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C’è uno strano intreccio tra Washington e Abu Dabhi. In base a quanto scrive il Wall Street Journal, qualche giorno prima del secondo insediamento di Donald Trump, una società di investimento emiratina avrebbe comprato il 49% della World Liberty Financial, l’azienda di criptovalute del presidente americano. La società del Golfo farebbe riferimento a Tahnoon bin Zayed Al Nahyan, membro della famiglia reale nonché consigliere per la sicurezza nazionale e gestore del più grande fondo nazionale. Lo stesso che avrebbe trattato con gli americani per ottenere l’accesso ai chip. Si tratterebbe di una novità importante il fatto che un importante funzionario straniero investa nella società di un presidente americano. Ma dalla Casa Bianca per ora smentiscono qualsiasi voce: “Il presidente Trump agisce solo nel migliore interesse del pubblico americano. Non ci sono conflitti di interesse”, afferma la portavoce Anna Kelly. Le fa eco David Warrington, consulente presidenziale, secondo cui Trump “non è coinvolto in affari che possano compromettere le sue responsabilità costituzionali”.

Secondo il Wsj, però, la storia è vera. La famiglia reale emiratina avrebbe messo sul piatto 500 milioni di dollari, pagando un anticipo di 187 milioni. Di questi, 31 milioni sono finiti nelle mani di Steve Witkoff, inviato speciale degli Stati Uniti che gestisce i dossier più delicati, dall’Ucraina a Gaza passando per l’Iran. Il governo lo difende, affermando che il negoziatore americano ha disinvestito la sua quota dalla World Liberty Financial e non ha partecipato a nessuna trattativa sull’accordo relativo ai chip, di cui sarebbe stato solamente a conoscenza.

In questa vicenda, infatti, l’intelligenza artificiale è la grande protagonista. Era diverso tempo che gli Emirati Arabi Uniti stavano cercando di accedere ai semiconduttori prodotti negli Stati Uniti, trovando però un’opposizione ferrea. L’amministrazione di Joe Biden temeva infatti che Abu Dhabi potesse rigirarli alla Cina, visti i legami con Pechino. Specialmente quelli instaurati dall’azienda di Tahnoon bin Zayed Al Nahyan, la G42. Con Trump però sarebbe cambiato tutto. L’emiratino si sarebbe incontrato più volte con il presidente e i suoi uomini, fino a stipulare un’intesa con cui gli Usa promettono di spedire alla monarchia del Golfo 500.000 dei loro semiconduttori. Di cui 100.000 dovrebbero finire proprio nella G42.

Tutto questo dopo che Tahnoon bin Zayed Al Nahyan era entrato come maggior azionista nella World Liberty Financial, mentre la quota della famiglia Trump scendeva dal 75% al 38%. L’accordo è stato firmato il 16 gennaio e a firmarlo sarebbe stato Eric Trump, figlio del presidente. Cinque giorni dopo Trump annunciava il progetto Stargate, dentro cui c’era anche MGX, la società di investimento sempre guidata da Tahnoon. La stessa società che ha utilizzato le monete digitali della World Liberty Financial per completare l’investimento da 2 miliardi di dollari in Binance, segnando il più grande investimento in materia di criptovalute e rafforzando la moneta di Trump. Sempre MGX è entrata nel consorzio americano che gestirà TikTok. Per qualcuno è conflitto di interesse, per altri spirito imprenditoriale.

Gli Emirati Arabi Uniti investono nella cripto di Trump? L'inchiesta del Wsj

Per il quotidiano finanziario, il membro della famiglia reale nonché consigliere per la sicurezza nazionale e gestore del fondo MGX, Tahnoon bin Zayed Al Nahyan, avrebbe investito mezzo miliardo di dollari nella società World Liberty Financial. Sarebbe la prima volta che uno straniero entra nella società di un presidente americano. Per il Wsj, tutto questo avrebbe portato al maxi accordo tra Washington e Abu Dhabi sui chip made in Usa

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