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“No, non risulta”. Con queste parole nette, pronunciate al Sole 24 Ore, Roberto Chieppa, segretario generale della presidenza del Consiglio, ha escluso l’ipotesi di possibili misure di indennizzo in favore dei proprietari delle aziende su cui scattano il veto o prescrizioni che inducono a rinunciare a un operazione notificata ai sensi della normativa sui poteri speciali. Piuttosto, ha spiegato “aumentare la prevedibilità delle decisioni può consentire alle imprese di meglio orientare i propri investimenti e assumere scelte compatibili con l’interesse nazionale”.

Negli ultimi giorni il tema degli indennizzi è stato sollevato da Lea Montorsi, membro del consiglio di amministrazione di Robox, all’indomani della notizia – diffusa in Italia da Formiche.net – dell’esercizio dei poteri speciali da parte del presidente del Consiglio Mario Draghi su un’operazione di trasferimento di tecnologia verso la società cinese Efort Intelligent Equipment, leader nella robotica e legata al governo di Pechino, già presente nell’azionariato dell’azienda novarese. In alcune dichiarazioni rilasciate all’edizione locale del quotidiano La Stampa ha spiegato che lo stop al trasferimento di tecnologia deciso da Palazzo Chigi ha congelato l’intera operazione. Poi ha illustrato il suo ragionamento sugli indennizzi: l’esecutivo “ha stoppato un’operazione che avrebbe portato occupazione e lavoro in Italia”, ora l’azienda si aspetta che lo stesso “conceda un investimento a fondo perduto analogo a quello che avremmo ricevuto dalla Cina, proprio per favorire l’industria italiana e l’occupazione”.

In precedenza della questione si era parlato anche dopo lo stop del governo a un altro affare “cinese”, quello che riguardava il produttore di semiconduttori Lpe. L’azienda aveva scritto una lettera al presidente Draghi e a Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico, lamentando la “natura espropriativa” del decreto. “L’idea di offrire un risarcimento finanziario punta a limitare il ricorso ai tribunali e ad aiutare il governo a difendersi dalle accuse di privare gli azionisti dei loro diritti”, riportava l’agenzia Reuters citando le due fonti anonime.

Le parole di Chieppa sembrano chiudere ogni discussione sull’ipotesi di indennizzi collegati all’esercizio dei poteri speciali. Il segretario generale di Palazzo Chigi, che per 7 anni ha occupato lo stesso incarico all’Antitrust, invita a “rifuggire dalle tentazioni dirigistiche” sottolineando che “il golden power non è uno strumento di politica industriale” ed evidenziando la “necessità di essere un Paese attrattivo per gli investimenti esteri”.

In questi 17 mesi il governo Draghi ha utilizzato i poteri speciali (esercitandoli ma anche rafforzando sia la normativa sia la struttura competente a Palazzo Chigi) per difendere settori strategici e a rischio trasferimento tecnologico. In particolare, per contrastare i tentativi della Repubblica popolare cinese di espandere la propria presenza e influenza sulla terza economia dell’Eurozona. Oltre al sopracitato caso di Robox, altri quattro veti hanno riguardato la Cina nei settori dei droni (Alpi Aviation), dei semiconduttori (Applied Materials Italia e Lpe) e delle sementi (Verisem).

Ma nei giorni scorsi c’è stato anche il primo veto riguardante la Russia. Come raccontato su Formiche.net, il presidente Draghi ha fermato il passaggio dell’azienda friulana Faber Industrie Spa, leader mondiale nella progettazione e produzione di bombole e sistemi per lo stoccaggio di gas ad alta pressione una sussidiaria del colosso nucleare Rosatom.

Indennizzi alle aziende colpite dal Golden power? Palazzo Chigi dice no

Meglio “aumentare la prevedibilità delle decisioni” per consentire alle imprese di prendere “scelte compatibili con l’interesse nazionale”, spiega Chieppa, segretario generale della presidenza del Consiglio

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