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È vero che come ha detto Giorgia Meloni “la Commissione europea ha accolto la richiesta italiana di avere maggiore flessibilità di bilancio per affrontare la crisi energetica. Questo ci consentirà di spendere 14 miliardi di euro nei prossimi tre anni per mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia che colpisce chiaramente le famiglie vulnerabili, le imprese energivore, che colpisce gli italiani. Nei giorni scorsi avevo scritto alla presidente Ursula von der Leyen per affrontare la questione e ribadire come in questa fase fosse prioritario consentire maggiore deficit non solo per le spese in sicurezza e difesa ma anche per gli interventi sul caro energia. È quindi un risultato estremamente importante, che in molti consideravano impossibile ma che abbiamo costruito con determinazione e pazienza che conferma la capacità dell’Italia di far valere i propri interessi e di proporre soluzioni efficaci e di buon senso all’intera Europa”.

Ma è oltretutto vero che la casa resta ancora sotto attacco di Bruxelles perché la Commissione europea ritorna su un tema che le è più caro: la tassa sugli immobili. “I valori catastali in Italia”, scrive nelle raccomandazioni per il nostro Paese, “non sono ancora stati sistematicamente avvicinati ai valori di mercato per quasi tutte le classi di proprietà”, e ciò comporta “basse entrate derivanti dagli immobili a livello locale anche nelle città che affrontano problemi di accessibilità abitativa” sottolineando che “in circa un decimo delle province italiane i costi degli affitti rappresentano più di un terzo dei salari medi e la quota di edilizia sociale è bassa con un patrimonio abitativo pubblico limitato e liste d’attesa molto lunghe” e richiamando attenzione “sull’elevata quota di abitazioni non occupate, le cosiddette case dormienti, di cui ha parlato diffusamente l’ultimo Rapporto di Federproprietà–Censis, e la forte presenza di affitti a breve termine”.

Nel documento figura l’obiettivo di “aggiornare i valori catastali per gli immobili non ancora inclusi nel catasto e per gli edifici che hanno beneficiato di incentivi pubblici per l’efficienza energetica e/o interventi di ristrutturazione”, biasimando che le prime case sono esentate da tassazione. Nel mirino anche la “modesta quota di edilizia sociale, il patrimonio abitativo pubblico limitato e le liste d’attesa molto lunghe”. Non può sfuggire l’intesa perfetta tra Bruxelles e la sinistra italiana che è scesa in piazza a Milano per chiedere la patrimoniale e per eliminare l’esenzione dell’Imu della prima casa. Anche Romano Prodi ha sostenuto che “la patrimoniale è una cosa bellissima, però non si può fare perché fa vincere la destra. Ribadisco che quando si parla di tasse e migrazione, poi vince la destra. O facciamo una riflessione seria su quale può essere un modello economico diverso, oppure vince la destra con il modello Thatcher, che va ancora avanti.

Ed è un ritornello che torna periodicamente a seconda della leadership che cambia di volta in volta nei vari partiti della sinistra più o meno estrema. Ancora una volta, per l’ennesima volta, si torna alla carica per introdurre tasse sul patrimonio, come se in Italia non esistano già altre tasse di questo tipo. Una è l’Imu, che si paga sugli immobili, con esclusione della prima casa; la seconda è la Tari, una tassa per lo smaltimento dei rifiuti, che nella realtà è un’altra imposta patrimoniale, calcolata in base ai metri quadrati di case e uffici. Eppure la stessa Commissione europea ha pubblicato uno Wealth Taxation, Including Net Wealth, Capital ad Exit Taxes che ha fotografato le imposte patrimoniali negli Stati membri ed ha certificato che nessuna delle imposte patrimoniali analizzate genera in pratica entrate significative nella maggior parte degli Stati membri. Le esperienze infatti dei Paesi che hanno sperimentato una patrimoniale, Germania e Svezia l’hanno abolita, Francia ridimensionata, Norvegia e Svizzera la mantengono, Spagna la combina con un’imposta di solidarietà. Funzionano soltanto patrimoniali con soglie alte, basi ampie e coerenti, valutazioni standardizzate. Senza questi fattori, il rendimento è modesto, l’effetto è pressoché nullo.

La verità è che questo attacco contro la proprietà immobiliare privata ormai viene portato, oltre che da certe forze politiche nel nostro Paese, anche a livello globale dai grandi centri finanziari, che addirittura suggeriscono questa strategia nei loro influenti mezzi di informazione secondo i quali “l’orribile errore immobiliare dell’Occidente ha causato invidia e malcontento perché a proprietà della casa è il più grande errore di politica economica dell’Occidente. Ed è un’ossessione che mina la crescita, l’equità e la fede pubblica nel capitalismo”. Quanto espresso è il programma del Forum di Davos che contempla la soppressione della proprietà degli alloggi e la loro confisca: “i cittadini dovrebbero perdere per sempre la proprietà privata di qualsiasi bene. Anche l’Istituto Mises, think tank dell’ideologia liberista, segnalava la volontà di abolire la proprietà privata da parte del Forum di Davos. Del resto, lo stesso Forum di Davos titolò uno dei suoi studi Il capitalismo ha bisogno del marxismo per sopravvivere alla quarta rivoluzione industriale? Perché la proprietà privata è di ostacolo al capitalismo.

Purtroppo il rischio che stiamo correndo è veramente grande, perché nel momento in cui si comincia a sottrarre beni in modo arbitrario, di fatto si toglie la libertà, dunque togliendo la proprietà togli la libertà. La proprietà è il pilastro della libertà individuale e senza proprietà privata non c’è democrazia che funzioni, essendo una risorsa che protegge contro il potere arbitrario. Ma questo attacco alla proprietà privata è ancora più pericoloso perché in fondo si vuole distruggere la famiglia naturale, che ne rappresenta il principale baluardo. La famiglia, dunque, per le élites di illuminati rappresenta uno dei maggiori ostacoli alla Società del Noleggio che, abolita la famiglia, realizzerà lo sposalizio fra Comunismo e Superconsumismo capitalista. Come si vede, si va stringendo a tenaglia la strategia di attacco alla famiglia, alla proprietà privata ed, in fondo, alla nostra stessa libertà da parte di poteri supernazionali e di casa nostra.

Patrimoniale, la casa ancora sotto attacco. L'opinione di Pedrizzi

Il rischio che stiamo correndo è veramente grande, perché nel momento in cui si comincia a sottrarre beni in modo arbitrario, di fatto si toglie la libertà, dunque togliendo la proprietà togli la libertà. Il commento di Riccardo Pedrizzi

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