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“Non ho mai messo piede prima d’ora in questo palazzo. Incontri privati rarissimi con Berlusconi si svolgevano a casa del dottor Letta, anche per la rassicurante presenza della signora Maddalena”. Sceglie un aneddoto personale, Massimo D’Alema, per aprire il suo intervento nella sede dell’Associazione Stampa Estera, locata in quel Palazzo Grazioli che fu una delle residenze storiche della sua nemesi politica, Silvio Berlusconi. Intervento incentrato proprio su Berlusconi, e in particolare sulla sua politica estera, tema del libro scritto a quattro mani dagli ambasciatori Giovanni Castellaneta e Marco Carnelos, presentato assieme all’ex presidente del Consiglio e ministro degli Esteri tra le mura che per anni furono la residenza del suo principale antagonista politico.

A quello d’apertura, D’Alema fa seguire altri aneddoti: dall’incontro con Henry Kissinger a casa di Gianni Agnelli, in cui allo (sconfitto) leader del Pds fu chiesto di intercedere presso l’ambasciatore Renato Ruggiero per convincerlo ad accettare la carica di ministro degli Esteri nell’esecutivo, ancora in formazione, guidato dal leader di Forza Italia, al summit di Jaroslav’ (“una sorta di Davos russa”) organizzato da Vladimir Putin in cui al momento di prendere la parola il Cavaliere gettò via con gesto plateale il discorso preparatogli dai suoi collaboratori e si lanciò in un comizio contro Gianfranco Fini, mentre il leader della sinistra italiana si affrettava a spiegare “con un certo imbarazzo” ai consiglieri di Obama chi fosse l’uomo oggetto degli strali di Berlusconi. Momenti privati che sono piccole messe a fuoco di una dinamica ampiamente più grande, su cui l’esuberante personalità di Berlusconi ha avuto senza dubbio un’influenza, senza però stravolgerne i caratteri principali. Anzi, casomai è stato il contrario.

“Berlusconi”, asserisce D’Alema, “fu in realtà un continuatore della tradizionale politica estera del nostro Paese”. Quella politica di un Paese collocato nel mondo euroatlantico, ma nello stesso tempo capace di sviluppare un ruolo di frontiera e di promuovere il dialogo, sia lungo la direttrice del conflitto Est-Ovest, sia lungo la direttrice del conflitto Nord-Sud. Ed è in questo contesto che il Cavaliere “ha messo al servizio di questa visione la sua straordinaria capacità, più che di fare politica estera, di sviluppare relazioni personali, che è un aspetto importante della politica estera, non è un aspetto secondario. È riuscito ad avere un dialogo convincente col mondo americano e col mondo russo post-sovietico, anche se non è mai riuscito a superare le diffidenze dell’Europa, mai”.

Affrontando l’interrogativo implicito su quali siano stati i principali atti di politica estera di Berlusconi, il “Leader Maximo” suggerisce come nel corso della sua carriera da guida del centrodestra le principali scelte in ambito di politica internazionale, due in particolare, Berlusconi le abbia fatte dall’opposizione. La prima è stata quella di sostenere “con una scelta coraggiosa” la partecipazione italiana alla missione militare in Kosovo. La seconda fu quella di cooperare con il governo italiano quando quest’ultimo si prese la responsabilità di guidare l’azione delle Nazioni Unite tra Libano e Israele nell’estate del 2006, una scelta in linea con i principi a cui il Cavaliere si ispirava come persona. “Berlusconi è stato un uomo che aveva un’autentica attenzione ai diritti umani, ai diritti della persona. Una forma di empatia che”, prosegue duro D’Alema, “gli avrebbe impedito di solidarizzare con chi, come Netanyahu, fa assassinare dei bambini e poi sputare sui cadaveri. Ho l’impressione che una cosa così avrebbe suscitato sdegno in Berlusconi, così come accade in me. Ma molto meno di quanto avviene nel governo italiano attuale”.

C’è solo una domanda a cui l’ex-presidente del Consiglio ammette di non riuscire a rispondere, ed è quella su come si sarebbe comportato il suo storico rivale nella cornice internazionale odierna. “Non ho idea di come avrebbe potuto affrontare Berlusconi, penso che sia un problema difficile da affrontare per tutti e certamente molto problematico per un’Europa che appare come non mai debole e incapace di una forte e coerente azione in politica internazionale”.

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