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Prendi l’Italia, una lingua di terra che grazie alle sue coordinate geografiche e alle caratteristiche morfologiche eterogenee detiene uno dei più ricchi patrimoni di biodiversità a livello europeo. Prendi poi il Mar Mediterraneo, considerato hot-spot di diversità biologica, che circonda la penisola lungo gli oltre 8.500 km di coste e che lo influenza, garantendo una varietà climatica maggiore di quella presente altrove sulla Terra. Infine, prendi i frutti che offre questo insieme variegato di ecosistemi, uniscili alla tradizione più lontana di Apicio e del De re coquinaria, a quella più recente della cucina Made in Italy, ai benefici che essi producono per la salute dei cittadini, dell’ambiente e dell’economia: ecco svelata la ricetta della Dieta Mediterranea.

Un segreto che l’Italia custodisce da sempre e che viene messo oggi in discussione, complici i recenti avvenimenti bellici, il protrarsi di congiunture economiche sfavorevoli e politiche pubbliche talvolta poco avvedute, capaci, nel corso del tempo, di favorire un indebolimento delle produzioni nostrane a vantaggio di altre, acuendo la dipendenza negli approvvigionamenti e aprendo la strada a fenomeni preoccupanti come i novel foods.

L’agricoltura diventa strategica
Sebbene l’export agroalimentare sia cresciuto ancora nel 2021, raggiungendo un nuovo record di 52 miliardi di euro, l’Italia continua a soffrire la mancanza di solide catene di approvvigionamento delle materie prime agricole. Una realtà che ha impensierito di recente il Paese e l’Unione europea tutta, trovatasi da un giorno all’altro con un conflitto alle porte. Oltre all’apprensione per i civili, l’aggressione russa ai danni dell’Ucraina ha prodotto una giusta condanna da parte dell’Occidente che ha messo in discussione gli approvvigionamenti da Est nel tentativo di diversificare la provenienza delle forniture.

Un processo lento, che ha innescato un’azione di reshoring anche per le produzioni nostrane, favorita da una deroga della Commissione Europea alla Pac cui ha fatto seguito un Decreto del Mipaaf per l’utilizzo dei terreni destinati al riposo: circa 200mila ettari nuovamente a disposizione degli agricoltori italiani. Un esempio che conferma come in passato si sarebbe potuto fare meglio per non limitare gli Stati europei. Ma che offre oggi uno spunto per allargare il perimetro delle politiche pubbliche dell’Unione, incaricate di tracciare una nuova direzione condivisa che possa difendere al meglio le potenzialità di ogni Stato membro nell’ambito di un nuovo assetto del commercio internazionale, edificando sull’equilibro tra sicurezza alimentare e competitività delle imprese.

La salvaguardia della tradizione Mediterranea
Con la produzione agricola riallocata e revitalizzata, il comparto dell’agroalimentare avrebbe a disposizione nuova linfa per consolidare il suo ruolo di driver della crescita, considerato che già nel 2020 ha rappresentato il 15% del Pil italiano secondo le rilevazioni di Crea. Inoltre, un comparto forte offrirebbe maggiore tutela per il Made in Italy, garantendo continuità alla Dieta Mediterranea, che oltre ai benefici economici, porta con sé anche quelli legati alla salute e all’ambiente. Essa, infatti, fa bene alla biodiversità perché favorisce la conservazione delle specie vegetali e animali e l’utilizzo di esse come risorse alimentari alternative, ripristinandole nelle abitudini culinarie.

Inoltre, è sostenibile perché utilizza risorse alternative, sfruttando gli ecosistemi alimentari e le biodiversità territoriali e incentivando il consumo di prodotti locali che richiedono tecniche produttive poco meccanizzate, utili a favorire il principio della “filiera corta” a vantaggio di una più elevata qualità e salubrità del cibo incluso nel regime alimentare tricolore. Che anche quest’anno, per la quinta volta di seguito, è stato eletto migliore al mondo dall'”U.S. News & World Report”, organizzazione che studia tutte le diete esistenti stilando una classifica basata su dati statistici in relazione all’efficacia delle stesse sull’organismo.

Un’eccellenza italiana, forse la più importante, che deve essere sostenuta e salvaguardata anche attraverso specifici interventi di legge. Nel passato, ad esempio, sono passati in sordina il disegno di Legge 170 del 2018, che prevede l’offerta di alimenti della dieta mediterranea nei servizi di refezione scolastica; oppure la 1533, concernente l’istituzione dell’insegnamento della storia e della cultura del vino e delle eccellenze gastronomiche italiane come materie di educazione civica; o la 1682, recante disposizioni per la valorizzazione della produzione enologica e gastronomica italiana. Una serie di proposte che dovrebbero essere tirate fuori dal cassetto per garantire il futuro che merita la nostra tradizione.

Tutti i benefici del rafforzamento dell’agroalimentare italiano. Scrive Nevi (FI)

Di Raffaele Nevi

Complici la guerra, il protrarsi di congiunture economiche sfavorevoli e politiche pubbliche talvolta poco avvedute, l’agroalimentare italiano soffre la mancanza di solide catene di approvvigionamento di materie prime agricole. La soluzione è il “reshoring” delle produzioni e una maggiore consapevolezza delle tradizioni, a tutela del nostro sistema socio-economico e della Dieta Mediterranea

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