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Mentre la comunità internazionale segue con attenzione il conflitto in Medio Oriente, il governo degli Stati Uniti sarebbe anche impegnato in negoziati per spedire grandi gruppi di migranti illegali fuori dal territorio americano.

Il tema della migrazione e delle deportazioni massive è diventato il motore della politica estera del presidente Donald Trump e, data la risonanza nell’opinione pubblica interna, la Casa Bianca ha deciso di rivolgersi ad altri governi per contenere il flusso.

Si tratta di un nuovo tipo di deportazione, come spiega in un reportage il quotidiano americano The New York Times. Il primo episodio risale a marzo del 2025, quando sono stati deportati 200 venezuelani, non in Venezuela ma a El Salvador. Lì hanno trascorso quattro mesi in un carcere di massima sicurezza. I racconti dei detenuti hanno sconvolto molte organizzazioni per la difesa dei diritti umani. In cambio, il presidente de El Salvador, Nayib Bukele, aveva ricevuto milioni di dollari come ricompensa e nell’accordo era previsto un cambiamento nelle raccomandazioni del Dipartimento di Stato americano: ora il Paese centroamericano sarebbe stato uno dei più sicuri al mondo per viaggiare.

“L’accordo de El Salvador è stato uno dei primi esempi importanti delle ‘deportazioni a Paesi terzi’ cercate dal governo Trump – si legge sul New York Times -: deportazioni che inviano ai migranti a Paesi che non sono i loro. Questi accordi portano persone in luoghi dove non hanno alcun vincolo, e, molte volte, sistemi giuridici dove diritti umani e libertà civile hanno poco peso”. Non è chiaro cosa ottengono in cambio questi Paesi.

Certo è che sul tavolo dei negoziati c’è tutto: gli “Stati Uniti sono disposti di pagare forze di sicurezza straniere, flessibilizzare limitazioni di visti e dazi, finanziare servizi di sanità pubblica e incluso riconsiderare l’inclusione di un Paese nelle loro liste di sorveglianza”, prosegue la pubblicazione americana.

Un documento dell’ufficio del segretario di Stato americano, Marco Rubio, datato a febbraio 2026, indica la “guida” che dovrebbero seguire i diplomatici statunitensi per convincere agli omologhi stranieri e ottenere l’approvazione di questi accordi di deportazione. “Se sono disposti a ricevere più persone – si legge nel testo – possibilmente possiamo offrire più aiuti”.

I più disposti ad ascoltare l’offerta americana sarebbero Paesi sotto regimi autoritari. Infatti, i negoziati aperti sarebbero con la Repubblica Centrafricana e l’accordo è già stato siglato con la Repubblica del Congo, Camerun, Ruanda, Guinea Equatoriale, Sud Sudan ed eSwatini, tutti Paesi con uno storico di violazioni di diritti umani.

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