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La Space Force degli Stati Uniti sta finalizzando la ristrutturazione dei suoi processi di acquisizione, razionalizzando gli obiettivi di procurement sotto nove macro-ombrelli che copriranno tutte le attività dei Guardiani. La notizia arriva direttamente da Thomas Ainsworth, assistente segretario dell’Air Force per le acquisizioni e l’integrazione spaziale, il quale ha dichiarato che il procedimento è nelle fasi finali. Al centro della riforma ci sono i Portfolio acquisition executives (Pae), nuove figure di vertice,  con più autorità e più flessibilità di spesa, che sostituiranno i tradizionali uffici di programmazione. Quello che a prima vista può sembrare un semplice passaggio burocratico è in realtà uno sviluppo rilevante per due ordini di ragioni: comprendere la nuova struttura del procurement Usa e analizzare le capacità su cui le forze spaziali americane stanno schiacciando l’acceleratore. 

La riforma dei Pae

I Portfolio acquisition executives (Pae) non sono una peculiarità unica della Space Force, ma sono lo strumento scelto dal Pentagono per affrontare i problemi strutturali del procurement militare americano. Il modello sostituisce i tradizionali Program executive offices (Peo), nei quali i manager sovrintendevano a singoli programmi con scarse capacità di coordinamento trasversali, con figure che gestiscono interi gruppi di sistemi raggruppati per missione, con l’autorità necessaria a riallocare fondi, modificare requisiti e cancellare i progetti meno performativi. La logica, nelle intenzioni del Pentagono, è passare dall’acquisto di singole piattaforme all’acquisto di interi spettri di capacità. Anche sul piano finanziario ci sono novità. Il budget richiesto per la Space Force nell’anno fiscale 2026 ammonta a 26,3 miliardi di dollari, a cui si aggiungono 13,8 miliardi stanziati attraverso la legge di riconciliazione, per un aumento complessivo di quasi il 40% rispetto al 2025. Si tratta, cifra più cifra meno, dell’equivalente dell’intera spesa militare annuale italiana.

I nove settori d’interesse

Il comparto Missile Warning and Tracking riunirà sotto un’unica gestione le costellazioni satellitari in tutte le orbite, incluse quelle in orbita bassa oggi affidate alla Space development agency (Sda). Il comparto Infrastructure si occuperà di gestione dei dati, addestramento e capacità di test. Battle Management coprirà reti, sorveglianza del dominio spaziale e space domain awareness, collegandole alle capacità di space control – un’area che gli ufficiali dei Guardiani descrivono come sempre più centrale nelle operazioni militari. Il comparto Satellite Communication and Pnt supervisionerà il Gps militare, insieme alle comunicazioni satellitari sia militari sia commerciali. I tre comparti ancora da finalizzare ufficialmente sono i più indicativi delle ambizioni strategiche americane. Il comparto Space Control sarà dedicato all’interdizione d’area, alla difesa e alla gestione degli assetti, Electronic-Cyber Warfare e Orbital Warfare saranno invece il cuore delle capacità offensive,mentre Integration farà da catalizzatore trasversale dell’intero sistema e da punto di raccordo per l’implementazione costante delle tecnologie emergenti.

L’orbita cislunare

“Dobbiamo iniziare a integrare le capacità cislunari nella Space Force, e siamo seri al riguardo”. L’orbita cislunare è quella regione, compresa tra la Terra e la Luna, dove le attività di attori civili, commerciali e militari sono in rapida crescita. Con la colonizzazione lunare attesa già dai primi anni del prossimo decennio, questa “autostrada” tra la Terra e il suo satellite diventerà il principale collo di bottiglia della nuova geopolitica spaziale e i Guardiani sembrano averla già identificata come una priorità. Le ambizioni lunari degli Usa non si fermano qui però, come attestato dall’ordine esecutivo denominato Space Superiority, che fissa al 2028 il termine per l’operatività di una prima base, comprensiva di reattori nucleari per l’alimentazione. Va da sé, inoltre, che chi stabilirà prima una presenza stabile sulla Luna si troverà avvantaggiato anche nell’ottica delle future missioni verso Marte.

La guerra spaziale è già una realtà

Lontani sono i tempi in cui le avventure spaziali erano considerate unicamente dei traguardi scientifici. L’accelerazione tecnologica e commerciale della new space economy rende quelli che fino a poco tempo fa erano definiti come vezzi fantascientifici degli obiettivi operativi raggiungibili. In attesa che l’essere umano estenda il suo tocco al pianeta rosso, le orbite terrestri e la Luna rappresentano il nuovo high ground strategico, fondamentale tanto per le operazioni sulla Terra quanto per quelle spaziali.

Anche la Cina (che osserva da vicino i movimenti degli Usa) ha raggiunto questa consapevolezza e, nonostante la difficoltà nel reperire informazioni sui programmi di Pechino, più di un indizio porta a credere che anche il Dragone concepisca ormai lo spazio come il vero campo di battaglia del futuro. In Europa, invece, questa consapevolezza è a malapena agli albori. Per i decisori continentali, la militarizzazione dello spazio è ancora legata all’impiego di pochi satelliti, dual-use e con capacità più legate al supporto alle attività sul pianeta che a una vera operatività orbitale. E questo, a sua volta, vale per quei pochi decisori che abbiano veramente chiaro cosa significhi militarizzazione spaziale. D’altronde, mancando persino di un vero accesso autonomo allo spazio, la cosa non stupisce. Tuttavia, proprio in un’epoca storica in cui l’Europa sta riscoprendo l’importanza della sicurezza, tralasciare un dominio che si candida a rivoluzionare gli affari strategici non appare saggio. Anche nel 1914 le forze aeree sembravano una cosa da visionari, eppure furono proprio quelle potenze che ne compresero la portata rivoluzionaria per i conflitti del futuro. A oltre un secolo di distanza, una rivoluzione militare ancora più grande è alle porte, e non è detto che chi se la lascerà scappare non finirà invece per esserne travolto.

Sulla militarizzazione spaziale gli Stati Uniti fanno sul serio

La Space Force sta riscrivendo il modo in cui gli Stati Uniti pensano e preparano la guerra nello spazio. Dall’orbita bassa fino allo spazio cislunare, Washington si muove per presidiare il prossimo high ground strategico. Mentre la competizione con la Cina prende forma, l’Europa resta ai margini di una trasformazione che promette di ridefinire gli equilibri militari globali

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