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Ci sono progressi in Ue sul fronte migrazioni e sicurezza. Da un lato il nuovo regolamento che verrà presentato a gennaio dalla commissione europea che, in larga parte, riprende i rilievi italiani. E dall’altro il comune sentire di 15 Paesi: Italia, Danimarca, Paesi Bassi, Austria, Bulgaria, Cipro, Croazia, Germania, Grecia, Polonia, Repubblica ceca, Lettonia, Malta, Ungheria e Svezia. A margine del Consiglio europeo Giorgia Meloni ha messo a sedere i primi ministri danese, Mette Frederiksen, e olandese, Dick Schoof per fare il punto sulle soluzioni innovative in ambito migratorio. Mentre la presidente von der Leyen ha illustrato i principali filoni di lavoro, soffermandosi in particolare sui sostanziali progressi registrati sui negoziati relativi al Regolamento rimpatri e alla lista Europea di Paesi di origine sicuri, l’Italia ha ricordato lo sforzo di Roma tarato su formule nuove, come l’accordo raggiunto con l’Albania.

Il governo italiano accoglie con soddisfazione la nuova lettera sottoscritta da ministri degli Affari Esteri e dell’Interno di 19 Stati membri in tema di soluzioni innovative, per questa ragione la presidente del Consiglio ha aggiornato sul lavoro in corso sul tema della capacità delle Convenzioni internazionali di rispondere alle sfide della migrazione irregolare e sulle prossime iniziative previste. “Dopo il significativo risultato dello scorso 10 dicembre, quando 27 Stati membri del Consiglio d’Europa hanno sottoscritto la dichiarazione politica italo-danese, ora il lavoro continua in vista della ministeriale del Consiglio d’Europa sotto presidenza moldava del prossimo 15 maggio”, spiegano fonti italiane. Tutti i leader si sono detti pronti a individuare iniziative congiunte non solo in ambito Ue e Consiglio d’Europa, ma anche nei diversi contesti internazionali, a partire dall’Onu, per promuovere più efficacemente l’approccio europeo ad una gestione ordinata dei flussi migratori.

Sul punto è intervenuto Nicola Procaccini, europarlamentare di FdI- Ecr, co-presidente del gruppo dei conservatori al Parlamento europeo, secondo cui l’accordo raggiunto sulla lista Ue dei Paesi terzi di origine sicura, è “un passaggio decisivo per avere certezza giuridica e velocità esecutiva sul rimpatrio degli immigrati che non hanno diritto d’asilo in Europa”. E aggiunge: “Vengono superate le ambiguità che in passato hanno ostacolato l’azione degli Stati membri nel controllo delle frontiere. Un cambio di passo delle istituzioni europee verso pragmatismo e concretezza in materia migratoria”.

Il gruppo Ecr al Parlamento europeo inoltre osserva che in questo modo si mette fine ad un limbo pericoloso, dal momento che gli Stati membri potranno così introdurre procedure più efficienti e, allo stesso tempo, minare il modello di business dei trafficanti di esseri umani. “Rendendo le procedure più efficienti e prevedibili, mettiamo fine a un limbo legale che dura anni e che non giova né agli Stati membri né ai richiedenti asilo. Chi ha bisogno di protezione deve riceverla, ma non necessariamente nell’Ue. Ciò che conta è che la protezione sia reale, efficace e valutata caso per caso”, afferma l’eurodeputata Assita Kanko, relatrice ombra Ecr.

Migrazioni e sicurezza. I progressi al Consiglio europeo

Nella riunione informale a margine del Consiglio europeo, la presidente del Consiglio insieme ai primi ministri danese, Mette Frederiksen, e olandese, Dick Schoof hanno messo a fuoco le soluzioni innovative in ambito migratorio

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