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Come uno squalo intorno alla propria preda, le sanzioni dell’Occidente alla Russia si stringono sempre di più intorno a Mosca. Che adesso rischia di non controllare più la situazione. Da una parte c’è il debito sovrano dell’ex Urss, mai così sotto pressione dalla fine della Rivoluzione di Ottobre, anno 1917, con le riserve in dollari all’estero messe sotto chiave e l’embargo obbligazionario appena imposto dagli Stati Uniti (Mosca non potrà più pagare i creditori americani).

Dall’altra ci sono i primi, veri, pezzi di industria pesante che cominciano a sgretolarsi. Se poi i settori, trasporti marittimi e navigazione aerea, sono di quelli strategici, allora c’è da tenersi forte. Partendo proprio dalla seconda questione, il bubbone è scoppiato in casa Sovcomflot, principale compagnia di trasporto marittimo in Russia, nonché controllata all’82% dal governo. La società, molto attiva nel trasporto di petrolio, è finita travolta dai debiti, a causa del ridimensionamento delle spedizioni e delle tratte, proprio in virtù delle sanzioni occidentali scattate in seguito alla guerra in Ucraina.

Al punto da mettere in vendita una quota della propria flotta: per la precisione, otto navi cedute, di cui quattro al governo di Dubai. Ma il peggio deve ancora arrivare, dal momento che, come rivela il Financial Times, Sovcomflot (nata nel 1988 e dotata di 122 navi) avrebbe deciso di mettere sul mercato fino a un terzo delle proprie unità. Tra gli acquirenti figurerebbero la banca olandese Ing, la Eastern Pacific Shipping, società di proprietà del miliardario israeliano Idan Ofer. E ancora, il magnate greco Evangelos Marinakis, proprietario delle squadre di calcio Olympiakos e Nottingham Forest.

Perché tutto questo? Tanto per cominciare la compagnia di navigazione è indebitata per 1,3 miliardi di dollari. E sia le sanzioni europee del 15 marzo che quelle del Regno Unito del 24 marzo le avrebbero impedito di effettuare il pagamento della cedola di quasi 8,3 milioni di dollari in scadenza il 26 aprile scorso, legata a un bond corporate. Le medesime sanzioni, come raccontato da Formiche.net, hanno messo sotto pressione il sistema bancario russo, a cominciare da Sberbank, che ha inevitabilmente reagito tagliando i prestiti concessi all’industria russa. Di qui, una cassa, quella di Sovcomflot, assottigliatasi sempre di più e necessariamente da rimpinguare.

Non è finita. Dal mare ai cieli è un attimo quando c’è di mezzo una guerra. Aeroflot, la compagnia di bandiera russa, per far fronte alla carenza di componenti per i suoi mezzi sarà costretta a demolire alcuni dei suoi aerei nei prossimi tre mesi. Servono infatti pezzi di ricambio che non possono essere acquistati dall’Occidente, dato che le sanzioni lo impediscono. Nelle ore immediatamente successive all’annuncio di Vladimir Putin dell’invasione russa in Ucraina i massimi dirigenti di Aeroflot si sono riuniti presso la sede della compagnia, che si trova a poca distanza dal Cremlino. A margine del vertice, però, alcuni dirigenti avrebbero usato parole pesantissime per descrivere le prospettive della compagnia, nei fatti tagliata fuori dall’Occidente.

Infine, come anticipato nei giorni scorsi da Janet Yellen e raccontato da questa testata, è scattata la tagliola americana sul debito russo. Il segretario al Tesoro Usa ha infatti lasciato scadere, senza rinnovarla, una licenza che in questi due mesi aveva autorizzato gli investitori americani a ricevere da Mosca attraverso banche americane e internazionali pagamenti degli interessi, dividendi o cedole su bond detenuti dalla Banca centrale russa. Ora non è più possibile. Sarà default?

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Le sanzioni occidentali e la chiusura delle tratte dissanguano le casse di Aeroflot e Sovcomflot, rispettivamente principale compagnia aerea e di navigazione dell’ex Urss. E che ora sono costrette a mettere in vendita la propria flotta. Intanto Janet Yellen mantiene la promessa, stop ai pagamenti di cedole e bond russi sul mercato americano

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