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“Noi, come Unione Europea, vediamo delle opportunità nel Sahel, anche in mezzo all’instabilità, ai traffici illeciti, alle attività terroristiche e alla debolezza della governance”, ha detto la rappresentante speciale Emanuela Del Re, incaricata dall’HR/VP Josep Borrell di curare interessi e cooperazione dell’Europa con il Sahel. Intervenendo al webinar co-organizzato dalla missione Eunavfor Med Irini, con cui l’Ue presidia a livello marittimo-militare la regione del Mediterraneo centrale, e dalla rappresentanza Ue per il Sahel, Del Re ha aggiunto: “Continueremo ad essere un partner leale e dedicato ai paesi del Sahel”.

L’ex viceministra degli Esteri italiana ha sottolineato quanto sia importante fissare, “in modo molto chiaro”, i principi su cui deve basarsi la strategia, “e nel caso dell’Unione europea, uno dei principi che guida davvero l’approccio generale è la questione della proprietà e della responsabilità reciproca. La proprietà, naturalmente, è la grande ambizione di assicurarsi che qualsiasi cosa facciamo sia effettivamente gestita e passi nelle mani dei saheliani. È imperativo che la comunità internazionale continui a rispondere ai bisogni urgenti della gente”.

L’argomento è caldo e delicato: la regione potrebbe essere una di quelle che risentirà direttamente (e maggiormente) degli effetti della crisi globale indotta dall’invasione russa dell’Ucraina. Mosca è presente in Africa e in particolare modo nel Sahel, dove nel caso del Mali ha ottenuto un risultato a proposito del confronto tra modelli in atto contro l’Occidente — a Bamako la giunta golpista, che in questi giorni ha rotto i rapporto di collaborazione con la Francia, ha scelto i mercenari della Wagner per provvedere alla sicurezza (contro i gruppi armati di vario genere, e quella della giunta stessa) al posto di implementare le missioni Onu e Ue già presenti nel Paese.

Impossibile trattare l’area saheliana senza un approccio ampio, emerge dall’incontro: si parla di “stabilizzazione congiunta”, molto legata alla sicurezza, in  tre aree interconnesse: Mediterraneo centrale, Sahel e Golfo di Guinea. “Anche se l’embargo delle armi [in Libia] è il nostro compito principale, gli altri non sono meno importanti sulla scena internazionale e per i loro effetti sulla sicurezza marittima del Mediterraneo centrale e sulla stabilità della Libia, ma direi anche del Sahel”, ha detto il ammiraglio Stefano Turchetto, comandante dell’operazione, dimostrando le connessioni esistenti tra questi ambiti geopolitici dove l’impegno politico, militare, economico e umanitario per la stabilizzazione è una priorità strategica a cui l’Ue non può sottrarsi anche davanti a complesse situazioni correnti come quella in Ucraina.

Al giorno d’oggi, tutta l’Africa settentrionale ha assunto un’importanza crescente per la politica estera comune che l’Unione europea progetta. Allo stesso modo, grazie alla sua posizione geostrategica, che collega l’Africa sub-sahariana e il bacino del Mediterraneo, la regione del Sahel è il punto chiave per la sicurezza della regione ai confini dell’Europa.

Durante il webinar, presieduto da Daniel Fiott, esperto di Sicurezza e Difesa presso l’Istituto dell’Unione Europea per gli Studi sulla Sicurezza (EUISS), Charles Fries, vice segretario generale per la politica di sicurezza e difesa comune e la risposta alle crisi (SEAE), ha spiegato: “L’Ue si sta adattando e sta intensificando il suo impegno man mano che le minacce e le sfide affrontate dall’Africa occidentale e dal Mediterraneo centrale si evolvono”.

”Siamo il primo partner del Sahel e ci aspettiamo che il nostro impegno rimanga a lungo termine e si estenda agli stati costieri per contenere e superare le molteplici crisi che la regione deve affrontare”, aggiunge Fries.

Maman Sambo Sidikou, Alto Rappresentante dell’Unione Africana per il Mali e il Sahel, ha evidenziato come il crimine organizzato sia “una delle minacce più potenti per la pace e la sicurezza in Africa occidentale, nel Sahel e oltre”. Anche per questo, l’Ue incoraggia fortemente “l’aumento dei partenariati internazionali e regionali per rafforzare le capacità nazionali per risposte globali al traffico di esseri umani, specialmente a livello di comunità, rivolgendosi in particolare a donne e giovani”.

Nell’ultimo decennio, la criminalità organizzata transnazionale nel Sahel-Sahara e nell’Africa occidentale è diventata una questione di grande preoccupazione regionale e internazionale. Il crimine organizzato transnazionale rappresenta una sfida allo sviluppo equilibrato e sostenibile dei Passi e anche una minaccia alla stabilità e alla sicurezza generale. Emerge la necessità di cooperazione regionale anche da parte dell’Europa, che di quella regionale (con Italia, Francia e Spagna) ne è direttamente sponda settentrionale.

Queste reti di traffico di esseri umani, armi e droga saheliane approfittano delle rotte commerciali esistenti, debolmente controllate dai governi, e della porosità dei confini per sviluppare le loro attività. Questa minaccia transfrontaliera può essere definita come poli-criminale multipolare e coinvolge e si nutre di altre reti criminali come i gruppi terroristici.

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