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In un incontro con i giornalisti, il presidente di Farmindustria Marcello Cattani ha fatto oggi il punto sui principali dossier che stanno ridefinendo il quadro della farmaceutica, dal dibattito italiano sulla spesa alla competizione globale, fino alla possibile introduzione negli Stati Uniti del meccanismo di Most favored nation (Mfn), indicato come il vero elemento di discontinuità per il settore.

Mfn: necessario cambiare logica

Proprio la Mfn – che prevede che il prezzo più basso praticato in un panel di Paesi avanzati diventi il riferimento per il rimborso negli Stati Uniti – rappresenta secondo Cattani il nodo centrale da comprendere in chiave geopolitica ed economica. “Parlare di salute o di farmaceutica avendo uno sguardo locale significa chiudersi in un mondo decontestualizzato dalle dinamiche che lo determinano. Dobbiamo avere bene in mente lo scenario geoeconomico e geopolitico in cui sono inserite imprese, sistemi sanitari e governi”, ha spiegato. In questo quadro l’Italia potrebbe assumere un ruolo particolarmente rilevante, quale Paese di riferimento per il confronto dei prezzi, per cui ha invitato l’Italia ad assumere “cambiamento nella logica regolatoria”, da quella basata sul costo a quella basata sul valore, “quando curi grazie al costo dell’innovazione, risparmi sul dopo, è una logica di investimento”, ha aggiunto. E rispetto alla possibile attivazione della Section 301 ha lanciato un monito: “Gli Stati Uniti stanno analizzando le barriere non tariffarie che limitano la competitività e molti Paesi europei hanno barriere di questo tipo, come, ad esempio, il payback”.

Il nodo degli investimenti

Di fronte ai nuovi annunci relativi ai dazi, secondo il presidente di Farmindustria, il vero rischio non riguarda tanto le possibili tariffe commerciali quanto le conseguenze strutturali sugli investimenti. “Sui dazi siamo fiduciosi e ottimisti, come lo eravamo già la scorsa estate, perché la grande dipendenza degli Stati Uniti dalle importazioni – anche italiane – rende difficile che si possano realizzare misure così penalizzanti. L’impatto sarebbe immediato sui costi assicurativi e produttivi americani, quindi sull’inflazione. Avere dazi elevati è uno svantaggio anche per gli Stati Uniti. Il vero tema è l’impatto della Mfn sulla dislocazione degli investimenti”.

La nuova strategia americana, ha osservato Cattani, si inserisce in una fase di forte instabilità internazionale. “Stanno cambiando totalmente le logiche e i paradigmi dell’industria farmaceutica, ma anche quelli della localizzazione degli investimenti, della ricerca e sviluppo e della ricerca clinica, e quindi dell’accesso a nuovi farmaci e vaccini”. Il rischio relativo alle carenze di farmaci è enorme, “perché non è più possibile produrre in Italia e in Europa se non cambiano le condizioni”. Dall’altra parte, la logica della Mfn “sta già sottraendo risorse alla ricerca e sviluppo in Europa e rischiamo di attrarre ancora meno ricerca clinica in Italia e nel continente”. Una vulnerabilità che diventerebbe evidente in caso di crisi nelle catene globali di approvvigionamento. “Se ci fosse una crisi con Cina e India, quanto tempo avremmo? Poche settimane”.

Spesa farmaceutica: trend naturale

Accanto allo scenario internazionale, Cattani ha affrontato anche il dibattito italiano sulla spesa farmaceutica, sottolineando: “Non c’è una spesa fuori controllo, è un trend naturale”, la spesa farmaceutica, ha aggiunto, “non può che crescere a causa dell’invecchiamento progressivo e delle comorbidità”.

I dati presentati mostrano infatti una crescita moderata: tra il 2022 e il 2024 la spesa farmaceutica pubblica al netto del ripiano è aumentata in media del 2,8% annuo, in linea con l’inflazione (+3,3%), mentre tra il 2020 e il 2022 l’incremento era stato intorno al 4% annuo. La crescita reale è stimata attorno allo 0,8% annuo ed è legata soprattutto all’invecchiamento della popolazione. La spesa farmaceutica pubblica si mantiene inoltre stabile intorno all’1,1% del Pil nel 2024, un valore sostanzialmente costante dal 2020 nonostante l’aumento della quota di over 65 dal 23% al 25%.

Nel 2025 gli acquisti diretti sono stimati a 15,8 miliardi a fronte di un tetto di 11,2 miliardi, con un payback che potrebbe arrivare a 2,3 miliardi rispetto ai 2 miliardi del 2024. Il monitoraggio Aifa relativo al periodo gennaio-settembre 2025 evidenzia invece un avanzo di 478 milioni nella spesa convenzionata e di 394 milioni nel fondo per i farmaci innovativi. A ciò si aggiunge anche l’effetto del cambio di canale delle gliflozine, pari a circa 9,2 milioni di euro di spesa certificata.

Le opportunità del Testo unico

Per Farmindustria il nodo centrale resta quindi il modello regolatorio. Prospettiva all’interno della quale si inserisce anche il tema del superamento del payback. “La direzione giusta è lavorare affinché, anche grazie al Testo unico portato avanti dal sottosegretario Marcello Gemmato, si costruisca un percorso value based attraverso l’Hta che ci faccia uscire dal meccanismo del payback, nato anni fa per ragioni di emergenza e poi diventato strutturale. Questo non può continuare”.

Secondo Cattani la priorità è rafforzare l’attrattività del Paese e migliorare l’accesso alle innovazioni. “Serve una strategia che vada nella direzione del percorso intrapreso dal governo Meloni, cioè realizzare riforme che garantiscano un accesso veloce e omogeneo e un processo di early access che metta il cittadino italiano nelle stesse condizioni del cittadino tedesco o francese nell’accedere ai nuovi farmaci quando l’Ema li approva”.

Europa: mancano i fatti

Il presidente di Farmindustria ha infine lanciato un ulteriore monito in merito al ritardo europeo sulla competitività: “Sono passati due anni dai report Letta e Draghi e non è successo nulla. In entrambi i report erano indicate chiaramente la diagnosi e la terapia, ma non abbiamo visto seguire i fatti”.

Farmaceutica, perché la strategia americana impone un cambio di logica in Europa. Parola di Cattani (Farmindustria)

Dalla Most favored nation negli Stati Uniti al nodo degli investimenti e del payback, fino alla spesa farmaceutica e alla competitività europea: il presidente di Farmindustria Marcello Cattani traccia le sfide che ridisegnano il settore

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