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Cominciano a emergere alcuni dettagli sul piano di pace discusso in modo discreto dai rappresentanti di Mosca e Washington nel corso delle scorse settimane. Secondo le testimonianze, riportate dal Financial Times, di alcune persone con conoscenza diretta dei fatti, la bozza prevederebbe la rinuncia definitiva dell’Ucraina alla penisola di Crimea e all’intera regione del Donbass, compresi i territori non ancora occupati dalle forze del Cremlino. Oltre alle questioni territoriali ci sarebbero una serie di limitazioni della capacità militare di Kyiv, dal dimezzare le dimensioni delle sue forze armate al rinunciare a categorie chiave di armamenti e all’assistenza militare dei Paesi partner; inoltre, nessuna truppa straniera sarebbe ammessa sul suolo ucraino. Il piano prevedrebbe anche il riconoscimento del russo come lingua ufficiale dello Stato ucraino e la concessione dello status formale alla filiale locale della Chiesa ortodossa russa.

Punti che appaiono come delle vere e proprie concessioni al Cremlino, considerando come essi vadano a soddisfare buona parte delle richieste poste da Mosca. Uno degli individui contattati da Ft ha descritto la bozza come molto generica ma comunque “fortemente sbilanciata a favore della Russia”, mentre un’altra persona lo ha semplicemente definito “molto conveniente per Putin”.

Sulla base delle informazioni disponibili, questa bozza di accordo sarebbe stata prodotta dal confronto esclusivo tra la delegazione statunitense, guidata dall’Inviato Speciale Steve Witkoff, e quella russa guidata da Kirill Dmitriev. Non stupisce, dunque, che dai Paesi europei arrivino reazioni tutt’altro che positive. Berlino afferma di non essere stata informata della proposta, sottolineando la necessità di sostenere militarmente Kyiv per costringere Putin a negoziare da una posizione meno aggressiva, mentre Londra, pur avendo canali privilegiati con Witkoff, afferma di non essere adeguatamente aggiornata minimizza l’importanza del piano, ricordando come il Cremlino abbia sistematicamente respinto i precedenti tentativi negoziali di Washington e scelto invece di intensificare il conflitto.

Oltre ai singoli Paesi, anche l’Unione europea prende una posizione netta. E lo fa tramite l’Alta rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, che prima della riunione del Consiglio Affari esteri ha sottolineato che ogni piano per porre fine alla guerra in Ucraina deve ottenere il consenso non solo di Kyiv, ma anche dell’Unione europea. “Accogliamo con favore tutti gli sforzi significativi per porre fine a questa guerra. Ma, come abbiamo già detto, deve trattarsi di una pace giusta e duratura. Ciò significa che anche ucraini ed europei devono approvare questo piano”, ha affermato Kallas, secondo cui la guerra potrebbe essere fermata “immediatamente” se il presidente russo Vladimir Putin “smettesse di bombardare i civili e di uccidere persone”, ricordando che in questa guerra “c’è un aggressore e una vittima” e sottolineando come “nessuno abbia mai sentito parlare di concessioni da parte della Russia”.

La bozza del piano sull'Ucraina soddisfa Mosca ma isola Washington. Ecco perché

Secondo indiscrezioni raccolte dal Financial Times, la bozza del nuovo piano di pace Usa-Russia implicherebbe sacrifici territoriali e militari pesantissimi per l’Ucraina, spingendo Europa e Kyiv a parlare di proposta sbilanciata a favore del Cremlino. Berlino e Londra lamentano scarsa trasparenza americana, mentre l’Ue insiste sulla necessità di una pace “giusta e duratura”

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