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Negoziare, trattare, in una parola, parlarsi. Tra Stati Uniti ed Europa il voltaggio è sempre più alto, con la seconda pronta a tirare una nuova bordata di dazi all’America, per un ammontare di oltre 90 miliardi. Mentre Washington ha più volte minacciato di imporre a sua volta nuove tariffe alle merci a tutti quei Paesi che ostacoleranno un possibile intervento americano in Groenlandia. Morale, l’Artico e il suo dominio potrebbe essere il seme di una nuova guerra commerciale.

Tutto molto sbagliato secondo il Fondo monetario internazionale, che nel giorno della diffusione dell’aggiornamento del World economic outlook, ha chiarito un concetto tanto semplice, quanto importante, almeno di questi tempi: gli alleati debbono comportarsi come tali, perché se non lo fanno qualcuno si farà male. E non avrà vinto nessuno.

Per questo “una nuova esplosione delle tensioni sui dazi commerciali tra Usa e Unione europea con una spirale di occhio per occhio è un rischio rilevante che potrebbe avere ricadute sulla crescita e al Fondo monetario lo monitoriamo con attenzione”, ha messo subito in chiaro il capo economista del Fmi, Pierre-Olivier Gourinchas nella conferenza stampa di presentazione dell’Economic Outlook.

“Gli sviluppi sulla Groenlandia, con minacce di dazi Usa e di rappresaglie Ue potrebbero provocare danni alla crescita, questa volatilità è negativa per le decisioni di imprese e consumatori, che aumentano il risparmi cautelare, ha quindi effetti al ribasso sulla crescita”. Morale, anche un po’ un avviso ai naviganti. “In una guerra commerciale non ci sono vincitori.

I crescenti dazi colpiranno sia chi li impone, sia altri: è una situazione in cui dazi e rappresaglie metteranno pressioni al ribasso sull’attività globale. Abbiamo visto un commercio globale 2025 molto resiliente e ovviamente se i dazi dovessero salire in maniera rilevante avrebbero un impatto consistente nell’economia reale”.

Insomma, non c’è da scherzare con il fuoco. Il primo elemento di rischio menzionato dal Fmi è invece quello di una “riconsiderazione delle aspettative di crescita della produttività sull’Intelligenza Artificiale che potrebbe portare a un calo degli investimenti e innescare una brusca correzione dei mercati che partendo da le imprese legate all’IA finirebbe per coinvolgere altri segmenti e eroderebbe ricchezza delle famiglie”.

Seguono le già citate tensioni sul commercio e poi “le tensioni interne o geopolitiche che potrebbero creare nuovi elementi di incertezza e danneggiare l’economia globale, tramite il loro impatto sui mercati finanziari, sulle catene di approvvigionamento e sui prezzi delle materie prime. Inoltre gli ampi deficit e maggiori indebitamenti pubblici potrebbero creare pressioni sui tassi di interesse di lungo termine e di conseguenza sulle condizioni finanziarie generali”. Insomma, meglio parlarsi.

Occhio per occhio Ue-Usa? Tutti i rischi secondo l'Fmi

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