Skip to main content

Le commissioni riunite Affari esteri e Difesa della Camera hanno dato parere favorevole al decreto ministeriale che prevede la cessione gratuita di Nave Garibaldi alla Marina militare dell’Indonesia, dopo l’analogo passaggio nelle commissioni del Senato. L’operazione arriva così alla fase conclusiva e dovrebbe essere finalizzata entro dicembre 2026.

Il trasferimento riguarda un’unità non più centrale per le esigenze operative della Marina Militare italiana, con un valore stimato in circa 54 milioni di euro. La scelta della cessione senza corrispettivo si fonda su una valutazione economica precisa. Evitare i costi di mantenimento e quelli di una possibile demolizione viene considerato più conveniente rispetto alla conservazione della piattaforma.

I costi evitati

Il mantenimento del Garibaldi comporta spese significative anche senza impiego operativo. Per il 2025 sono state quantificate in circa 5 milioni di euro, legate soprattutto a energia elettrica, vigilanza, sicurezza e attività minime necessarie a preservare vivibilità e integrità della nave.

L’alternativa sarebbe stata l’alienazione finalizzata alla demolizione. Il percorso avrebbe richiesto almeno 24 mesi, con costi stimati in circa 18,7 milioni di euro. A questi avrebbero potuto aggiungersi ulteriori oneri in assenza di offerte valide per lo scafo. In questa prospettiva, il trasferimento gratuito permette di evitare costi certi e ridurre il rischio di spese successive.

La partita industriale

La cessione si inserisce in un rapporto già avviato con l’Indonesia. La vendita di due unità navali classe PPA, per circa 1,25 miliardi di dollari, ha aperto un canale di cooperazione che il Garibaldi potrebbe contribuire a consolidare.

Il dossier collega l’operazione a possibili ricadute per l’industria nazionale. Tra queste figurano ulteriori contratti navali, sei sommergibili classe DGK di Drass per circa 480 milioni di euro, velivoli M-346 per circa 600 milioni e tre aerei da pattugliamento marittimo per circa 450 milioni. Sono prospettive industriali, non risultati acquisiti. Il vantaggio immediato resta il risparmio sui costi di mantenimento e demolizione. Quello più ampio dipenderà dalla capacità di trasformare la cooperazione con Giacarta in commesse effettive.

Il Garibaldi lascia la Marina italiana e rafforza l’asse con l’Indonesia

Il via libera del Parlamento porta verso la chiusura il trasferimento di Nave Garibaldi all’Indonesia, scelta che per l’Italia vale anzitutto come risparmio sui costi di mantenimento e di demolizione. Ma l’operazione ha anche un profilo più ampio, perché si inserisce nel rafforzamento del rapporto con Giacarta e può contribuire ad aprire nuovi spazi per la cooperazione industriale nel settore della difesa

Sicurezza ambientale. così il clima entra nella strategia euro-mediterranea. Il libro presentato da Med-Or

Il workshop Med-Or evidenzia come il cambiamento climatico sia ormai un fattore strutturale di sicurezza, con impatti su stabilità, infrastrutture e dinamiche di radicalizzazione. La risposta richiede un approccio sistemico che integri tecnologia, policy e cooperazione internazionale, come dimostra anche il coinvolgimento della Nato

Warsh con un piede nella Fed. Ora il rebus AI

Dopo il disco verde della commissione finanziaria, manca solo il voto del Senato. Poi, l’era di Jerome Powell sarà definitivamente tramontata. E per il neo presidente c’è subito una scommessa da cuori forti: l’inflazione diminuirà grazie all’aumento della produttività generato dall’Intelligenza Artificiale

Il lato oscuro del solare (cinese). Il nuovo alert dalla Gran Bretagna

Un rapporto curato dall’ex dirigente della sicurezza nazionale britannica, Michael Collins, getta nuove ombre sulle tecnologie green cinesi, alle quali l’Italia per prima in Europa ha messo un freno. Pechino potrebbe spezzare a piacimento le catene di approvvigionamento e persino spegnere pannelli e pale eoliche da remoto. Ma non solo

Trump valuta un’escalation calibrata contro l’Iran per sbloccare lo stallo negoziale

Washington valuta un’escalation militare limitata per sbloccare lo stallo con Teheran, mentre i negoziati si indeboliscono e la pressione economica mostra limiti. L’introduzione di nuove capacità, inclusi sistemi ipersonici, segnala una possibile svolta verso una fase più instabile e tecnologicamente avanzata del conflitto

Usa-Cina, vi spiego il Tao di guerra e pace. Scrive Sisci

La situazione in Cina è estremamente complessa e non priva di sfaccettature. La sottoccupazione e la disoccupazione urbana si attestano al 40-50% a causa del crollo immobiliare e, oggi, dell’eccesso di produzione industriale. La gente non ha denaro; quindi non consuma; quindi l’economia si regge su sussidi statali ed esportazioni. L’analisi di Francesco Sisci, direttore di Appia Institute, alla vigilia della visita di Trump in Cina

Soggetti smarriti: diritti e opportunità. Il primo anniversario della fondazione Le Columbrine

Due intense giornate organizzate dalla fondazione in collaborazione con l’università Parthenope e la fondazione Banco di Napoli, con i contributi di rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico, giuridico, religioso e politico, per dare voce alle persone “fragili”, guardando a un mondo migliore

Così Roma e Ankara si allineano sui settori strategici

L’asse industriale tra Italia e Turchia è destinato a rafforzarsi, come emerso dal vertice nella capitale tra il ministro Adolfo Urso, il numero uno di Confindustria Emanuele Orsini e il presidente dell’associazione degli industriali e degli imprenditori turchi TÜSİAD, Ozan Diren. Non solo progetti comuni per aumentare i numeri della cooperazione, ma anche visioni coordinate sull’Industrial Accelerator Act e sull’introduzione di requisiti “Made in Europe” a tutela di alcuni settori strategici

Non c’è il terzo polo, c’è una casa riformista da costruire. L'intervento di Mayer

L’Italia resta ancorata a una dinamica bipolare mentre il terzopolismo non decolla. Per i riformisti è tempo di smettere di inseguire illusioni e lavorare alla costruzione di una casa comune europeista, capace di colmare un vuoto politico e rafforzare l’alternativa alla destra

Petrolio, tutti i debiti del Venezuela (anche con Eni)

La petrolifera italiana ha siglato un accordo storico con il governo di Rodriguez. Ma il regime deve ancora risanare i conti nei suoi confronti per circa 3,3 miliardi di dollari. Stessa situazione per altre imprese straniere, da Repsol a British Petroleum. Con i cinesi, invece…

×

Iscriviti alla newsletter