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Il 2025 sembra avviarsi ad una chiusura con buone nuove provenienti dall’Estremo Oriente. Thailandia e Cambogia hanno infatti firmato sabato un nuovo accordo di cessate il fuoco per porre fine a settimane di combattimenti lungo il confine conteso tra i due Paesi. La firma è avvenuta in una località di confine ed è stata apposta dai ministri della Difesa dei due Paesi, Tea Seiha per la Cambogia e Nattaphon Narkphanit per la Thailandia, al termine di tre giorni di colloqui portati avanti a livello militare.

L’intesa è entrata in vigore a mezzogiorno e prevede l’interruzione dei movimenti militari e il divieto di violazioni dello spazio aereo a fini militari. L’accordo stabilisce inoltre che, dopo 72 ore di effettivo rispetto del cessate il fuoco, Bangkok procederà al rimpatrio di 18 soldati cambogiani detenuti come prigionieri dall’ondata di violenze scoppiata lo scorso luglio. Il testo richiama anche l’impegno a rispettare un precedente cessate il fuoco che aveva posto fine a cinque giorni di combattimenti nel mese di luglio, oltre ai successivi accordi stabiliti sulla scia di quello primario.

L’accordo include inoltre un richiamo al rispetto delle convenzioni internazionali contro l’impiego di mine antiuomo, una questione particolarmente sensibile per la Thailandia. Secondo Bangkok, quest’anno almeno dieci soldati thailandesi sono rimasti feriti da ordigni che sarebbero stati posati di recente dalle forze cambogiane, un’accusa respinta da Phnom Penh, che attribuisce la presenza delle mine ai residuati della lunga guerra civile conclusasi alla fine degli anni Novanta. Il testo prevede anche operazioni congiunte di sminamento a fini umanitari e l’impegno a non diffondere disinformazione o notizie false.

Un ulteriore punto riguarda la ripresa dei meccanismi per la demarcazione del confine e la cooperazione nella lotta ai crimini transnazionali, in particolare alle truffe online gestite da reti criminali organizzate che hanno sottratto miliardi di dollari a vittime in tutto il mondo e per le quali la Cambogia è indicata come uno dei principali hub.

Un secondo accordo di cessate il fuoco, dopo il primo che era stato mediato dalla Malesia e favorito dalle pressioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che aveva minacciato di sospendere le agevolazioni commerciali se le parti non avessero accettato di fermare le ostilità. L’intesa era stata poi formalizzata in modo più dettagliato a ottobre, durante una riunione regionale in Malesia alla quale aveva partecipato lo stesso Trump. Nonostante ciò, nei mesi successivi è proseguita una dura guerra di propaganda e si sono registrati episodi di violenza a bassa intensità, sfociati all’inizio di dicembre in combattimenti su larga scala.

Dall’inizio delle ostilità, il 7 dicembre, la Thailandia ha dichiarato la perdita di 26 soldati e di un civile, oltre a 44 vittime civili complessive. La Cambogia non ha diffuso cifre ufficiali sulle perdite militari, ma ha riferito di 30 civili uccisi e 90 feriti. Centinaia di migliaia di persone sono state evacuate su entrambi i lati del confine. “Il cessate il fuoco di oggi apre anche la strada al ritorno degli sfollati nelle aree di confine, permettendo loro di rientrare nelle case, lavorare nei campi e consentire ai bambini di tornare a scuola”, ha dichiarato Tea Seiha dopo la firma. Entrambe le parti continuano tuttavia ad accusarsi reciprocamente di aver avviato le ostilità, rivendicando di aver agito per legittima difesa.

 

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