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Papa Leone XIV incontrando a Roma, il 1° giugno 2026, i partecipanti all’Assemblea generale delle Pontificie Opere Missionarie, ha suggerito di guardare all’esempio del Venerabile arcivescovo statunitense Fulton John Sheen, che verrà beatificato, a St. Louis nel Missouri, il prossimo 24 settembre. Aggiungendo di essere testimone in prima persona della sua opera di evangelizzazione, che “per decenni ha brillato (anche) attraverso i mezzi radiofonici e televisivi”.

Come scrive nella sua autobiografia, La mia vita. Un tesoro in un vaso d’argilla (a cura di G. Vassallo, Edizioni Ares, 2025), monsignor Sheen nel suo lavorare nella televisione nazionale commerciale, a differenza della precedente esperienza radiofonica, “non parlava più in nome della Chiesa e sotto il patrocinio dei suoi vescovi (…) Non si trattava più di una presentazione diretta della dottrina cristiana (in un linguaggio semplice e chiaro), ma di un discorso propedeutico a essa che doveva partire da qualcosa comprensibile a tutti. Così, in quegli anni televisivi, gli argomenti spaziavano dal comunismo, all’arte, alla scienza, all’umorismo, all’aviazione, alla guerra, ecc. Partendo da un interesse comune al pubblico e a lui, procedeva gradualmente dal noto all’ignoto all’ignoto o alla filosofia morale e cristiana”. Facendo leva su questo metodo – “lo stesso (…) usato da San Paolo ad Atene” – sapendo essere “simpatico ed esigente a un tempo” (G. Vassallo), è riuscito a raggiungere il vasto pubblico televisivo americano con il programma Life is Worth Living così come ha concorso a moltissime conversioni alla fede cattolica. La sua popolarità era tale che ha ricevuto nel 1952 l’Emmy Award, uno dei più importanti premi radiotelevisivi. Nonostante i significativi dati di ascolto registrati, non ha mai però ridefinito sé stesso e il proprio ministero sulla base di questi ultimi, semmai, per sua stessa ammissione, sempre attraverso la fedeltà quotidiana all’“Ora Santa”, pratica di adorazione eucaristica.

Ora, senza nulla togliere al suo profilo altrettanto di successo di autore di saggi teologici e opere di spiritualità, si intende qui mettere in rilievo il ruolo di pioniere cattolico nell’uso della radio e della televisione per l’evangelizzazione e l’insegnamento. Con una postilla, prendendo in prestito le parole dell’attuale arcivescovo di New York, S. E. Mons. Ronald A. Hicks: “l’intera vita dell’arcivescovo Sheen è stata dedicata a fare discepoli e a diffondere la buona notizia del Vangelo (…) Da sacerdote nella sua Diocesi di origine, Peoria; da professore alla Catholic University of America; da Direttore nazionale della Società per la Propagazione della Fede; da vescovo  ausiliare di New York; da vescovo di Rochester (….) si è sempre sforzato di avvicinare le persone a Gesù e alla sua Chiesa”.  In proposito, nella già citata autobiografia, l’Arcivescovo chiariva di essersi affidato, in televisione, più alla grazia di Dio che a sé stesso facendo poi riferimento alla Prima lettera di Paolo ai Corinzi, in particolare dove sta scritto che Paolo ha piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere.

Ripercorrendo la “pastorale di frontiera” del Venerabile Fulton John Sheen, a partire dal programma radiofonico The Catholic Hour e dal già citato programma televisivo (Life is Worth Living), emerge chiaramente quanto affermato da papa Leone XIV nella Lettera Enciclica Magnifica Humanitas:  “La comunicazione non è solo trasmissione di informazioni, ma è creazione di una cultura” (MH, 135), sempre di più oggi, di ambienti umani e digitali che siano spazi di dialogo e di confronto  in cui “possano maturare libertà interiore e pensiero critico”.  Ai nostri giorni, questa eredità, come messo in rilievo da padre Michael Baggot, LC, docente di bioetica, è un invito a “let’s move from online whining to witnessing as One”; è un richiamo a interrogarci sull’impatto dei contenuti che consumiamo o produciamo online, ovvero se essi edificano o danneggiano le persone e la comunità, e quindi anche la Chiesa.

L’apostolato dell’arcivescovo Fulton Sheen, presto beato, attraverso i mass-media

Papa Leone XIV indica Fulton Sheen, presto beato, come modello di evangelizzazione nei media. Pioniere di radio e tv, seppe dialogare con il pubblico partendo da temi comuni, favorendo conversioni. Innovazione comunicativa e fede vissuta ne segnano l’eredità attuale

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