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Con la stagione autunnale parte il gran ballo della finanziaria. Come sappiamo si tratta di un processo di azioni e reazioni tra maggioranza, opposizioni e società civile che si conclude solo a fine anno. Nonostante questo la comunicazione ci propone, a distanza di pochi giorni uno dall’altro, i provvedimenti in discussione come se si trattasse della decisione definitiva. Nonostante il percorso non sia affatto ultimato è possibile comunque cogliere l’orientamento di fondo.

Primo, lo stile del ministro Giorgetti si conferma, rinforzando la sua reputazione di guardiano dei conti pubblici che fa bene alle dinamiche degli spread sui nostri titoli sui mercati e riduce dunque il costo degli interessi sul nostro debito. Il rovescio della medaglia è che per ottenere questo risultato la coperta della finanziaria deve necessariamente esse corta. Quanto alla direzione delle misure i temi principali sul tappeto sono quelli giusti: sanità, pensioni, rivalutazione dei salari, riduzione dell’imposta sui redditi.

La sanità italiana ha senz’altro bisogno di investimenti pubblici. Uno dei fattori fondamentali delle difficoltà del sistema sanitario nazionale è proprio la carenza di personale medico ed infermieristico. La fotografia ad oggi è quella di un sistema che garantisce ancora accesso universale in caso di acuzie (se sei grave ed hai codice rosso sei trattato subito in pronto soccorso senza costi per il portafoglio). In situazioni meno gravi l’accesso al pubblico è possibile dopo lunghe file d’attesa (per l’eccesso di domanda in parte generato proprio dal prezzo molto basso o nullo).

Situazioni meno gravi con lunghe file d’attesa possono diventare gravi e dunque è normale il tentativo di ricorrere al privato dove le prestazioni costano. Questo crea diseguaglianze di accesso con i più poveri che finiscono in alcuni casi per rinunciare alle cure. Oltre a mettere nuove risorse sul piatto bisogna agire investendo sul personale che dovrà gestire le case di comunità, costruendo un rapporto virtuoso tra pubblico e privato convenzionato che opera secondo regole definite dal pubblico e intervenendo anche sulla tendenza all’eccesso di prestazioni.

Bene restituire ai salari parte del valore reale perso con la fiammata inflazionistica degli ultimi anni. Bisogna invece resistere sulle pensioni anche tenuto conto dello shock sul sistema prodotto dalla crisi demografica. Il sistema sta in piedi se la buona notizia dell’aumento dell’aspettativa di vita è accompagnata da un adeguamento verso l’alto dell’età pensionistica da cui possono essere esentati lavori usuranti. Come negli anni passati arrivano i nostri con il mitico contributo delle banche. Che alla fine si tradurrà probabilmente in un nulla di fatto e, quand’anche non fosse così, lo sarebbe nella sostanza perché le nostre banche hanno potere di mercato e dunque trasformerebbero il contributo eventualmente versato allo stato in maggiori costi per i clienti. Il contributo delle banche alla fine lo pagheremmo noi.

Sulla competitività delle nostre imprese basterebbe poco per accelerare la transizione ecologica riducendo i costi dell’energia delle nostre imprese e la nostra dipendenza dall’estero. Non abbiamo bisogno di gas liquido ma di incentivi intelligenti come energy release che anticipano i benefici in bolletta per le imprese che investono nell’aumento della loro autonomia energetica realizzando impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. Abbiamo bisogno di rendere immediati i benefici in bolletta dell’autoproduzione delle comunità energetiche (net metering) e di qualche risorsa in più (a costi veramente irrisori) per migliorare il funzionamento della commissione di valutazione di impatto ambientale per accelerare l’approvazione dei tantissimi progetti che il genio italico ha realizzato in moltissime parti del paese e che ci porterebbero e ci porteranno rapidamente all’indipendenza energetica.

Quest’ ultimo proposito, realizzabile con pochissime risorse ma di grande impatto ci fa capire come la qualità della politica economica si giudichi sulla sua generatività, ovvero sulla capacità delle istituzioni di essere levatrici delle energie della società civile. La generatività fa anche bene al bilancio perché dimostra che con poche risorse è possibile attivare innovazione e crescita sostenibile. La generatività dovrebbe diventare il criterio per giudicare la qualità della manovra finanziaria.

Sanità, salari e pensioni. Come giudicare la qualità di una manovra secondo Becchetti

Bene restituire ai salari parte del valore reale perso con la fiammata inflazionistica degli ultimi anni. Bisogna, invece, resistere sulle pensioni anche tenuto conto dello shock sul sistema prodotto dalla crisi demografica. Il sistema sta in piedi, d’altronde, se la buona notizia dell’aumento dell’aspettativa di vita è accompagnata da un adeguamento verso l’alto dell’età pensionistica da cui possono essere esentati lavori usuranti. Il commento di Leonardo Becchetti

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