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Niente armi, niente pace. C’è chi ha capito il paradosso della guerra di Vladimir Putin in Ucraina, una spirale di violenza e revanscismo che non si fermerà con le buone intenzioni. Come Eva Liimets, ministra degli Esteri dell’Estonia fino a due settimane fa, quando una rocambolesca crisi politica ha frantumato il governo di Kaja Kallas con la fuoriuscita del Partito di centro. Ambasciatrice di carriera, Liimets è una delle poche donne della politica europea che ha vissuto in prima linea e da protagonista la crisi nell’Est. Il 24 febbraio, quando i primi missili russi fischiavano sui tetti di Kiev, era lì a dare manforte a Volodymyr Zelensky. Oggi, in attesa di valutare un suo ritorno al centro della scena, confida a Formiche.net la ricetta estone per fare i conti con Putin, a casa e fuori. E manda un messaggio al Parlamento italiano, impantanato nell’ennesimo impasse politico di fronte alla crisi internazionale.

Eva Liimets, quella in Estonia è stata la prima crisi di un governo europeo di fronte alla guerra di Putin in Est Europa. Cosa è successo?

La coalizione si è frantumata su un decreto per l’infanzia in Parlamento, la Russia non c’entra. Sulla politica estera i partiti estoni hanno una visione comune: la Nato e l’articolo 5 sono la nostra principale garanzia. Abbiamo condannato subito l’aggressione russa all’Ucraina e siamo stati tra i primi a offrire sostegno.

All’estero è stata raccontata come una crisi con uno sfondo internazionale. Si è discusso ad esempio dei rapporti del Partito di centro estone con la Russia e del suo memorandum con il partito di Putin Russia Unita. Lo stesso che ha firmato la Lega di Matteo Salvini.

Parliamo di un memorandum vecchio di quindici anni e mai utilizzato. Un pezzo di carta peraltro strappato non appena la guerra russa è iniziata, con una riunione del partito che lo ha ufficialmente disconosciuto. Dopo il 24 febbraio qualsiasi rapporto politico con Mosca è ingiustificabile. E comunque il precedente governo estone, guidato dai centristi, ha chiarito con i fatti la sua posizione sulla politica estera e di sicurezza.

Come è stata percepita in Estonia l’invasione russa? Ha risvegliato vecchi fantasmi?

Il 24 febbraio, quando sono iniziati i bombardamenti, mi trovavo a Kiev. Non abbiamo esitato un attimo a condannare l’invasione, una plateale violazione del diritto internazionale e della carta dell’Onu. Ma l’Estonia è stata uno dei pochi Paesi a fornire aiuto militare all’Ucraina prima ancora che l’invasione iniziasse. L’ammassamento di truppe russe al confine era un chiaro segnale della minaccia, bastava solo aprire gli occhi.

Europa e Nato stanno facendo abbastanza?

Dobbiamo fare di più. Finché questa invasione ingiustificata e non provocata prosegue abbiamo il dovere di inviare aiuti militari all’Ucraina per difendere il suo territorio e ricacciare l’aggressore, è la missione numero uno.

Poi?

Poi c’è l’accoglienza dei rifugiati, in Estonia ne abbiamo già accolti più di 40mila, il 3% della nostra popolazione. Infine dobbiamo garantire all’Ucraina una via per entrare in Ue a partire dal prossimo Consiglio europeo, stanno combattendo per i nostri valori. È stato bello vedere il presidente Draghi sostenere convintamente la causa a Kiev.

La politica italiana intanto si divide sulle armi da inviare. Un voto in Parlamento ha creato più di una frattura tra le forze politiche.

Inviare le armi è fondamentale per aiutare l’Ucraina a vincere. Se non garantiamo alla resistenza la possibilità di una controffensiva militare non ci sarà nessuna pace. E creeremo un pericoloso precedente per altre guerre di aggressione in altre zone del mondo. Ovviamente anche i mezzi politici sono importanti, a partire dalle sanzioni europee.

In questi mesi ha avuto modo di parlare con il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov?

No, abbiamo parlato l’ultima volta l’anno scorso, in primavera.

Con la Russia si può trattare?

Ci sono state tante finestre per la diplomazia, già l’anno scorso, abbiamo visto come è andata. Diversi leader occidentali hanno provato a parlare con Putin, lo hanno invitato a sedersi al tavolo. Non ha ascoltato nessuno di loro. La Russia vuole far parlare il campo, conosce solo il linguaggio del potere.

Fra pochi giorni inizierà il summit della Nato a Madrid. Cosa chiederanno l’Estonia e i Baltici?

Vogliamo una deterrenza più avanzata dell’Alleanza sul fronte Est. La Russia ha cambiato l’ecosistema di sicurezza nella nostra regione. Siamo grati agli alleati che hanno raddoppiato i battaglioni sul campo ma vorremmo una decisione di lungo termine in questa direzione.

C’è il nodo “tripwire”, la forza di deterrenza Nato schierata al confine orientale. Non basta più?

Chiediamo una presenza più robusta, in grado di difendere fino all’ultimo centimetro del fianco Est in caso di un’aggressione. Servono più battaglioni a terra, in aria, in mare, una difesa attiva nel dominio cyber. La Russia non deve avere dubbi sul prezzo molto alto delle sue azioni. Ovviamente a Madrid sosterremo convintamente l’adesione di Finlandia e Svezia.

Dall’Italia cosa vi aspettate?

L’Italia si è impegnata in prima linea in questa crisi ed è un importante garante della sicurezza nella nostra regione, penso alle missioni di air-policing nei Baltici. Credo che oggi capisca le nostre preoccupazioni e lo sta dimostrando.

Come (non) trattare con Putin. Parla Liimets, ex ministra estone

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