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Armenia, Azerbaigian e subito Roma per ricevere Marco Rubio. È densa la settimana della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che dall’Armenia è nel vicino Azerbaigian per aggiungere un altro mattoncino al prezioso puzzle geopolitico legato al gas e al Tap. Due Paesi, Roma e Baku, che vantano già solidissime relazioni bilaterali: ma sono giorni frenetici perché l’attivismo energetico del governo si somma alle notizie che giungono da Hormuz e alla visita in Italia del segretario di Stato americano, che in agenda ha una tappa in Vaticano dopo l’attacco di Donald Trump al Santo Padre che tanto scalpore aveva fatto.

Ma andiamo con ordine. I numeri del gasdotto Tap dicono che non è più un asset solo italiano, ma anche europeo. Nel 2025 ha assicurato 12,5 miliardi di metri cubi di gas naturale agli Stati membri, il doppio rispetto al 2021. Ciò dimostra che il Corridoio Meridionale del Gas è già diventato una delle principali vie di diversificazione per l’Europa, soprattutto in un momento in cui il continente è alla ricerca di alternative affidabili. Inoltre l’Azerbaijan è il secondo fornitore di petrolio e gas all’Italia (17% e 16% del fabbisogno nazionale).

Dopo essere stata in Nord Africa e nei Paesi del Golfo, con questa missione a Baku Meloni vuole aumentare la rafforzare la sicurezza energetica dell’Italia e proteggere le famiglie e le imprese italiane da shock esterni, particolarmente nello scenario attuale, segnato dalla crisi iraniana e dal blocco dello Stretto di Hormuz. La fortissima instabilità impatta sulle catene di approvvigionamento e sulla sicurezza dei flussi energetici, per questa ragione Meloni e Aliyev puntano a collaborare per assicurare la qualità del partenariato lungo tutta la filiera.

Nel corso dell’incontro, la presidente Meloni e il presidente Aliyev si confronteranno anche sulle modalità per sviluppare ulteriormente il partenariato bilaterale anche attraverso l’organizzazione, nella seconda metà dell’anno, di un Business Forum a Baku che, partendo dalla solida presenza italiana nella Nazione, è orientato a far emergere nuove opportunità di investimento. Avranno un momento di confronto anche sul processo di normalizzazione dei rapporti tra Azerbaigian e Armenia, con particolare riferimento alle prospettive di stabilizzazione dell’area, nonché sullo stato del dialogo tra Azerbaigian e Unione Europea, nel quadro di un progressivo rafforzamento delle relazioni politiche ed economiche, cui l’Italia fornisce un fermo sostegno.

Ma prima di lasciare l’Armenia, al termine dei lavori dell’ottava Comunità politica europea, Meloni ha precisato alcuni aspetti. Ha ricordato che “Trump ha detto cose non corrette sull’Italia”. Il riferimento è al fatto che gli impegni Nato sono sempre stati mantenuti dall’Italia, mentre gli Stati membri non sono stati coinvolti nella decisione di attaccare l’Iran. Anche di questo discuterà con Rubio a Roma: “Da tempo gli Stati Uniti discutono di un disimpegno in Europa, noi dobbiamo rafforzare la nostra sicurezza e crescere nella capacità di risposta. È una scelta che non dipende da me e personalmente non la condivido. L’Italia ha sempre mantenuto gli impegni, lo ha sempre fatto in ambito Nato anche quando non erano in gioco i nostri interessi diretti, in Afghanistan come in Iraq. Alcune cose dette nei nostri confronti non le considero corrette”, ha sottolineato.

C’è stato tempo anche per un bilaterale italo-canadese: Meloni ha avuto un colloquio con il primo ministro del Canada, Mark Carney, centrato sul piano d’azione per la cooperazione rafforzata Italia-Canada, con particolare attenzione ai settori dell’innovazione tecnologica, della sicurezza e della difesa. Nel corso del colloquio, fanno sapee fonti italiane, è stata ribadita la piena sintonia sulle priorità in ambito G7, a partire dalla resilienza delle catene di approvvigionamento dei minerali critici e dal contrasto al traffico di migranti su cui i due leader hanno concordato di restare in stretto contatto in vista del Vertice di Evian.

Come corre la cooperazione (anche energetica) tra Italia e Azerbaigian

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