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Eni corre nel secondo trimestre, grazie all’impennata dei prezzi di gas e petrolio. E il titolo strappa in Borsa. Questa mattina il gruppo guidato da Claudio Descalzi, impegnato in prima linea insieme al governo italiano nell’assicurare all’Italia nuove fonti di energia alternative a quelle russe, ha presentato alla comunità finanziaria i conti trimestrali e semestrali, inevitabilmente condizionati dallo scoppio della guerra in Ucraina e dall’impennata del Brent.

Numeri che certificano l’ottima tenuta del Cane a sei zampe e che non hanno potuto non lasciare lo stesso Descalzi soddisfatto. “I solidi risultati conseguiti e l’aggiornamento delle nostre previsioni sul mercato di riferimento ci consentono di migliorare la remunerazione degli azionisti aumentando il programma 2022 di acquisto di azioni proprie a 2,4 miliardi di euro”, ha spiegato il manager alla guida dell’Eni dal maggio 2014.

Venendo ai conti, nel trimestre hanno registrato un ebit adjusted di 5,8 miliardi di euro, in aumento del 13% rispetto al primo trimestre dell’anno ma in rialzo addirittura del 180% anno su anno, trainato dal core business dell’exploration&Production (4,87 miliardi) e del Refining & Marketing (1,1 miliardi). L’utile netto adjusted è balzato poi a 3,8 miliardi dai 929 milioni dell’analogo trimestre 2021. Numeri che, oltre a innescare il rally del titolo in Borsa (+5,7 a metà giornata), hanno inevitabilmente impattato sul semestre, chiuso con un utile netto adjusted di 7,08 miliardi in crescita di 5,8 miliardi sull’analogo periodo del 2021.

Tutto questo ha permesso al gruppo fondato da Enrico Mattei di aggiornare alcune le previsioni operative e finanziarie per l’esercizio 2022 “sulla base delle informazioni al momento disponibili, delle stime del management relative a possibili rischi e incertezze nello scenario e assumendo nessuna significativa interruzione nei flussi di gas dalla Russia”, ha spiegato l’azienda. In tal senso il programma di buyback, ovvero il riacquisto di azioni, è stato ampliato con un nuovo programma di acquisto di azioni proprie da realizzarsi entro aprile 2023, che prevede un esborso minimo di 1,1 miliardi, incrementabile fino a un massimo di 2,5 miliardi in funzione dell’andamento dello scenario.

E proprio dello scacchiere energetico italiano, legato a doppio filo al conflitto in Ucraina, Descalzi ha fatto delle precisazioni. “In un contesto di incertezza e volatilità dei mercati, ci siamo attivati rapidamente per garantire nuovi flussi di approvvigionamento. Dopo gli accordi sulle forniture di gas con i nostri partner in Algeria, Congo ed Egitto nella prima parte dell’anno, a giugno Eni è entrata nel progetto North Field East in Qatar, il più grande sviluppo di Gnl al mondo”.

Ma c’è di più. Proprio nel giorno dei conti semestrali, Eni ha annunciato una ulteriore significativa scoperta di gas nel suo primo pozzo esplorativo denominato XF-002, nel Blocco 2 offshore di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, con risorse addizionali scoperte tra 1 e 1,5 trilioni di piedi cubi (Tcf) di gas in posto, rinvenute su un obiettivo più profondo.

E le buone notizie sono arrivate dal fronte del credito. Eni ha infatti sottoscritto una nuova linea di credito revolving Sustainability-Linked da 6 miliardi di euro della durata di 5 anni, collegata al raggiungimento di due obiettivi in chiave sostenibilità. Il margine della nuova linea di credito è, infatti, legato al raggiungimento dei target di sostenibilità relativi a Net Carbon Footprint Upstream (Scope 1 e 2) e capacità installata per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.

Gas e petrolio spingono i conti di Eni

Il Cane a sei zampe chiude i primi sei mesi dell’anno con utili per 7 miliardi, mentre nel trimestre i profitti volano 3,8 miliardi. Ora il buyback può salire a 2,4 miliardi. E le buone notizie arrivano anche dal Golfo, mentre sul fronte russo…

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