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In un mondo che cambia alla velocità della luce, pandemia e guerra in Ucraina insegnano, non è facile approntare e attuare una strategia industriale sostenibile e di lungo periodo. Se poi l’azienda in questione è tra le più grandi d’Europa, allora la sfida diventa ancora più difficile. Eppure per Ferrovie la scommessa va accettata e, naturalmente, vinta. Non si spiegherebbe, altrimenti, l’ambizione che permea il piano industriale che guarda al 2031, presentato nella grande sala nell’ala Mazzoniana della Stazione Termini dal presidente, Nicoletta Giardossi e dal ceo Luigi Ferraris.

L’architrave del piano di Piazza della Croce Rossa è un bilancio 2021 chiuso in utile per quasi 200 milioni, dopo il difficile anno della pandemia, e un margine operativo lordo in crescita del 15,6%. Su questa base, poggia una strategia che punta a spostare 190 miliardi nell’arco di 10 anni, scorporato in quattro poli di business: infrastrutture, passeggeri, logistica e urbano. E che l’ambizione non manchi in Ferrovie, lo si è subito capito dalle primissime battute del presidente Giardossi, quando nella grande sala stampa piana di giornalisti l’ex manager di Brembo ha sottolineato la volontà “diventare un gruppo integrato sui quattro poli di business. L’obiettivo è rendere il settore dei trasporti sostenibile e resiliente”.

Entrando nel merito del piano, il grosso dello sforzo andrà verso la realizzazione di nuove infrastrutture, per le quali Ferrovie ha messo sul piatto oltre 110 miliardi, 50 dei quali in quota Anas, dalla fine del 2017 parte del gruppo di Piazza della Croce Rossa, con un aumento della capacità di investimento del 20%. Opere che verranno realizzate in ottica transizione, voce per la quale Fs investirà non meno di 1,6 miliardi. Risorse che non solo serviranno a garantire la sostenibilità dei cantieri ma anche per la creazione di nuovi impianti per la generazione di energia pulita.

Il minimo comun denominatore di investimenti e crescita, è come accennato, un riassetto organizzativo di ampio respiro, che dia vita a quattro poli. In altre parole, una holding che svolgerà la funzione di indirizzo e coordinamento e quattro aree di business: infrastrutture, passeggeri, logistica e urbano entro i quali opereranno le varie società del gruppo. Non solo. Nell’ambito di riorganizzazione rientrerà anche un maggiore dialogo tra le diverse anime di Ferrovie, a cominciare da Italferr, la società di ingegneria del gruppo, Rfi e per l’appunto Anas. Naturalmente, un piano di tali proporzioni non potrà non impattare in modo significativo sui conti del gruppo, alimentandone ricavi e margini. In questo senso, la strategia al 2031 prevede un fatturato a fine periodo in crescita a circa 22,5 miliardi di euro, a fronte di un Ebitda a 3,9 miliardi, con una crescita media annua, nell’arco di piano, rispettivamente pari al 6,9% e all’8,2%.

Il senso profondo del piano è poi emerso con maggiore chiarezza dalle considerazioni dello stesso Ferraris, il quale, rispondendo a una domanda di Formiche.net nel corso della conferenza stampa, ha posto l’accento sul concetto di connettività, in termini di tecnologia al servizio della mobilità. Gli obiettivi in questo senso sono chiari, garantire il pieno accesso alla rete su tutti i 17 mila chilometri di binari gestiti da Fs, oltre che nelle 2.200 stazioni italiane.

“Ho parlato spesso di connettività, oggi dopo la pandemia e dopo quello che è accaduto in questi due anni, in cui la vita o parte di essa e è cambiata, è sempre necessario essere connessi e lavorare in modo virtuale, agile, sui treni”, ha premesso il numero uno di Fs. “Quello che abbiamo in mente è una modalità di lavoro meno stressante, che possa permettere di fare delle video chiamate direttamente dal treno, sia sulla linea dell’Alta Velocità sia su quelle regionali. In questo senso, abbiamo immaginato due set di azioni. Da una parte una rete 4G sulla linea Av, dall’altra il wi-fi sull’intera rete nazionale, oltre alla fibra nelle oltre 2 mila stazioni italiane. E penso anche alle zone rurali, che sono strategiche. Portare la rete in una stazione di una zona rurale, tanto per fare un esempio, vuol dire dare la possibilità a un agricoltore di programmare l’irrigazione dei terreni. Non mi pare poco”.

C’è poi un’altra connettività, quella che lega la strada ai binari. “Occorre una maggiore connessione tra chi prende il treno e chi viaggia in auto. Chi decide di mettersi al volante deve avere in ogni momento la possibilità di prendere un treno. In questo senso occorre una grande strategia in termini di infrastrutture, che possano legare l’asfalto alla ferrovia”, ha chiarito Ferraris. Allargando lo spettro, il numero uno di Ferrovie ha dato la cifra dello sforzo messo in atto dal gruppo. “Ci attendono grandi sfide a partire da una nuova domanda di mobilità. Sfide importanti impongono un piano ambizioso. Oggi più che mai è necessario fare squadra. Puntiamo su infrastrutture resilienti, mobilità sostenibile e logistica integrata”. Tutto questo porterà alla creazione di nuovi posti di lavoro, dentro e fuori l’Italia. “Fs prevede di assumere 40 mila persone nell’arco del nuovo piano industriale 2022-2031”, ha spiegato Ferraris. “Assumeremo 40 mila persone nell’arco di piano per rafforzare le nostre attività e assicurare continuità”.

E ancora, il nuovo piano prevede un investimento di 200 milioni per la cybersecurity dal momento che “non possiamo abbassare la guardia anche in relazione al recente attacco hacker che ha creato disagi ha aggiunto, anche se la chiusura della biglietteria è stata una decisione preventiva non una conseguenza dell’attacco”.

Connettività e infrastrutture, per Fs un piano da 190 miliardi

Il gruppo presenta la strategia che guarda al 2031 e che punta a spostare quasi 200 miliardi di investimenti, 110 dei quali nelle infrastrutture, spalmati su quattro aree di business. Sostenibilità e connettività a bordo dei treni le parole d’ordine. Il ceo Ferraris rispondendo a Formiche.net: è ora di mettere il wi-fi su tutta la rete nazionale

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