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L’Italia si prepara a portare negli Stati Uniti la propria diplomazia tecnologica, con una delegazione governativa e imprenditoriale che nei prossimi giorni farà tappa a New York, nel Research Triangle della North Carolina e infine a Washington. L’obiettivo è trasformare una relazione politica sempre più stretta in partnership industriali nei settori destinati a determinare buona parte della competizione economica dei prossimi anni.

A guidare la missione sarà Alessio Butti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione tecnologica. Intelligenza artificiale, quantum computing, reti 6G, cybersicurezza ed energia compongono un’agenda che mette insieme imprese, centri di ricerca e interlocutori dell’amministrazione americana.

Lo stesso itinerario aiuta a comprendere la logica della missione. In un op-ed pubblicato sul Sole 24 Ore alla vigilia della partenza, Butti descrive un viaggio che attraversa uno dei principali ecosistemi americani della ricerca e dell’innovazione e approda nella capitale federale. Il filo conduttore è la volontà di collegare più strettamente ricerca e industria italiana ai centri americani nei quali si stanno sviluppando alcune delle tecnologie più strategiche.

“La competizione tecnologica, del resto, è già cambiata”, spiega Butti. “Avere buone idee e sviluppare prodotti innovativi non basta più: contano la potenza di calcolo disponibile, la sicurezza delle reti, l’accesso a energia, semiconduttori e dati”. È una considerazione che offre una chiave di lettura più ampia sul rapporto che Roma sta costruendo con Washington.

Negli ultimi mesi, infatti, la dimensione tecnologica della relazione Italia-Stati Uniti si è progressivamente allargata oltre i tradizionali rapporti economici bilaterali, con l’industria e le new-tech che stanno guadagnando un ruolo sempre più centrale nei legami transatlantici. Il terreno della cooperazione comprende ormai infrastrutture, standard, capacità di calcolo e catene di approvvigionamento che sosterranno la prossima generazione della competizione industriale. Per questo le prime tappe della missione sono particolarmente indicative: prima ancora della politica, ci sono ricerca, capitale e imprese.

A New York la delegazione visiterà la borsa e incontrerà investitori. Il viaggio proseguirà poi nella North Carolina, dove l’Italia punta ad approfondire i rapporti con uno degli ecosistemi americani più avanzati nel campo dell’innovazione. Butti richiama in particolare la Q-Alliance, alla quale aderisce IonQ, mentre sono previsti incontri al Duke Quantum Center e presso RTI International.

L’obiettivo indicato dal governo italiano è molto concreto: individuare tecnologie suscettibili di applicazioni industriali, accorciare la distanza tra laboratorio e mercato e costruire connessioni attraverso le quali anche Pmi e startup italiane possano inserirsi nei circuiti americani della ricerca e degli investimenti. La missione assume così una dimensione che va oltre la promozione commerciale tradizionale: si tratta di trovare un posto per il sistema produttivo italiano all’interno degli ecosistemi nei quali vengono sviluppate tecnologie che avranno implicazioni economiche e strategiche di lungo periodo.

A Washington arriverà il complemento politico di questo percorso. Alla Casa Bianca il confronto riguarderà reti sicure, Paesi alleati, infrastrutture tecnologiche affidabili e capacità di calcolo necessarie allo sviluppo dell’intelligenza artificiale e del quantum. Al Dipartimento di Stato, Butti riprenderà il dialogo avviato a Ginevra con Adam Cassady, Ambassador at Large for Cyberspace and Digital Policy. Il passaggio al Pentagono sarà invece dedicato al rapporto fra potenza di calcolo, applicazioni di AI, disponibilità energetica e protezione delle infrastrutture critiche. Tra i dossier figura anche un progetto sviluppato con Arca per un’infrastruttura modulare nella quale supercalcolo, AI, tecnologie quantistiche, cybersicurezza ed energia possano operare in maniera integrata.

È qui che il viaggio della delegazioni guidata dal sottosegretario si inserisce in una traiettoria già visibile nella relazione tecnologica fra Roma e Washington.

Il caso del 6G è forse il più evidente. L’Italia ha aderito alla coalizione promossa dagli Stati Uniti per coordinare i partner sulle future reti di sesta generazione, entrando in una partita che si sta giocando prima che standard, supply chain e architetture industriali siano consolidati. È una differenza sostanziale rispetto al 5G: questa volta la competizione geopolitica comincia mentre la tecnologia è ancora largamente nella fase della ricerca e della definizione degli standard. Come Decode39 ha già raccontato, Roma ha scelto di essere dentro questo processo fin dall’inizio.

La posizione italiana, peraltro, non si limita all’adesione politica. Sul 6G, Roma ha proposto di affiancare alla ormai consolidata “security by design” una “trust by design”: nelle reti sempre più integrate con l’intelligenza artificiale, la questione non riguarderà soltanto chi produce hardware e software, ma anche l’affidabilità, la trasparenza e la responsabilità degli algoritmi chiamati a gestire infrastrutture critiche. È, in questo senso, una vera scommessa italiana sull’ecosistema tecnologico americano.

Una dinamica analoga riguarda l’intelligenza artificiale. Con l’adesione alla Pax Silica promossa dagli Stati Uniti, l’Italia si è inserita in una rete che collega AI, semiconduttori, infrastrutture e materie prime critiche attraverso il principio delle supply chain affidabili. La scelta, analizzata al momento dell’adesione italiana, suggerisce una concezione della sovranità tecnologica meno legata all’autosufficienza nazionale che alla capacità di occupare una posizione rilevante all’interno di un ecosistema di partner fidati, mettendo in comune capacità industriali complementari.

È anche il contesto nel quale acquista significato il concetto di “Trusted Technologies” che accompagna il dialogo bilaterale sulle tecnologie emergenti. La fiducia non riguarda più una singola apparecchiatura o un determinato fornitore, ma tende ad allargarsi all’intero ambiente nel quale innovazione e industria si incontrano: ricerca, capitali, aziende, infrastrutture, dati e catene di approvvigionamento.

Per le imprese italiane, questa evoluzione modifica in parte il significato stesso della relazione transatlantica. Gli Stati Uniti restano naturalmente un mercato e una fonte di investimenti, ma diventano anche un ecosistema tecnologico nel quale Roma punta a inserire più profondamente le proprie aziende attraverso ricerca congiunta, standard condivisi, alleanze industriali e supply chain costruite intorno a criteri di affidabilità.

C’è infine una dimensione europea che Butti rivendica esplicitamente. La collaborazione con Washington, spiega il sottosegretario, non ridimensiona l’appartenenza dell’Italia all’Europa; al contrario, Roma può contribuire a mettere in comunicazione “i due grandi spazi tecnologici”, riportando al centro del rapporto transatlantico l’attenzione per la tutela dei diritti.

È probabilmente questo il passaggio più delicato della strategia italiana. Gli accordi su AI, quantum o 6G hanno un valore politico perché definiscono il perimetro della fiducia, stabiliscono con quali partner costruire infrastrutture e supply chain e determinano chi parteciperà alla definizione degli standard. Il loro peso economico, però, dipenderà dalla capacità delle imprese di trasformare quella prossimità politica in investimenti, contratti, ricerca congiunta e tecnologie commercialmente sostenibili.

Il viaggio americano di Butti arriva dunque nel momento in cui la relazione tecnologica Italia-Stati Uniti prova a compiere questo passaggio. Dopo l’allineamento viene l’implementazione. Ed è soprattutto alle imprese che spetterà trasformarla in vantaggio industriale.

Così Roma e Washington legano industria, sfida tecnologica e strategia. La missione di Butti

La missione negli Stati Uniti guidata dal sottosegretario Alessio Butti punta a trasformare il crescente allineamento tecnologico tra Roma e Washington in opportunità industriali concrete. Tra AI, 6G, quantum e tecnologie affidabili, le imprese italiane diventano protagoniste di una relazione transatlantica sempre più costruita attorno a innovazione, investimenti e supply chain strategiche

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