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Investimenti e buone intenzioni non bastano se non c’è una Pubblica amministrazione all’altezza della situazione. E, ancora più a monte, una classe dirigente che possa dirigere l’orchestra. Partendo però da un punto fermo: il capitale umano e il suo valore. L’Italia, Paese dalle regole spesso contorte e dalla burocrazia vischiosa, non può pensare di crescere senza amministrazioni aggiornate e ben equipaggiate, a cominciare dalle competenze. Per tale motivo, ora che il Pnrr è alle sue battute finali e non si può sbagliare un colpo, concetti come innovazione e formazione non possono esimersi dall’andare di pari passo. Di questo, ma non solo, si è parlato nel corso del convegno “Capitale umano, valore pubblico”, organizzato e promosso da Digit’Ed e Formiche presso la sala Igea dell’Enciclopedia italiana.

A confrontarsi, moderati dalla direttrice di Formiche, Flavia Giacobbe e dopo i saluti introduttivi della vicepresidente del Senato, Licia Ronzulli, Pompeo Savarino, presidente dell’Associazione delle classi dirigenti della Pa, Cristiano Cannarsa, amministratore delegato di Sogei, Fabrizio Curcio, commissario per i territori di Emilia-Romagna, Toscana e Marche colpiti dalle alluvioni, Renato Loiero, consigliere per le politiche di bilancio di Palazzo Chigi, Marco Pietrucci, capo AI e venture strategy solutions di Ferrovie, Sergio Strozzi, responsabile innovazione, tecnologia e startups della Farnesina, Mario Vitale, vicepresidente di Digit’Ed e il ministro della Pa, Paolo Zangrillo, promotore della riforma ora all’esame del Senato che mira a valorizzare il merito di funzionari e dirigenti nelle amministrazioni dello Stato.

Il capitale umano

Ed è stato proprio Zangrillo a dare una prima cifra del confronto andato in scena all’Enciclopedia. “Sento sulle mie spalle una grande responsabilità, la Pa è una enorme macchina da far funzionare al meglio. Viviamo in tempi difficili, dove si intrecciano cambiamenti veloci e profondi al tempo stesso. E poi ci sono le emergenze geopolitiche”, ha premesso il ministro. “Oggi quello che appare più necessario è ritrovare la fiducia perduta. E se vogliamo tornare a infondere fiducia, dobbiamo partire proprio dal capitale umano. Se vogliamo occuparci del capitale umano dobbiamo convincerci che parliamo di 3,4 milioni di individui, la versa sfida è considerare ogni individuo come un potenziale contributo al miglioramento della macchina amministrativa, per questo valorizzare i talenti è oggi un imperativo”.

Insomma, “il punto di partenza è il capitale umano: l’unico fattore su cui dobbiamo puntare per far crescere le nostre organizzazioni e offrire servizi sempre più efficienti agli utenti, cittadini e imprese. La trasformazione della Pubblica amministrazione passa dunque innanzitutto dalla valorizzazione delle persone. Non si tratta più di numeri, ma di persone di cui prenderci cura, valorizzare, capire i punti di forza e di debolezza”. Perché quello che conta è permettere “alle nostre persone di crescere e fare carriera dimostrando di avere tutte quelle capacità, come la leadership, che fanno del dirigente un vero civil servant. In questo modo le persone potranno esprimere al massimo il loro potenziale per raggiungere nuovi traguardi a beneficio dell’intera organizzazione e dei servizi resi a cittadini e imprese”. Zangrillo ha poi rimarcato il ritorno di un certo appeal nel pubblico impiego. “Sì, torna a piacere la Pubblica amministrazione. Tra il 2023 e il 2025 abbiamo assunto 600mila persone. Oltre il 50% ha meno di 40 anni e oltre il 30% del totale ha meno di 30 anni. La pubblica amministrazione torna a essere attrattiva”.

Non solo cartellini

Il responsabile della Pa è poi andato oltre. “C’è qualcuno che nel passato si preoccupava dei furbetti del cartellino e diceva che questo era il tema della Pubblica amministrazione. Il tema sono invece le 3,4 milioni di persone che tutti i giorni entrano in ufficio per lavorare. Il problema è metterli nelle condizioni di esprimere il meglio che possono dare. Come ho detto, il punto di partenza è il capitale umano: l’unico fattore su cui dobbiamo puntare per far crescere le nostre organizzazioni e offrire servizi sempre più efficienti agli utenti, cittadini e imprese”.

Secondo Zangrillo “la sfida della Pubblica amministrazione italiana è quella di avere un capitale umano all’altezza. E per garantire un capitale umano all’altezza dobbiamo avere consapevolezza che chi gestisce le risorse umane nell’organizzazione non è quello più competente. Ma è il leader. Questo è il dirigente e quindi io credo che questa sia la sfida della pubblica amministrazione di oggi di domani, cioè avere una classe dirigente che consapevole del fatto che per far funzionare la pubblica amministrazione dobbiamo avere un capitale umano all’altezza e per avere un capitale umano all’altezza dobbiamo avere dei dirigenti che sono dei veri leader”.

Raccontare una nuova Pa

“Non esiste una Pubblica amministrazione moderna senza un investimento infrastrutturale nelle persone”, ha invece sottolineato Ronzulli, dando un po’ la chiave di lettura dei lavori. “In uno scenario che cambia, anche in fretta, occorrono le migliori competenze, dunque una buona formazione. Eppure, negli ultimi anni, si è persa un po’ questa attenzione all’aggiornamento, alla ricerca di percorsi per funzionari e dirigenti. Inoltre è stato riscontrato un disinteresse crescente dei giovani per l’impiego nella Pubblica amministrazione”, ha spiegato Ronzulli. “Per troppo tempo nel nostro Paese abbiamo visto una narrazione che hanno relegato il pubblico impiego come come un rimpiazza e questo ha notevolmente influito sulla sua stessa qualità. Oggi la sfida è quella di superare tale stereotipo e rimettere la Pa al centro degli interessi, anche dei giovani. Il pubblico impiego non come ultima scelta, bensì come la prima”.

Il consigliere Loiero ha invece spostato l’attenzione sul Pnrr. “Innovazione, sicurezza e digitalizzazione sono elementi fondanti per una buona amministrazione. Pensiamo alle risorse ricevute dall’Italia negli ultimi anni, sotto forma di Piano di resilienza. Ancora troppo spesso si lavora sulla carta, occorre procedere non con una digitalizzazione a pezzi, bensì organica. In questo senso, lo stesso Pnrr porta in dote una serie di direttrici che mirano proprio a quel salto di qualità poc’anzi menzionato. Un processo non immediato, complesso, ma oggi più che mai necessario al Paese”.

Il ruolo delle grandi aziende

Non poteva mancare poi il punto di vista dei manager, che poi sono un po’ la cinghia di trasmissione tra burocrazia ed economia. Cannarsa, a capo di Sogei, controllata al 100% dal Tesoro, ha sottolineato l’importanza della sicurezza nella Pa, partendo però da un assunto. E cioè che il digitale “serve a tantissime cose: dall’Agenzia delle Entrate ai Monopoli, fino alle Dogane, ogni giorno queste amministrazioni gestiscono milioni di dati. E tutto avviene attraverso applicazioni informatiche. Ma c’è un tema, quello della sicurezza. Le amministrazioni italiane debbono avere standard di sicurezza molto elevati, il tema dei dei dati è il tema del futuro. Sogei è in prima linea nell’adozione delle tecnologie più avanzate, con l’obiettivo di garantire che i dati dei cittadini siano non solo adeguatamente protetti, ma anche valorizzati per migliorare la qualità dei servizi pubblici”.

Il confronto con l’estero

Anche guardare all’estero può aiutare a migliorarsi. E qui la parola è passata a Strozzi, il quale ha suggerito di “guardare alle big tech in California, che hanno molto di insegnare. Dobbiamo però al contempo far capire agli americani, e anche ai cinesi, che l’Europa è leader nell’innovazione. Per esempio, Open AI, ma anche la stessa Google, sono nate come startup. Noi invece in Europa alle startup non ci guardiamo mai, non le valorizziamo mai. Se solo lo facessimo, molto cambierebbe, anche nel nostro Paese”. Tornando alle grandi imprese, dopo Sogei è arrivato il turno di Ferrovie. “La tecnologia oggi arriva prima nella popolazione, nella vita quotidiana del dipendente e poi nelle aziende”, ha chiarito Pietrucci. Come gruppo Ferrovie, stiamo cercando di formare oltre 100 mila persone, che è un impegno molto grande, anche perché andiamo incontro a 20 mila assunzioni nei prossimi anni. Siamo tra aziende che stanno portando avanti un impegno massivo nella formazione e nell’aggiornamento dei dipendenti”.

Non solo Intelligenza Artificiale

Per Vitale, vicepresidente di Digit’Ed, “chi fa la differenza in un mondo geopolitico complesso come questo, è il capitale umano e il governo sta andando in nella giusta direzione. La formazione continua deve essere tale in tutti i sensi, vale a dire che deve essere fruibile ogni qualvolta è necessario. L’Intelligenza Artificiale può dare un grande contributo in tal senso. Certo, oggi sull’AI c’è tanta letteratura: ma non esiste innovazione, ricordiamocelo sempre, senza capitale umano ben formato e ben organizzato. Anche e non solo per questo education del personale rimane centrale”.

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