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Nel dibattito sul ruolo dei grandi eventi sportivi nella trasformazione economica e sociale dei territori, Milano-Cortina rappresenta oggi un laboratorio concreto. Non solo per la portata dell’appuntamento olimpico, ma per il percorso che ha reso possibile la candidatura e per le implicazioni di lungo periodo che ne derivano in termini di infrastrutture, welfare, proiezione internazionale e innovazione. Questo il filo rosso lungo il quale si è snodato il dibattito “I Giochi Olimpici tra sviluppo economico e soft power”, organizzato e promosso da Formiche nella cornice di Palazzo Wedekind, con il patrocinio Inps e il sostegno di Alibaba Group. A confrontarsi su queste tematiche – moderati dalla direttrice di Formiche, Flavia GiacobbeGabriele Fava, presidente dell’Inps, Gianluca Ansalone, Head of Public Affairs & Sustainability, Novartis Italia, Evelina Christillin, vicepresidente vicario comitato organizzatore e presidente comitato di  candidatura Torino 2006, Matteo Ribaldi, Head of Government Affairs Italy, Greece & Israel, Alibaba Group e Alessandro Morelli, sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio.

Un motore per il Paese

“Le grandi manifestazioni sono un volano e un acceleratore di investimenti che poi rimangono al territorio”, ha esordito così Alessandro Morelli, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Un punto, quello del sottosegretario, volto a sottolineare il carattere moltiplicatore dei grandi eventi. Per i Paesi ospitanti, le Olimpiadi rappresentano un’opportunità da cogliere, assumono quasi sempre le sembianze di un laboratorio di trasformazione urbana, un acceleratore di investimenti infrastrutturali e un moltiplicatore di visibilità internazionale. Allo stesso tempo, lo sport olimpico è uno strumento di soft power sempre più centrale che – attraverso i valori di eccellenza, inclusione e cooperazione – contribuiscono a creare reputazione, attrarre talenti e capitali, rafforzare relazioni diplomatiche e proiettare un’immagine competitiva del Paese. 

Le Olimpiadi, in questa chiave, diventano infatti occasioni attraverso cui i Paesi rafforzano il proprio posizionamento internazionale, come è stato venti anni fa con Torino. Ed è proprio il vicepresidente vicario comitato organizzatore e presidente comitato di candidatura Torino 2006, Evelina Christillin a ricordarlo: “Torino era un’area depressa, e avendo come obiettivo i Giochi olimpici, si è rialzata”. I Giochi olimpici di venti anni fa a Torino hanno lasciato “un’eredità tangibile fatta di infrastrutture e riqualificazione urbana”, dall’Inalpi Arena e l’Oval fino al rinnovamento dell’aeroporto e dei collegamenti viari, ma anche una dimensione immateriale legata alla partecipazione civica e al rafforzamento dell’identità locale, tracciando la strada per l’edizione di Milano-Cortina 2026. “Stessa cosa avverrà con l’Arena Santa Giulia, location che potrà ospitare le Atp Finals prossimamente”, ha aggiunto Christillin. Un percorso che, come ha ribadito anche Morelli, “si è tradotto in un insieme di opere sia sportive sia infrastrutturali, alcune già terminate altre in fase di costruzione”. Accanto alla dimensione economica, emerge anche quella reputazionale: le Olimpiadi rappresentano una “vetrina internazionale” capace di rafforzare il posizionamento del Paese.

La dimensione sociale

In Italia, lo sport è stato a lungo considerato una dimensione accessoria, confinata tra svago e competizione. Gabriele Fava, presidente dell’Inps, ha sottolineato l’importanza di mettere al centro anche la dimensione sociale e di welfare dello sport. I Giochi Olimpici non sono soltanto eventi sportivi, ma veri e propri laboratori di politiche pubbliche, capaci di promuovere coesione sociale, inclusione, prevenzione sanitaria e diffusione della cultura sportiva. Ma la pratica sportiva produce effetti positivi anche dal punto di vista economico, secondo Fava, “ridurre la sedentarietà può generare risparmi fino a dodici miliardi e mezzo” per il Paese, “l’inattività infatti costa 4 miliardi” alle casse dello Stato.

Soft power

Accanto alla dimensione economica e sociale, i Giochi sollevano inevitabilmente una questione geopolitica. Lo sport, ha ricordato Gianluca Ansalone, head of Public affairs & sustainability di Novartis Italia, non può mai essere completamente neutrale. Oggi l’idea di uno “spirito olimpico neutrale” appare sempre più difficile da sostenere in un contesto internazionale segnato da competizione strategica.  Proprio per il loro ruolo nel rafforzare reputazione, attrattività internazionale e capacità di influenza dei Paesi, i Giochi Olimpici si confermano uno strumento di soft power, entrando tra i 24 indicatori individuati dal Fondo monetario internazionale per misurare il soft power nazionale, quali strumento che, nelle parole di Ansalone, “non supera né sostituisce il potere militare, ma lo affianca”.

La leva strategica dell’innovazione

Senza tecnologia e innovazione, Milano-Cortina non sarebbe stata la stessa. Come ha ricordato Matteo Ribaldi, head of Government affairs Italy, Greece & Israel di Alibaba Group, l’obiettivo era “portare i Giochi olimpici nell’era digitale” . Già a Parigi del 2024 si era registrato un punto di svolta, con le trasmissioni via cloud che hanno superato quelle satellitari, esperienza che è stata estesa a Milano-Cortina.

Nell’edizione di quest’anno, la tecnologia messa in campo ha avuto degli effetti positivi non solo per i consumer, con trasmissioni più fluide e interattive, sia anche dal lato tecnico, ad esempio nella gestione dei replay e nell’analisi complessa delle prestazioni degli atleti, rendendo i Giochi un vero laboratorio digitale per lo sport e l’innovazione.

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