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Tra tre mesi Bruxelles si troverà dinnanzi a una decisione, che dipenderà da un semplice numero: quello relativo all’immane deficit commerciale, 360 miliardi, che oggi gioca a tutto favore del Dragone. Il quale continua a vendere beni in Europa, più di quanto quest’ultima faccia in Cina. Se ci sarà un sensibile e tangibile miglioramento della bilancia dei pagamenti, allora l’Ue potrebbe anche tenere sotterrata l’ascia di guerra. In caso contrario, la Commissione europea potrebbe decidere di passare a un altro livello, alzando nuovamente la contraerea dei dazi. Nelle more, però, una cosa appare certa. A Pechino non hanno nessuna intenzione di mollare la presa sul mercato unico a cielo aperto più grande del mondo.

Anche qui, lo dicono i numeri. Quelli, per esempio, del Green finance&development center di Shangai. Per il quale, la punta di diamante della politica industriale cinese, la Via della seta, sta tornando improvvisamente ad accelerare, specialmente sul versante delle rinnovabili. Il che sta a significare essenzialmente due cose. Primo, la Cina continuerà a vendere in Europa prodotti a basso costo e, secondo, proseguirà nell’investire sul territorio europeo. “Il primo semestre del 2026”, si legge nel report, “ha registrato da parte della Cina il più alto livello di investimenti di sempre, con 49,8 miliardi di dollari, a fronte di 76,5 miliardi in termini di contratti di costruzione”.

Più nel dettaglio, “nel primo semestre del 2026, gli investimenti cinesi nel settore energetico hanno raggiunto livelli record, attestandosi a circa 36,3 miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto a qualsiasi altro primo semestre dal 2013, anno di nascita della Bri”. I dati doganali ufficiali di Pechino, confluiti nel report, mostrano un’impennata nelle esportazioni di tecnologie pulite, tra cui pannelli e pale eoliche, negli ultimi mesi. E ancora, sempre per quanto riguarda i primi sei mesi dell’anno, “il settore metallurgico e minerario ha raggiunto un livello record di investimenti di 21,8 miliardi di dollari, superando il valore di qualsiasi altro anno intero dal 2013”. Insomma, Pechino continua a spendere per assicurarsi fette di mercato sempre più grosse.

E non c’è solo l’Europa nel radar. “L’Africa si è confermata ancora una volta al primo posto nella classifica regionale per il coinvolgimento nella Bri, quasi triplicando gli investimenti cinesi rispetto al primo semestre del 2025, raggiungendo i 33,5 miliardi di dollari, una cifra mai vista prima”, mettono in calce gli esperti”. E anche “il Medio Oriente si conferma al primo posto per volume di costruzioni con 36,5 miliardi di dollari, un livello record per un primo semestre dal 2013”. La Via della seta è viva e vegeta. E l’Occidente non può ignorarlo.

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