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Ci sono relativamente poche truppe russe fresche per far fronte alla necessità di rafforzare le linee nella porzione orientale ucraina in cui Vladimir Putin sostiene di voler (e molto probabilmente dover) concentrare la sua campagna adesso. La Russia ha retrocesso le forze – fino a 40.000 soldati – che aveva schierato intorno a Kiev e Chernihiv, due città del nord in cui è stato costretto alla ritirata, per riarmarsi e rifornirsi nella vicina Bielorussia prima di riposizionarle nel Donbas, a Kharkiv e Mariupol, nelle prossime settimane.

Mosca ha inizialmente inviato il 75 per cento delle sue principali forze di combattimento a terra nella guerra avviata il 24 febbraio, spiegano i funzionari del Pentagono che parlano con i media seguendo la linea, nota, di far uscire pubblicamente le loro informazioni di intelligence. Ma gran parte di quell’esercito di più di 150mila truppe è ora “una forza esaurita”, perché ha sofferto perdite e feriti, ha avuto problemi logistici, ha condizioni psicologiche indebolite. Effetti di una resistenza ucraina più dura del previsto.

Una fonte militare spiega in forma anonima a Formiche.net che il programma per riposizionare le forze ritirate da Kiev e dalle aree settentrionali nella fascia orientale del fronte “è tutt’altro che semplice”. Al di là della necessità di riorganizzarle sulla base di quei problemi, occorre preparare la linea logistica, operazione non facile perché si tratta di uno spostamento ampio (e non è possibile per i russi tagliare parti di Ucraina perché il rischio è finire sotto i colpi del nemico).

Anche il ministero della Difesa britannico e l’Institute for the Study of War, un think tank di Washington che analizza la guerra in Ucraina con costanza quotidiana, valutano che le truppe russe in ritiro da Kiev e Chernihiv non sarebbero state idonee per la ridistribuzione in breve tempo.

Su Kiev erano state dispiegate le migliori forze russe, come le divisioni aviotrasportate e l’esercito di carri armati della Prima guardia: sono state queste a subire perdite significative e un’erosione della capacità di combattimento. Anche per questo, nel frattempo Mosca si è organizzata come ha potuto.

Nell’est ucraino sono adesso presenti unità regolari inviate dalla Abkhzia e dall’Ossezia del Sud, le aree occupate dalla Russia in Georgia, poi ci sono nuovi coscritti arrivati dalle retrovie russe (ma va da sé che non siano unità specializzate, nemmeno ben preparate), infine un mix di miliziani e forze paramilitari come quelle del Wagner Group (spostati da altri fronti caldi come quelli africano e siriano). È in arrivo anche un contingente di siriani, attualmente in addestramento rapido in Russia (sono miliziani con cui i russi hanno cooperato per salvare il regime assadista).

Non è chiaro se questo insieme eterogeneo possa essere più o meno efficace di quanto siano state le forze russe finora. L’uso di miliziani e contractor non è facile da integrare nelle catene di comando e nei protocolli di azione delle forze regolari; allo stesso modo possono però essere utilizzati come carne da cannone per operazioni azzardate e per compiere azioni sporche, come già fatto dai ceceni nel nord ucraino; di contro le loro potenziali brutalità accendono ulteriormente i riflettori internazionali sul conflitto e rafforzano la volontà di difesa degli ucraini.

“La Russia ha ancora forze disponibili per superare quelle dell’Ucraina, e sta ora concentrando il suo potere militare su meno linee di attacco, ma questo non significa che la Russia avrà successo a est”, ha detto in settimana Jake Sullivan, consigliere del presidente Biden per la sicurezza nazionale, durante una conferenza stampa.

Washington evita di azzardare ipotesi ottimistiche, ma non intende pesare le capacità russe più del dovuto: il portavoce del Pentagono ha dichiarato che la loro valutazione è che l’Ucraina può ancora “assolutamente vincere” la guerra.

”Come abbiamo sempre fatto in passato, quando questa crisi sarà finita, realizzeremo una after-action review in tutti i settori e in tutti i dipartimenti e scopriremo dove sono state le nostre aree deboli e ci assicureremo di poter trovare modi per migliorare”, ha detto parlando di una “sovrastima delle capacità militari russe” il generale quattro stelle Tod Wolters, capo delle forze statunitensi in Europa e Nato Supreme Allied Commander. Wolters ha parlato nei giorni scorsi in audizione davanti ai legislatori americani.

I funzionari statunitensi basano le loro valutazioni su immagini satellitari, intercettazioni elettroniche, rapporti sul campo di battaglia ucraino e altre informazioni, e queste stime di intelligence sono state finora confermate dall’evoluzione dei fatti, se non per la sovrastima delle capacità russe. Ora, con la campagna di invasione che vacilla, i funzionari statunitensi ed europei evidenziano gli errori e i problemi logistici dell’esercito russo, anche se avvertono che la capacità di Mosca di riorganizzarsi non dovrebbe essere sottovalutata.

“La Russia probabilmente invierà decine di migliaia di soldati in prima linea nell’est dell’Ucraina” e continuerà a far “piovere razzi, missili e colpi di artiglieri” su Kiev, Odessa, Charkiv, Leopoli e altre città, ha aggiunto Sullivan, spiegando che “la prossima fase di questo conflitto potrebbe benissimo essere prolungata”. È l’altra linea che esce da Washington e che rimbalza anche tra le cancellerie europee.

La guerra sarà lunga, “non dico decenni, ma certamente anni”, ha detto in audizione alla Commissione Forze armate della Camera il capo dello Stato maggiore congiunto, Mark Milley: “Quello che la Russia ha avviato è un conflitto molto esteso e penso che la Nato, gli Stati Uniti, l’Ucraina e tutti gli alleati e i partner che stanno sostenendo l’Ucraina vi saranno coinvolti per un po’ di tempo”.

Nonostante il mondo speri in una conclusione a breve termine dobbiamo essere realisti e sapere che in realtà il conflitto “può durare ancora mesi o anni”, ha sottolineato il segretario generale dell’Alleanza Atlantica, Jens Stoltenberg, durante la conferenza stampa a margine della prima delle due giornate della riunione dei ministri degli Affari esteri dei Paesi Nato. Anche Stoltenberg ha parlato della riorganizzazione delle forze russe che è in corso.

La Russia ha già spostato risorse aeree a est in preparazione del nuovo attacco, e ha aumentato il numero delle sortite aeree in quella zona negli ultimi giorni. Gli assetti dell’aviazione russa sono stati spostati dalla Bielorussia nel campo di aviazione russo di Bryansk, vicino al confine ucraino. La minore distanza geografica dalle aree dell’attacco con le retrovie dovrebbe aumentare le capacità di spinta di Mosca, che contemporaneamente dovrebbe spostare più forze di artiglieria nella zona.

L’esercito russo potrebbe aver imparato almeno una lezione importante dai fallimenti iniziali dell’offensiva: la necessità di concentrare le forze, piuttosto che disperderle. Anticipando questa prossima fase orientale della guerra, il Pentagono ha annunciato nei giorni scorsi che stava inviando in Ucraina 100 milioni di dollari di missili anticarro Javelin (ossia diverse centinaia di missili). L’arma è stata molto efficace nel distruggere i carri armati russi e altri veicoli blindati.

Milley parlando al Congresso ha anche confermato che gli Stati Uniti stanno progettando di costruire basi di tipo “permanente” lungo il fronte orientale dell’Alleanza Atlantica, dove gruppi di militari americani saranno presenti “a rotazione”– uno dei possibili Paesi ospitanti è la Romania, oppure la Polonia. Il generale americano ha anche parlato della necessità di integrare in questa nuova postura anche una revisione all’arsenale nucleare.

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