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Cibo, medicine, ma soprattutto droni. Queste le tipologie di beni che la Russia, stando ad alcuni report delle intelligence occidentali, sta fornendo a Teheran per sostenerla nella sua lotta contro gli avversari israeliani e statunitensi. Secondo due funzionari a conoscenza dei fatti, contattati dal Financial Times, il flusso di consegne sarebbe iniziato già ad inizio marzo, e dovrebbe concludersi entro la fine del mese.

Queste rivelazioni stravolgono la visione sul sostegno del Cremlino al regime degli Ayatollah. Fino ad ora, infatti, si pensava che la Russia, che senza dubbio può essere considerato un partner stretto di Teheran, avesse fornito al proprio alleato un sostegno importante attraverso immagini satellitari, dati sui bersagli e supporto in materia di intelligence, senza però fornire capacità letali. Ma adesso il quadro sembra essersi capovolto. Negli ultimi anni era stata infatti Mosca a dipendere da Teheran, sia per le forniture di droni kamikaze Shahed utilizzati su larga scala in Ucraina, sia per il trasferimento di competenze necessarie ad avviarne la produzione interna (seppur con dei riadattamenti).

Ma quello che Teheran cerca nel sostegno da parte di Mosca non sono tanto i numeri, quanto la qualità. Ft riporta anche il commento di Antonio Giustozzi, ricercatore senior presso il Royal United Services Institute, secondo cui gli iraniani “Non hanno bisogno di più droni. Hanno bisogno di droni migliori. Sono alla ricerca di capacità più avanzate”. Uno dei funzionari delle intelligence occidentali ha dichiarato che non è stato ancora stabilito il tipo preciso di droni che la Russia ha accettato di inviare all’Iran questo mese, specificando però che Mosca sarebbe in grado di fornire solo modelli come il Geran-2, versione “migliorata” dello Shahed-136 che ora viene prodotta in serie negli impianti siti in territorio russo. E alcuni di questi esemplari, suggerisce la docente dell’università Sciences Po di Parigi e esperta delle relazioni tra Russia e Iran Nicole Grajewski, potrebbero essere utilizzati da Teheran per migliorare i propri sistemi nazionali tramite reverse engineering, sfruttando gli altri per aumentare l’efficacia degli attacchi. “I russi hanno notevolmente migliorato gli Shahed, apportando modifiche ai motori, alla navigazione e alle capacità anti-jamming. Quindi questi sistemi sono già più avanzati di quelli che l’Iran produceva internamente” è il commento della docente.

Come prevedibile, il Cremlino ha negato la fornitura di sistemi d’arma letali, affermando di  aver inviato a Teheran soltanto di aiuti umanitari sin dall’inizio del conflitto, avendo inviato fino ad ora oltre 13 tonnellate di medicinali in Iran attraverso l’Azerbaigian e di avere in programma di proseguire le spedizioni. “In questo momento circolano molte notizie false” ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov: “Una cosa è certa: stiamo proseguendo il nostro dialogo con la leadership iraniana”.

Qualora la notizia fosse confermata, rappresenterebbe un’inversione di tendenza rispetto al comportamento seguito da Mosca negli ultimi anni. Il Cremlino non ha infatti fatto nulla di concreto per difendere alcuni dei suoi principali partner, come mostrato dal caso venezuelano e da quello siriano. E se è vero che l’anno scorso la Russia e l’Iran hanno firmato un accordo di partenariato strategico, esso non prevedeva in alcun modo un impegno condiviso nel settore della difesa, tant’è che in occasione dell’escalation del giugno 2025 il governo russo si è limitato ad una condanna diplomatica dell’operazione “Midnight Hammer”.

Cosa è cambiato dunque? Probabilmente una trasformazione nel rapporto costi/benefici concepito dal Cremlino, che ha tutto l’interesse a logorare la posizione statunitense e occidentale, anche per assumere una posizione ancora più forte rispetto al negoziato in Ucraina. Tutto questo facendo però attenzione a non rischiare un confronto diretto con Washington, compiendo passi più lunghi della gamba come l’invio di quei sofisticati sistemi contraerei S-400 che Teheran aveva chiesto esplicitamente. Ma la cui fornitura essere un punto di rottura nei rapporti tra Russia e Stati Uniti, rottura he in questo momento nessuno al Cremlino è interessato a cercare.

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