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Per rispondere ad uno scenario internazionale che sempre più caratterizzato da instabilità permanente tra conflitti regionali, attacchi cyber e rischi pandemici, il governo guidato da Giorgia Meloni ha avviato una riorganizzazione profonda del sistema di risposta alle crisi strategiche.

L’obiettivo è quello di costruire una vera e propria unità di comando nazionale per le emergenze sistemiche, capace di operare in modo rapido e coordinato in caso di shock ad alto impatto.

La svolta è arrivata con una direttiva firmata a inizio ottobre dalla presidente del Consiglio, che ridefinisce il perimetro decisionale dello Stato nelle situazioni di crisi non convenzionali.

Centralizzazione e comando politico

Il cuore della riforma è la creazione di una cabina di regia unica sotto l’egida del Cisr, in raccordo operativo con il Dis oggi guidato da Vittorio Rizzi. Il principio guida è semplice: evitare frammentazioni e sovrapposizioni tra attori istituzionali, dalla Protezione civile al Viminale, dalla Difesa agli apparati di intelligence, che in passato hanno rallentato la capacità di risposta.

La pandemia da Covid-19 ha rappresentato il punto di rottura. Le difficoltà nel coordinamento interministeriale e la moltiplicazione dei centri decisionali hanno evidenziato i limiti dell’assetto vigente. Con la nuova direttiva, organismi come il Cops e il Nisp, introdotti nel 2010, vengono superati in favore di una struttura più snella e direttamente riconducibile alla Presidenza del Consiglio.

In gioco non c’è solo l’efficienza amministrativa, ma la capacità dello Stato di rispondere a eventi “cigno nero”: crisi improvvise che richiedono decisioni immediate e catene di comando chiare.

La strategia nazionale come bussola geopolitica

Parallelamente, l’Italia si appresta a colmare l’assenza di una National Security Strategy formalizzata. Con la nuova impostazione, il governo dovrà adottare ogni anno una Strategia per la sicurezza nazionale.

Il documento, che sarà sottoposto al vaglio del Parlamento, definirà priorità geopolitiche, aree di rischio, partnership strategiche e vulnerabilità sistemiche. Passaggio che allineerà l’Italia agli standard delle principali democrazie occidentali, puntando a superare aree di ambiguità e approcci reattivi nella politica estera e di sicurezza.

Infrastrutture critiche e minacce ibride

La riorganizzazione si inserisce in un lavoro già avviato nei mesi scorsi sulla protezione delle infrastrutture strategiche. Un documento classificato, elaborato prima dell’estate, ha mappato nodi logistici e strutture sensibili, come porti, aeroporti, hub energetici, ospedali e capacità sanitaria.

Sicurezza fisica ma anche resilienza sistemica. Il focus si estende infatti alle minacce ibride, in particolare agli attacchi informatici e alle operazioni di sabotaggio, come sottolineato dal ministro della Difesa Guido Crosetto, l’obiettivo è mettere in sicurezza “non solo singole infrastrutture, ma l’intero sistema-Paese”.

Il contesto che accelera le decisioni

Le scelte italiane maturano in un quadro internazionale ad alta tensione, dalla guerra in Ucraina alle instabilità mediorientali, fino agli avvertimenti Nato su possibili azioni ostili contro Paesi membri.

L’eventualità di un’escalation regionale, incluso un possibile confronto diretto tra Washington e Teheran, ha contribuito ad aumentare il senso di urgenza a Roma. Con la nuova architettura che nasce dalla consapevolezza della natura multidimensionale e simultanea delle crisi moderne.

Un terreno di convergenza politica

Il riassetto non modifica la struttura dei Servizi segreti, ma introduce un cambiamento nella governance della sicurezza. Non a caso, la proposta di inserire formalmente la Strategia nazionale nel quadro normativo trova origine in un’iniziativa dell’ex ministro della Difesa Lorenzo Guerini.

Nei mesi scorsi, incontri tecnici tra Dis e istituzioni competenti hanno potuto consolidare un dialogo bipartisan su un tema, quello della sicurezza nazionale, che tende a trascendere le linee di frattura politiche e che vede l’Italia mutare e adattare la sua postura per non farsi trovare impreparata di fronte alla natura delle minacce e delle sfide di oggi e di domani.

Sicurezza nazionale, l’Italia verso una cabina di regia unica. La strategia di Meloni contro le crisi ibride

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