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Scare Out, thriller uscito in Cina durante il Capodanno lunare, è il primo film ad avere il sostegno esplicito del Ministero della Sicurezza di Stato (Mss), rompendo il lungo corso di silenzio e riservatezza intorno agli apparati di informazione e sicurezza cinesi e ripensando il rapporto tra sicurezza nazionale e opinione pubblica.

La costruzione di una narrativa

Se la pubblicazione di contenuti mediatici da parte della Cia e dell’MI6 è ormai parte integrante delle strategie di crowdsourcing e reclutamento (da remoto) occidentali, mentre Taiwan ha prodotto una serie tv per sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo a una possibile invasione da parte di Pechino, per la Cina questo approccio rappresenta un relativo fattore di novità. Negli ultimi due anni, infatti, il Mss ha iniziato a muoversi sui social, a pubblicare contenuti divulgativi cartacei e multimediali.

La trama del film racconta di una talpa interna che, attraverso operazioni di spionaggio, compromette informazioni sensibili su sistemi d’arma cinesi, per poi essere eliminata tramite un drone.

Il film ha potuto contare sulla supervisione (o presidio narrativo) del Mss lungo l’intero processo produttivo, con l’intento, confermato dallo stesso Ministero, di “rafforzare la linea di difesa del popolo”.

Il racconto, nel quale la spia viene neutralizzata, mira a sviluppare l’esistenza di un pericolo che, lungi dall’essere solamente esterno, è capace di insinuarsi all’interno del tessuto politico e sociale cinese, chiamato ad alzare il proprio livello di attenzione.

Il risultato? Un prodotto ibrido, capace di combinare deterrenza narrativa, nella quale la comunicazione istituzionale si affianca al prodotto di intrattenimento, che affianca alla finalità informativa e psicologica quella di una costruzione della presenza pubblica del Mss, che si prepara ad armare l’opinione pubblica, attraverso il rafforzamento della narrazione pubblica riguardo le tematiche di controspionaggio e sicurezza nazionale

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