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Secondo quanto ricostruito da Axios, mentre la Casa Bianca punta a riformare il sistema di sanità pubblica in vista delle elezioni di medio termine, la salute rischia di diventare uno snodo politico sensibile. Negli ultimi mesi, infatti, la strategia sanitaria dell’amministrazione sembra essersi parzialmente riorientata rispetto alla fase iniziale segnata dall’enfasi sul movimento Make america healthy again (Maha), promosso dal segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. Il focus politico si starebbe progressivamente spostando su priorità percepite come più condivise dall’opinione pubblica, come la riduzione dei costi sanitari e dei prezzi dei farmaci.

Secondo diverse rilevazioni citate dalla testata americana – tra cui quelle elaborate dal principale sondaggista della campagna elettorale di Donald Trump – i vaccini restano infatti ampiamente sostenuti dall’elettorato americano, rendendo politicamente rischioso un posizionamento percepito come troppo critico nei confronti degli stessi.

Verso una fase di riordino?

Alcuni sviluppi recenti suggeriscono una possibile fase di riequilibrio delle priorità sanitarie federali. Nelle ultime settimane il dipartimento della Salute e dei Servizi umani (Hhs) ha registrato diversi cambiamenti di personale, tra cui l’uscita di Ralph Abraham dal Centers for disease control and prevention, mentre Chris Klomp – negoziatore chiave nelle trattative sui prezzi dei farmaci – ha assunto un ruolo più rilevante all’interno del dipartimento. Anche nei principali interventi pubblici dell’amministrazione si osserva un cambio di accento. Nel discorso sullo Stato dell’Unione il presidente Trump ha dedicato i passaggi sanitari soprattutto al tema dei costi e dei prezzi dei medicinali, senza riferimenti espliciti alle politiche vaccinali o alle priorità consolidate del movimento Maha.

Lo stesso Kennedy ha concentrato gran parte della comunicazione recente su iniziative legate alla nutrizione, agli additivi alimentari e alle linee guida dietetiche, lasciando in secondo piano il dibattito sui vaccini infantili o sulle strutture di consulenza scientifica in materia vaccinale. Un episodio particolarmente rilevante riguarda la decisione della Food and drug administration di riconsiderare la domanda di autorizzazione presentata da Moderna per un vaccino antinfluenzale a tecnologia mRna, dopo un iniziale orientamento negativo. Marty Makary, commissario della Fda, ha comunque difeso i tagli adottati l’anno scorso all’unità di ricerca biomedica dello Hhs che ha fatto seguito alla rescissione del contratto con Moderna, rivendicando come il costo dell’innovazione “non debba ricadere sui contribuenti americani”.

Un equilibrio politico complesso

Nonostante questo possibile riequilibrio, all’interno delle agenzie sanitarie federali restano presenti numerose figure con posizioni critiche sulla politica vaccinale, alcune delle quali coinvolte nei nuovi organismi consultivi istituiti dal dipartimento. Il portavoce della Casa Bianca Kush Desai ha sottolineato che l’amministrazione intende mantenere il “Gold standard della scienza” nelle politiche sanitarie – richiamando, al contempo, tra le misure adottate, la revisione del calendario vaccinale infantile.

La variabile elettorale

L’evoluzione dell’agenda sanitaria nel 2026 potrebbe dipendere da un interrogativo politico centrale: se in vista delle elezioni di midterm sia più rischioso scontentare una parte dell’elettorato più sensibile ai temi del movimento Maha oppure gli elettori moderati che continuano a sostenere politiche vaccinali tradizionali. Nel frattempo, la traiettoria dell’amministrazione sembra orientata a mantenere l’attenzione su temi ad alto consenso – come innovazione terapeutica made in Usa, prezzi dei farmaci (per approfondire clicca qui) e riforma del sistema sanitario. Una dinamica che è peraltro destinata ad avere effetti anche sull’Europa, chiamata a rafforzare attrattività e capacità di innovazione per restare pienamente integrata nell’ecosistema transatlantico delle Life science.

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