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I redditi italiani non sono mai stati così sotto pressione. L’inflazione, esplosa con la guerra in Ucraina e con la crisi delle catene di approvvigionamento, picchia duro sui lavoratori italiani. Erodendo pericolosamente il potere di acquisto e costringendo le famiglie a scegliere se pagare una bolletta o regalarsi una cena al ristorante.

E allora viene da chiedersi se non abbia ragione il ministro dello Sviluppo, Giancarlo Giorgetti, quando propone un ripensamento del concetto stesso di reddito. Formiche.net ne ha parlato con Enrico Morando, ex viceministro dell’Economia in quota dem nei governi Renzi e Gentiloni.

Il ministro Giorgetti ha auspicato per l’Italia una nuova politica del reddito, aggiornata a un contesto congiunturale che più sfavorevole di così non potrebbe essere. Lei che ne pensa?

Io credo e non certo da oggi, che sui redditi da lavoro ci sia da agire su due versanti. Primo, quello fiscale perché continua ad esserci una differenza enorme tra ciò che un lavoratore costa all’impresa e ciò che porta a casa. I salari attuali, in termini di quota disponibile per il lavoratore, sono bassi, troppo. Secondo punto, il sistema di relazioni contrattuali che non è organizzato in funzione del riconoscimento della produttività.

Parla della necessità di agganciare i salari alla produttività?

Esattamente. La quota di salario determinata dalla contrattazione è troppo elevata rispetto a quella determinata dalla produttività. Serve un allineamento, soprattutto tra le forze sociali, sindacati e imprese. Finora Confindustria solo a parole ha riconosciuto la necessità di valorizzare la contrattazione in relazione alla produttività. Ecco, su questi due fronti bisogna agire se si vuole davvero ripensare la politica dei redditi italiana.

C’è chi ha riecheggiato la vecchia scala mobile, soppressa nel 1992

Io punterei tutto sulla contrattazione decentrata, come detto. Mi pare l’unico modo per evitare che i salari dei lavoratori non soccombano e che una crescita degli stessi non avvii una rincorsa prezzi-salari, cosa che l’esperienza della scala mobile in realtà ci ha insegnato.

Morando, fin qui abbiamo parlato di misure strutturali. Cosa che i bonus del governo ai quali ormai siamo abituati non sono. Sbaglio?

I bonus hanno il valore di misure di emergenza per fronteggiare problemi dall’origine lontana e dunque strutturale. Ma è anche vero che suddetti problemi negli ultimi mesi si sono accentuati e allora simili misure ci possono stare. Basti guardare alle bollette. Certamente interventi di questo tipo non sono risolutivi, perché vanno accompagnati con misure profonde e strutturali.

Viene in mente la transizione e lo sganciamento progressivo dalle forniture russe…

Questa è certamente la madre di tutte le svolte. E ci metto dentro, anche sapendo di creare polemiche, il nucleare. L’emancipazione dalla Russia, e bisogna ammetterlo, passa anche per l’atomo.

Nei giorni scorsi il premier Draghi ha di fatto affossato il Superbonus, reo di aver fatto esplodere i costi delle ristrutturazioni. Condivide?

Sulla questione Superbonus bisogna essere molto chiari. Se ci si riferisce ai grandi condomini sono assolutamente contrario alla soppressione e questo per un motivo molto semplice: i grandi condomini sono dei caloriferi a cielo aperto, la ragione per cui venne introdotto il Superbonus è proprio questa, trasformare strutture costruite negli anni 60 che collidono con le esigenze di risparmio energetico in strutture che invece vanno in quella direzione.

Però ci sono state delle truffe…

Vero, innegabile. Ma ci sono anche le rapine in banca e allora non è che chiudiamo le banche perché c’è qualcuno che le assalta. Semmai, aumentiamo i controlli.

 

Come creare redditi a prova di inflazione. La versione di Morando

Intervista all’ex viceministro dell’Economia. Per salvare i redditi da lavoro serve un minor carico fiscale e una contrattazione che agganci i salari alla produttività. I bonus servono al momento, ma senza misure strutturali come transizione e ritorno all’atomo non risolvono il problema dei costi energetici. Il Superbonus? Un errore sopprimerlo

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