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Un primo passo, certamente incoraggiante, ma serviranno mesi per la normalità di Hormuz. La considerazione di Moody’s Ratings commentando il cessate il fuoco tra Usa e Iran è interessante se rapportata alle indicazioni dei singoli paesi, in ansia per i risvolti energetici della crisi in Medio Oriente. Un passaggio che sarà al centro dell’informativa del presidente del consiglio Giorgia Meloni sull’azione del Governo domani nei due rami del Parlamento (prima alla Camera e a seguire al Senato).

La posizione italiana sull’Iran, tra la condanna verso l’escalation militare che potrebbe coinvolgere l’intero territorio iraniano e la risoluta contrarietà nei confronti delle condotte destabilizzanti del regime di Teheran, si lega alla dichiarazione congiunta siglata dal premier assieme al presidente Macron, al Cancelliere Merz, al Primo Ministro Starmer, al Primo Ministro Carney, al Primo Ministro Frederiksen, al Primo Ministro Jetten, al Primo Ministro Sánchez, al Presidente della Commissione Europea von der Leyen e al Presidente del Consiglio Europeo Costa.

Nell’accogliere con favore il cessate il fuoco di due settimane concluso, viene dato atto al Pakistan dello sforzo compiuto per aver facilitato questo traguardo. “L’obiettivo ora deve essere quello di negoziare una rapida e duratura fine alla guerra nei prossimi giorni. Ciò può essere raggiunto solo attraverso mezzi diplomatici”. Al contempo si incoraggiano rapidi progressi verso una soluzione negoziata sostanziale, fondamentale per proteggere la popolazione civile iraniana e garantire la sicurezza nella regione. Può scongiurare una grave crisi energetica globale. A tal fine, i leader sono in stretto contatto con gli Stati Uniti e altri partner ed esortano tutte le parti ad attuare il cessate il fuoco, anche in Libano. Al contempo i governi dei firmatari contribuiranno a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.

Ecco il nodo: senza dubbio si aprono adesso serie prospettive per una riduzione duratura delle tensioni nel conflitto mediorientale, dal mometo che un accordo potrebbe consentire la ripresa delle spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz. In questo modo, secondo Moody’s Ratings, “verrà facilitato un allentamento dello shock dell’offerta energetica globale e una graduale ripresa della produzione di idrocarburi, dei proventi da esportazione, delle entrate pubbliche e di altre attività economiche negli Stati del Golfo colpiti, in particolare quelli privi di rotte commerciali alternative significative”.

In parallelo, secondo ExxonMobil, la guerra ridurrà la produzione globale di petrolio e gas del 6% nel primo trimestre a causa della chiusura dello Stretto: il riferimento è ai propri impianti in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti che da soli rappresentano circa il 20% della produzione mondiale. La produzione di ExxonMobil nel quarto trimestre è stata di 4,7 milioni di barili di petrolio e gas al giorno. Per cui si ritorna alle parole di Palazzo Chigi con cui poche ore prima della tregua si richiamava alle condotte destabilizzanti del regime di Teheran, “dagli attacchi missilistici che minacciano la sicurezza delle nazioni del Golfo, alle reiterate intimidazioni volte a compromettere la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz – arteria vitale per l’economia globale – fino alla sistematica e brutale repressione interna del proprio popolo”. Il punto messo in evidenza dal governo è che resta fondamentale distinguere nettamente tra le responsabilità di un regime e il destino di milioni di cittadini comuni. “La popolazione civile iraniana non può e non deve pagare il prezzo delle colpe dei propri governanti”.

Cosa farà il governo per la crisi energetica in Iran

Domani il premier alla Camera e al Senato per fare il punto sull’azione di governo. Il punto messo in evidenza è che resta fondamentale distinguere nettamente tra le responsabilità di un regime e il destino di milioni di cittadini comuni. “La popolazione civile iraniana non può e non deve pagare il prezzo delle colpe dei propri governanti”

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