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Definita la data per il voto, ora dovrebbe essere il momento della stesura dei programmi elettorali. Logica vorrebbe che solamente dopo che i programmi siano almeno abbozzati si possa parlare di alleanze tra forze politiche con programmi simili o, quanto meno, compatibili. Definite le alleanze, si dovranno individuare i criteri per la scelta e la ripartizione dei candidati. Nonostante questa logica tanto semplice da essere elementare, scorrendo la stampa quotidiana sembra che sia saltata la prima fase e si siano accumunate la seconda e la terza, ossia che si stiano tessendo alleanze e scegliendo candidati prima di avere definiti almeno gli schemi dei programmi da contrapporre nella tenzone elettorale. Speriamo che prima della presentazione delle liste delle candidature, la macchina si rimetta in carreggiata.

Occorre allo stadio della impostazione e stesura dei programmi evitare di dare troppo ascolto a gruppi non necessariamente numerosi ma organizzati e in grado di alzare la voce. Da circa un secolo, da quando vennero fatti lavori pioneristici da studiosi italiani di scienza delle finanze, gli economisti lo sanno. Più di recente la formazione della disciplina rinviene i suoi immediati antecedenti nei lavori di Duncan Black del 1948 (On the Rationale of Group Decision-making) e del 1958 (The Theory of Committees and Elections) nei quali l’autore delineò le linee portanti di quello che sarebbe diventato il teorema dell’”elettore mediano” elaborato da Gordon Tullock lo ha definito come “il padre della Teoria della scelta pubblica”. Nonostante ciò, è il libro di James M. Buchanan e Gordon Tullock, The Calculus of Consent: Logical Foundations of Constitutional Democracy, del 1962, ad essere considerato una tappa fondamentale per la disciplina della teoria delle scelte pubbliche.

La teoria delle scelte pubblica è generalmente associata con la George Mason University, dove Tullock e Buchanan hanno insegnato. I loro lavori precedenti sono stati condotti presso l’University of Virginia e il Virginia Polytechnic Institute and State University, per questo motivo generalmente chiamato Virginia school of political economy. Quale la conclusione principale? Al momento del voto, i programmi più apprezzati sono quelli in linea con desideri ed aspirazioni dell’”elettore mediano” che di solito non grida i propri interessi particolaristici specifici ma esamina i programmi nella loro interezza e li giudica sulla base dell’insieme delle proprie esigenze ed aspirazioni.

In questa fase, l’elettore mediano guarda soprattutto all’economia alle prese con inflazione e con un rallentamento che può portare a recessione. Ricordiamo: “It’s the economy, stupid” una frase/slogan coniata da James Carville nel 1992, quando aiutava Bill Clinton nella campagna per la Casa Bianca. Oggi in Italia, ciò vuol dire con una strategia complessiva di riduzione dell’inflazione e di sostegno alla ripresa. Invece, favorire, ad esempio, i tassisti (che pur si vantano di avere fatto cadere sia il governo Monti sia il governo Draghi) sarebbe disastroso: non solo ci si allontanerebbe dall’elettore mediano ma l’acquisto del voto di un tassista provocherebbe la perdita di almeno dieci voti di altri elettori che soffrono per le inefficienze dei taxi.

Ciò non riguarda unicamente o principalmente i temi, le strategia, i programmi per l’economia.

Il 19 luglio, Aspen Institute Italia ha pubblicato uno studio dal titolo “L’opinione pubblica italiana e le sfide alla sicurezza: guerra in Ucraina, energia e cambiamento climatico”. Sono temi di grande interesse nella preparazione di programmi e di una campagna elettorale.

Ad esempio, leggendo alcuni quotidiani di grande tiratura e ancor più seguendo programmi della televisione pubblica Rai, si trae l’impressione che non l’elettore mediano ma la grande maggioranza degli italiani non veda l’ora che la guerra in Ucraina termini con la resa senza condizioni di Kiev. Dallo studio si ricava, invece, che per gli italiani, il principale attore responsabile della guerra in Ucraina è la Russia di Vladimir Putin (65%). Sulla stessa linea d’onda, l’ambizione espansionista di Putin viene ritenuta il fattore più importante come causa della guerra rispetto all’allargamento della Nato ad Est. Non solo, le difficoltà di approvvigionamento energetico, dopo le sanzioni imposte alla Russia, e l’emergenza climatica sono considerate le principali minacce alla sicurezza dell’Italia.

È il 90% degli intervistati a pensarla in questo modo. Parimenti, è l’89% dei rispondenti ad indicare la guerra russo-ucraina come una grave minaccia per il nostro Paese. Le sanzioni verso la Russia vengono approvate da una larga maggioranza del campione (71%), percentuale non troppo distante da chi si dice favorevole all’embargo del gas e del petrolio russi. Gli italiani approvano l’ingresso dell’Ucraina nell’Ue (63%). L’accoglienza dei rifugiati ucraini viene appoggiata a larga maggioranza (77%). Opinioni favorevoli anche per il meccanismo di protezione temporanea dell’Ue (73%) .

Anche se con un’ampia maggioranza, gli italiani ritengono che la guerra terminerà con la spartizione dell’Ucraina (72%). Peggiora il giudizio nei confronti di Vladimir Putin: su una scala da 0 a 10, Putin era valutato 4,6 nel 2020; oggi, invece, il punteggio si ferma a 2,5, il più basso registrato tra i principali leader internazionali. Relativamente più alto invece il punteggio assegnato al presidente ucraino Zelensky (5,1). Peggiora allo stesso modo il giudizio sulla Russia: su una scala da 0 a 10, la Federazione russa passa da un punteggio di 5,3 nel 2020 a un punteggio di 3,1 nel 2022. Decisamente migliore il punteggio per l’Ucraina (5,7). Nel corso dell’ultimo anno è migliorato il giudizio per tutti i Paesi europei, mentre resta stabile (e relativamente basso) il punteggio degli Usa (5,5).

La Nato resta un caposaldo della sicurezza dell’Italia. Nel complesso, il 74% degli intervistati ritiene la Nato ancora essenziale per la nostra sicurezza. Una maggioranza assoluta del campione (58%) si esprime inoltre a favore dell’allargamento dell’Alleanza Atlantica. Il 61% degli intervistati ritiene che l’Ue dovrebbe diventare una potenza militare globale per difendere i propri interessi. Inoltre, è il 63% degli intervistati a ritenere che per difendere la propria autonomia strategica l’Italia dovrebbe puntare sull’Ue. In breve, presentarsi con un programma elettorale impregnato di pacifismo filo-russo vuol dire andare alla sconfitta.

Veniamo al clima. Una maggioranza assoluta degli italiani (53%) ritiene che le minacce rappresentate dal cambiamento climatico dovrebbero indurre a spendere di meno in campo militare. Quando si fa riferimento alle sfide economiche poste dal Covid, piuttosto che a quelle del cambiamento climatico, questa proporzione scende al 44%.

Concludiamo con un cenno al cambiamento climatico. Il 47% degli italiani individua la lotta al cambiamento climatico come priorità, anche a discapito della crescita economica. Tra le diverse soluzioni per affrontare la riduzione delle forniture di gas naturale e di petrolio dalla Russia, gli italiani si mostrano favorevoli in misura maggiore all’ apertura di centrali ad energia nucleare (57%). Il 54% si dimostra favorevole alla possibilità di diversificare le fonti di energia, nonostante ciò implichi la necessità di siglare accordi con Paesi che violano i diritti umani, mentre solo il 35% è a favore della riapertura delle centrali a carbone.

Il 52% degli italiani è molto o abbastanza favorevole all’inclusione del nucleare tra le fonti della transizione ecologica da parte dell’Ue, ma sempre il 52% si dimostra scettica relativamente al fatto che i programmi dell’Ue in tema ambientale possano contribuire alla lotta al cambiamento climatico. Secondo il 38% degli intervistati, inoltre, la regolamentazione europea in tema ambientale sfavorisce l’industria nazionale creando vantaggi competitivi per la Cina.

Una valanga di idee in tema di programmi elettorali.

Programmi elettorali, ecco cosa vogliono gli italiani (ma si parla solo di alleanze)

L’Aspen Institute Italia ha pubblicato uno studio dal titolo “L’opinione pubblica italiana e le sfide alla sicurezza: guerra in Ucraina, energia e cambiamento climatico”. Sono temi di grande interesse nella preparazione di programmi e di una campagna elettorale

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