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Centinaia e centinaia di pescherecci che d’improvviso abbandonano le loro normali attività, iniziano a muoversi in modo simultaneo e coordinato e formano quella che a tutti gli effetti è una vera e propria “muraglia galleggiante”. Per ben due volte, nel corso delle ultime quattro settimane, questo particolare fenomeno ha preso forma in quella parte del Mar Cinese Meridionale compresa tra l’entroterra cinese, Taiwan e l’isola giapponese di Okinawa. E ad essere protagonisti sono stati, come si può facilmente presumere, dei vascelli di Pechino.

Il primo episodio risale al giorno di Natale. In quell’occasione circa 2.000 pescherecci cinesi si sono riuniti in due lunghe formazioni parallele, ciascuna delle quali si estendeva per 290 miglia, che andavano a formare una sorta di “L” rovesciata. Pochi giorni fa, l’11 gennaio, nello stesso tratto di mare circa 1.400 navi da pesca hanno compiuto simili manovre formando un rettangolo che si estendeva per oltre 200 miglia, costringendo alcune navi mercantili in avvicinamento a compiere delle manovre di aggiramento.

Facile vedere le implicazioni militari dietro queste manovre. Diversi esperti di questo settore, riporta il New York Times, hanno affermato che le manovre suggeriscono che la Cina stia rafforzando la propria milizia marittima, e che tali manovre dimostrano come Pechino sia in grado di radunare rapidamente un gran numero di imbarcazioni nei mari contesi. Capacità che, in caso di crisi, potrebbe rivelarsi estremamente utile per intasare le rotte marittime e complicare le operazioni militari e di rifornimento dei suoi avversari.

Non a caso queste manovre hanno avuto luogo in un’area da cui, qualora si verificasse un’escalation militare rispetto a Taiwan, passerebbe una delle principali arterie di rifornimento della coalizione guidata dagli Stati Uniti, che dalle basi su territorio giapponese andrebbe a raggiungere direttamente Formosa. Pur essendo troppo piccoli per imporre efficacemente un blocco totale nei confronti di navi avversarie, i pescherecci cinesi potrebbero comunque ostacolare i movimenti delle navi da guerra avversarie, come ha affermato l’ex ufficiale della marina statunitense e analista del Center for a New American Security Thomas Shugart, che sottolinea anche come questa moltitudine di imbarcazioni di piccole dimensioni potrebbe anche fungere da “esca per missili e siluri, sovraccaricando i radar o i sensori dei droni con un numero eccessivo di bersagli”.

Interessante notare anche la tempistica di queste manovre, che hanno avuto luogo pressoché in parallelo con le esercitazioni condotte dalla People’s Liberation Army nei pressi di Taiwan, suggerendo uno stretto collegamento tra i due (apparentemente distinti) fenomeni. Fenomeni che a loro volta si inseriscono in un più ampio momento di tensione tra la Cina e gli altri attori regionali, in particolare il Giappone, che si protrae dallo scorso novembre e che è culminata in diversi episodi di relativa tensione, tra cui la violazione dello spazio aereo giapponese o l’agganciamento radar di alcuni F-15 di Tokyo in volo nei pressi di Okinawa.

Una muraglia galleggiante. Cosa sta succedendo nel Mar Cinese Orientale

La mobilitazione coordinata di centinaia di pescherecci cinesi sembra rappresentare un banco di prova per la capacità di intasare le rotte navali, sovraccaricare i sensori avversari e creare ambiguità operativa. Elementi chiave di una possibile escalation nel teatro di Taiwan

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