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“Basta con gli ordini di Washington sui politici in Venezuela, sia la politica venezuelana a risolvere le nostre divergenze”. Durante un incontro con un gruppo di lavoratori del settore petrolifero, Delcy Rodriguez, presidente ad interim del Venezuela, ha detto di voler cambiare atteggiamento nei confronti degli Stati Uniti, rispetto alla condiscendenza dimostrata dall’inizio dell’anno, in seguito all’arresto di Nicolas Maduro.

Forse la nuova leader del regime venezuelano non vuole più cooperare con il presidente Donald Trump, o almeno compiere alcune delle condizioni, tra cui quella di interrompere i rapporti diplomatici con alleati scomodi per l’America come lo sono Iran, Cina e Russia.

Secondo l’agenzia Reuters, gli ultimi rapporti dell’intelligence americana stanno sollevando proprio questo problema. “I rapporti dell’intelligence statunitense affermano che non è chiaro se sia pienamente d’accordo con la strategia statunitense nel suo Paese”, conclude l’agenzia.

Delcy Rodriguez si sarebbe rifiutata di espellere consiglieri e diplomatici iraniani, russi e cinesi dal Venezuela. Infatti, alla sua cerimonia di insediamento questi rappresentanti erano presenti. Il regime chavista ha molto da ringraziare: l’Iran ha aiutato a riparare le raffinerie di petrolio, mentre la Cina ha preso il petrolio come rimborso del debito. I russi, invece, hanno fornito armamenti, compresi missili, all’esercito venezuelano.

Pochi giorni dopo però John Ratcliffe, capo della Cia, si è recato a Caracas per discutere del futuro politico del Venezuela con la nuova leader del regime chavista. “Washington vuole limitare l’influenza dei suoi nemici nell’emisfero occidentale, incluso il Venezuela, dove Trump cerca di sfruttare le vaste riserve petrolifere del Paese Opec – si legge su Reuters -. Se Rodriguez dovesse interrompere i legami con i rivali statunitensi, si aprirebbero maggiori opportunità per gli investimenti statunitensi nel settore energetico venezuelano”.

Tuttavia, l’incapacità di controllare Delcy Rodriguez potrebbe indebolire gli sforzi di Trump di dirigere da lontano i governanti ad interim del Venezuela ed evitare un ruolo militare più profondo degli Stati Uniti.

Questa preoccupazione sull’affidabilità di Delcy Rodriguez, e il vertice chavista che resta al potere, sarebbe il motivo per cui l’amministrazione Trump mantiene il dialogo con l’opposizione venezuelana. Oggi è previsto un incontro a porte chiuse a Washington tra il segretario di Stato, Marco Rubio, e la leader e premio Nobel per la Pace 2025, Maria Corina Machado.

Per i servizi statunitensi Maria Corina Machado è una buona opzione per la nuova leadership in Venezuela, ma a lungo termine. Oggi non ha la capacità di gestire le forze armate del Venezuela, i gruppi armati e il settore petrolifero.

Di tutti gli oppositori al regime chavista, Machado resta la più popolare. Altri personaggi vivono nell’esilio e devono fare i conti con una forte impopolarità. Mentre Juan Guaidó è fischiato nei supermercati di Miami e ha scatenato l’ira dei venezuelani perché immortalato in un palco Vip dell’Arthur Ashe Stadium negli US Open di tennis a New York, Leopoldo Lopez vive anche lui lo scontento e la delusione dei venezuelani in esilio a Madrid. Nella capitale spagnola ci sono anche Edmundo González, il diplomatico in pensione che, secondo gli osservatori internazionali ha vinto le elezioni presidenziali venezuelane del 2024.

A Madrid risiedono circa 210.000 venezuelani, “un microcosmo delle ferite e degli eccessi” del Venezuela, come si legge sul Financial Times. Nel 2015, erano solo 33.000. “La destituzione del presidente Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti ha riacceso tensioni latenti e acuito i dubbi sulla politica del primo ministro spagnolo Pedro Sánchez nei confronti del Venezuela”, prosegue il quotidiano. C’è stata molta polemica nel 2020, quando Delcy Rodríguez, allora vicepresidente di Maduro, ha effettuato un breve e inspiegabile atterraggio all’aeroporto di Barajas, mentre era sottoposta alle sanzioni dell’Unione europea.

Inoltre, gli esuli condannano la presenza di molte persone che si arricchiscono grazie ai legami con il regime. Un gruppo chiamato “bolichicos” (ragazzi bolivariani), giovani imprenditori accusati di aver accumulato fortune attraverso legami con il chavismo. Tra loro è molto famoso Alejandro Betancourt, che avrebbe accumulato ricchezza tramite appalti per centrali elettriche pubbliche ed è indagato dall’Alta Corte Nazionale spagnola per presunto riciclaggio di denaro. Alla fine del 2025, è stato arrestato e poi rilasciato su cauzione nel Regno Unito in seguito a un mandato di arresto emesso dalla procura cantonale di Zurigo, anch’esso collegato ad accuse di riciclaggio di denaro.

Ecco l'opzione b di Trump in Venezuela

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