Skip to main content

La rapidissima turbolenza che il nostro mondo sta vivendo nasce dalla rottura degli equilibri della Guerra Fredda, basati sulla forza e sul bisogno di pace, dopo lo spaventoso massacro della Seconda Guerra mondiale.

Allora, da quegli equilibri, da quel bisogno e da molto altro nacquero la Repubblica, che oggi festeggiamo e, attraverso un lungo processo di integrazione ancora in divenire, l’Unione Europea.

Emerge oggi un mondo multipolare, con il suo corollario di competizione, conflitti collegati, guerre feroci: un disordine globale, in apparente continua accelerazione, che sfida le realtà esistenti.

Al contempo, dopo “inverni” e lunghe incubazioni, tecnologie dall’impatto epocale, profondo, sistemico, difficile da comprendere e governare irrompono sulla scena. Esse generano per pochissimi ricchezze e potere immensi e cambiano la vita di miliardi di persone.

La Festa della Repubblica di oggi è dunque molto diversa per temi e contesto da quelle di non molti anni fa. Festeggiarla, oltre ai simbolismi necessari, richiede comprenderne le sfide attuali e promuoverne le prospettive. 

Le democrazie “vincitrici” della Guerra Fredda sono in crisi. Gli indicatori democratici sono in continuo regresso da venti anni. Autocrazie assertive e a volte aggressive sfidano spregiudicatamente gli equilibri percepiti come sfavorevoli. Chiare tendenze autocratiche emergono anche in democrazie consolidate. Poteri forti detentori della tecnologia conclamano visioni elitarie per il governo globale. In questa particolarissima congiuntura, elemento fondamentale della competizione in atto, è altresì in corso una intensa guerra ibrida, che attacca la fiducia e la coesione dei sistemi sociali e la solidarietà tra le democrazie attraverso disturbo con azioni opache multidominio, difficilmente attribuibili, attraverso disinformazione e malinformazione, generando disordine informativo, incertezza e confusione. Essa intimidisce e polarizza le opinioni pubbliche per scopi ostili, secondo il primo principio del pensiero strategico: vincere senza combattere. I guerrieri ibridi avversari hanno una struttura complessa e ben organizzata, un corpo dottrinale e una cultura sviluppati e molta pratica e spesso hanno successo. La guerra ibrida continuerà a lavorare contro la Repubblica e le sue alleanze ben oltre la fine dei conflitti cinetici in corso: costa poco, presenta rischi ridotti, se funziona ha impatto strategico primario. Dobbiamo preparaci a proteggere il Paese e l’Europa da entrambi, ma la natura subdola e persistente della prima richiede strategie acute, determinate e pazienti.

In realtà, anche nel processo democratico vi sono sempre stati disinformazione, malinformazione e misinformazione. Basta osservare una campagna elettorale. Ma tale processo è pubblico, dialettico, in un quadro di pesi e contrappesi istituzionali, politici, giudiziari. Gli attori della società civile hanno possibilità di difendere i loro interessi. Ciò genera un equilibrio, delicato, in continua correzione, che mitiga in buona misura gli inquinamenti epistemici “tradizionali”. Se nel breve termine esso può sbilanciarsi verso opinioni lontane dalla realtà, nel medio-lungo termine, attraverso i cicli elettorali, può correggersi e ricostruire una comprensione del mondo condivisa dai più.

Il degrado di una comprensione condivisa non viene solo dalle fragilità intrinseche del processo democratico e dalla guerra ibrida che le attacca, ma anche da altre provenienze, non necessariamente ostili. La tecnologia dell’informazione dei giganti del web è pilotata dalla ricerca del profitto, non del bene pubblico. Essa premia la dipendenza da algoritmi manipolativi, che promuovono la micro-frammentazione dell’attenzione e della conoscenza. La ricerca evidenzia un crescente impoverimento cognitivo, una notevole esposizione a bias, allucinazioni, risposte compiacenti, false. Misinformazione, inquinamento epistemico sono iniettati di continuo nel corpo sociale per massimizzare il profitto di pochi.

Alle distorsioni “fisiologiche” del processo politico e alle influenze di attacchi ibridi ostili si sovrappone l’utilizzo ai fini politici del cyberspazio e dell’enorme quantità di dati personali raccolti sui social media. Ciò ha permesso di profilare gli elettori e manipolare consultazioni politiche tramite uso di intelligenza artificiale in campagne mirate. La ricerca e documentari come “The Great Hack”, “The Social Dilemma” e “Coded Bias” mostrano dinamiche e impatto, a volte decisivo, di strategie di influenza antidemocratiche endogene al sistema politico. Il campo di battaglia è la mente umana, con i suoi molti limiti, ben evidenziati dalla ricerca neuroscientifica. Essa si estende da antichi e moderni complottismi, terrapiattismi, cacce alle streghe, fino al pensiero critico, sistemico, creativo. Per il quale non si osserva investimento formativo sistematico. Difficile contrastare il volume e la velocità di questi flussi informativi, difficile bilanciare il diritto fondamentale alla libertà di espressione con la protezione della democrazia. Ma perseguire garanzie ed equilibri sostenibili nell’ambito del processo democratico pur imperfetto che citavamo è irrinunciabile. Per il paradosso di Popper: una tolleranza illimitata porta inevitabilmente alla scomparsa della tolleranza stessa. 

Oltre alle influenze più o meno intenzionali, esterne ed interne, le democrazie sono spesso sconfitte nelle narrative ostili dalla loro incapacità di rispondere ai bisogni dei cittadini. Lentezza, inefficacia, e inefficienza percepite hanno effetto diretto sulla fiducia e la coesione del corpo sociale. 

Certamente negoziare equilibri tra gli interessi di moltissimi attori è più lento e difficile che decidere verticisticamente senza render conto. È vero che in qualche misura la lentezza è un costo della libertà. Tuttavia, efficacia, efficienza, prosperità distribuita sono risorse strategiche fondamentali non solo per il benessere dei cittadini, ma per la protezione della stessa libertà.

Le dinamiche brevemente accennate minacciano la Repubblica.

Come festeggiare dunque la sua festa? Regalandole una visione.

Che possa promuoverla e proteggerla anche in questo nuovo mondo, complesso, veloce, minaccioso. Una visione ambiziosa, efficacemente comunicata, condivisa e agita, che porti una chiara responsabilità in capo alle leadership tutte del Paese, a partire dal sistema politico, fino al sistema della conoscenza a quello economico, a quello dei media e della società civile.

Una visione dove le istituzioni e la Pubblica Amministrazione intendano operare e innovare con l’efficienza di Amazon, ma devote al bene comune, non al profitto. Dove investire nel capitale umano sia considerato come un dovere di ognuno. Dove formazione continua, innovativa e di eccellenza non costituisca sporadica buona pratica, ma un obbligo morale e una strategia operativa diffusa tra le istituzioni formative, scuola, università, tra le istituzioni tutte, le organizzazioni e le imprese. Dove lo sviluppo delle abilità nel pensiero critico, sistemico e creativo per sapere, capire, decidere, agire e correggere in un mondo complesso e incerto siano priorità chiave, al fine di rendere efficaci e resilienti la comprensione condivisa del mondo e le strategie che su di essa si basano. Tra l’altro, solida ricerca mostra che il ritorno sull’investimento di un tale approccio è da sei a otto volte quanto investito.

I grandi sistemi umani si reggono sulle narrazioni fondative: quella fondante della nostra Repubblica è sintetizzata nella Costituzione. La visione per il nuovo mondo può divenire narrazione fondativa ulteriore, che su di essa poggia e si sviluppa. Il miglior regalo per la nostra Repubblica è rinnovarla per un migliore conseguimento dei suoi fini: il bene di tutti noi. Costruire il capitale umano, promuovere il capitale sociale corroso dalle dinamiche del nuovo mondo, rilanciandone l’assoluta priorità, stabilire fiducia in un sistema solidamente democratico, promuovere la coesione sociale pur in una vivace dialettica politica, contro polarizzazione e fanatismi, è necessità esistenziale.

È una visione utopica?  Moltissimi stanno già operando in tal senso, consapevolmente o meno. L’alternativa è subire passivamente rischi molto inquietanti. Nelle crisi, strategia efficace è rilanciare proattivamente, non subire reattivamente. Occorre condividere, raccontare, moltiplicare, scalare, governare. Ognuno può festeggiare la nostra Repubblica contribuendo a tutto ciò. Faremo un dono a noi stessi e a nostri figli.

Le leadership in particolare, non hanno alibi per non farlo.

Buona Festa della Repubblica a tutti noi.

Rinnovare la Repubblica per affrontare le nuove minacce. La riflessione di Giancotti

Di Fernando Giancotti

La Festa della Repubblica di oggi è molto diversa per temi e contesto da quelle di non molti anni fa. Festeggiarla oggi, oltre ai simbolismi necessari, richiede di comprenderne le sfide attuali e promuoverne le prospettive. Il pensiero del generale Fernando Giancotti

Tempesta, quale missione per l'Occidente nel caos globale. Scrive De Pizzo

I margini dell’Atlantico del Nord, dall’Africa all’Artico, diventano il luogo in cui ricostruire la relazione tra vecchio e nuovo continente attorno a un bene comune: la pace, la sicurezza. Pubblichiamo l’introduzione al volume “Tempesta. Reykjavík, Brest, New York, Rabat e la nuova battaglia per l’Atlantico”, a firma di Mario De Pizzo e pubblicato dalla Luiss University Press

Il 2 giugno ci ricorda il patto solenne tra le Forze armate e la Repubblica. L'augurio di Cavo Dragone

Di Giuseppe Cavo Dragone

Non potendo essere presente oggi, a tutte le donne e gli uomini in uniforme che oggi sfileranno, o che si troveranno lontani in qualche posto del mondo che sulla cartina pochi saprebbero indicare, ma anche a chi, per difendere quei valori che oggi celebriamo, ha sofferto, talvolta sino all’estremo sacrificio: grazie. Il pensiero che l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, ha condiviso con Formiche.net in occasione della Festa della Repubblica

Vi spiego perché si festeggia la Repubblica con una parata. Scrive Serino

Di Pietro Serino

La sfilata del 2 giugno non è soltanto una tradizione cerimoniale. Dalla democrazia ateniese alla Repubblica romana, dalle milizie comunali alla Rivoluzione francese, il rapporto tra cittadinanza e difesa dello Stato attraversa la storia dell’Europa. Un legame che la Costituzione italiana ha fatto proprio e che ogni anno si rinnova lungo via dei Fori Imperiali davanti al capo dello Stato. Il pensiero del generale Pietro Serino per la Festa della Repubblica

Cosa significa sicurezza oggi? La lezione britannica e la sfida italiana

La vera novità della strategia britannica è aver compreso che la sicurezza nazionale non riguarda soltanto la difesa del territorio, ma la capacità complessiva della nazione di preservare la propria libertà di decisione e di azione in un ambiente strategico sempre più instabile. Mentre in Italia… Il commento del generale Pasquale Preziosa

L’IA come bene comune. La proposta di Sanders che scuote la Silicon Valley

Secondo Sanders, l’IA è stata costruita utilizzando il patrimonio collettivo di conoscenze delle persone. Per questo i benefici economici della rivoluzione tecnologica, “il futuro dell’intelligenza artificiale e il destino dell’umanità non devono essere decisi a porte chiuse nella Silicon Valley”

Dasvidania Russia, Vucic sposa Xi. Cosa cambia per l’Ue

Cambia cavallo il capo di Belgrado, nonostante il processo di adesione all’Ue. Non sarà, si sta chiedendo più di qualcuno a Bruxelles, che non avendo fatto i compiti a casa oggi Vucic voglia cambiare scuola e maestri?

Anche la Cina ha paura dell'IA. E corre ai ripari

I giganteschi e non sempre trasparenti progressi del Dragone nel campo dell’Intelligenza Artificiale hanno, paradossalmente, messo il partito dinnanzi alla necessità di salvare posti di lavoro, competenze e salari, onde evitare che il seme della rivolta sociale germogli

Senza una difesa europea rafforzata, l'Ue rischia di essere una colonia. Parla Borghi

“Chi non crede all’Europa in termini di valori e di ideali deve crederci in termini di convenienza. L’alternativa rispetto a questa ipotesi è una sola: diventare una colonia”. Secondo il senatore di Italia Viva Enrico Borghi, l’Unione europea deve fare passi avanti verso la cooperazione rafforzata nella Difesa, per non restare schiacciati da Cina, Russia e Stati Uniti. E l’Italia può e deve fare la sua parte

Il volto della Repubblica passa anche dalle sue uniformi. Scrive Monteforte

Di Ferdinando Sanfelice di Monteforte

A ottant’anni dalla nascita della Repubblica, il 2 giugno richiama insieme il percorso del Paese, l’evoluzione delle Forze armate e il significato che queste continuano ad avere oggi. La parata diventa così l’occasione per cogliere una trasformazione ancora in corso, che non si esaurisce nei mezzi esibiti ma si riconosce soprattutto nella qualità umana e professionale di chi serve l’Italia in uniforme. L’analisi dell’ammiraglio Ferdinando Sanfelice di Monteforte

×

Iscriviti alla newsletter