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Non è affatto casuale il nuovo attacco del presidente turco Recep Tayyip Erdogan al primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis, accusato dal turco di essere parte della fantomatica “lobby Biden”, perché avviene nelle stesse ore in cui nel Mediterraneo orientale si verificano due fatti significativi: l’inizio dei lavori di perforazione del campo “Cronos-1” all’interno del Blocco 6, nella zee della Repubblica di Cipro da parte del consorzio Eni Cyprus Limited e Total Energies EP Cyprus BV; e la possibilità che Israele ed Egitto esportino gas in Europa.

L’attacco

Un attacco personale che taglia a questo punto ogni ponte diplomatico. Con le sue parole (“non riconosco più il leader della Grecia e non lo incontrerò al prossimo vertice programmato quest’anno”) Erdogan di fatto segna un ulteriore solco non solo tra Ankara e Atene, ma direttamente con la Nato e gli Usa, le cui politiche post invasione russa dell’Ucraina sono state da egli sabotate (si veda alla voce ingresso di Svezia e Finlandia). Tra l’altro ha accusato la Grecia, membro della Nato, di ospitare “terroristi”, al pari dei paesi nordici finiti nel suo mirino, ma che di fatto hanno dato avvio alla fase due del conflitto in Ucraina, accelerando la reazione politica dell’alleanza atlantica, perché si sono evidentemente sentiti minacciati da un possibile attacco di Mosca.

Rottura

La postura scomposta di Erdogan mal si concilia con, da un lato, il tentativo euroamericano di elaborare una risposta coerente ed unitaria alla crisi energetica, oltre che a quella bellica, e dall’altro con il tavolo diplomatico in corso tra Washington e Ankara che comprende una serie di dossier fondamentali per la stessa sopravvivenza dell’economia sul Bosforo – già azzoppata dalle policies erdoganiane in materia bancaria – con gli F-16 e il gasdotto Eastmed.

E’ di pochi giorni fa il discorso del premier ellenico al Congresso e il bilaterale con Joe Biden alla Casa Bianca, dove è stato ribadito un concetto che viaggia su due binari paralleli.

Il primis Mitsotakis ha ribadito la fortissima cooperazione ellino-americana in materia di difesa, che si è coagulata attorno all’accordo militare avviato dall’ex segretario di stato Mike Pompeo: gli Usa hanno accesso a quattro basi che permettono di utilizzare l’Ellade come una sorta di mega portaerei per Marina e Aviazione a stelle e strisce, allo scopo di monitorare l’intera area mediorientale compresa tra la parte meridionale del costone balcanico, il versante nordafricano fino al Caucaso.

Gas e geopolitica

In secondo luogo in quel discorso Mitsotakis ha fatto ventilare un parallelismo tra l’invasione russa dell’Ucraina e i pericoli che esistono tutt’ora nell’Egeo. Il riferimento è proprio alle rivendicazioni turche su Cipro e Kastellorizo, direttamente proporzionali alle mire turche sul gas, dopo che lo scorso anno la Turchia ha raggiunto un accordo con la Libia per la zona economica esclusiva che però “taglia” in due il mare dinanzi a Creta, che è un’isola greca appartenente all’Ue (e alla Nato).

Uno scenario cui va sommato l’elemento della forma: mai si era sentito da parte di un membro Nato ammettere ufficialmente di non voler più riconoscere il premier di uno stato anch’esso facente parte dell’alleanza atlantica, in più accusato così apertamente di connivenze industriali con il presidente degli Stati Uniti.

Ipse dixit

“Nel mio incontro con Mitsotakis, avevamo deciso di non coinvolgere paesi terzi – ha detto Erdogan – e nonostante questo, nel suo discorso al Senato ha parlato contro la Turchia e ha suggerito all’America di non osare dare alla Turchia l’F-16. D’ora in poi, non c’è più nessuno che si chiami Mitsotakis per me.” La replica è giunta per voce di un portavoce del governo greco: “Non affronteremo dichiarazioni con la leadership turca. La politica estera greca è fortemente basata sulla storia, sul diritto internazionale e sulle nostre alleanze, non importa quanto ciò infastidisca qualcuno”.

@FDepalo

Cosa c'è dietro l'attacco scomposto di Erdogan a Mitsotakis

Con le sue parole (“è nella lobby Biden, non lo riconosco più e non lo incontrerò al prossimo vertice programmato quest’anno”) Erdogan di fatto segna un ulteriore solco non solo tra Ankara e Atene, ma direttamente con la Nato e gli Usa

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