale nucleare

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