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“Il mondo si piegherà attorno all’Intelligenza artificiale, proprio come un buco nero attrae e piega tutto attorno a sé”. A scriverlo sul suo profilo X è il co-fondatore nonché responsabile politico di Anthropic, Jack Clark. Lo ha scritto nella didascalia che accompagna uno suo breve saggio, che riassume con due grafici: da una parte il “continuo progresso nelle capacità economicamente utili come la codifica”, dall’altra “la continua comparsa di comportamenti strani negli stessi sistemi di IA, che sembrano rendersi conto di essere sottoposti a test”. In altre parole, Clark vuole mettere in evidenza i rischi dell’IA su cui troppe persone chiudono gli occhi. Da qui, la voglia di approfondire l’argomento. Il saggio, spiega l’autore, “è anche una sfida per chi lavora con l’intelligenza artificiale, soprattutto nei laboratori di frontiera, e fare i conti in modo onesto e pubblico con ciò che sta facendo e con le sue sensazioni”. Tutto questo però stona con la politica adottata dall’amministrazione americana al potere.

L’ordine di Donald Trump è di lasciar correre. Nella sua visione troppe regole rappresentano solamente un inutile intoppo burocratico, che soffoca il progresso – e quindi gli affari. La linea della Casa Bianca è chiarissima: nessuna regolamentazione stringente per le Big Tech. E lo dimostra nei fatti, applicando ad esempio una moratoria di dieci anni che impedisce agli Stati federali di promuovere nuove leggi, spiegando che non si può avere una legislazione spezzatino.

Così, a rispondere a Clark è direttamente lo zar per l’intelligenza artificiale, David Sacks. Lo fa sempre tramite X, ritwittando il suo post: “Anthropic sta attuando una sofisticata strategia di regolamentazione basata sulla paura. È la principale responsabile della frenesia normativa dello Stato che sta danneggiando l’ecosistema delle startup”. Quello della paura è un approccio usato più volte da chi difende la tesi sostenuta da Sacks, che vuole diffondere ottimismo e non spargere preoccupazione.

Come fa notare Axios, sia la posizione di Clark sia quella di Sacks sono sotto certi aspetti ipocrite. Il primo lancia allarmi sullo sviluppo incontrollato mentre la sua azienda è alla continua ricerca di investimenti per finanziare i suoi progetti – come tutte le altre. Il secondo invece sembra dimenticarsi degli interessi nutriti dalle società della Silicon Valley, di cui un tempo anche lui era parte.

Ma lo scontro tra Anthropic e Casa Bianca è anche politico. Dario Amodei, il ceo, aveva pubblicamente sostenuto la candidatura di Kamala Harris, sfidante di Trump alle ultime elezioni. In un post condiviso prima delle elezioni per spingere le persone a votare per la leader dei Democratici, Amodei equiparava il tycoon a “un signore della guerra feudale”. Con Harris condivideva anche le preoccupazioni sull’IA, espresse durante un incontro con l’allora vicepresidente incentrato proprio sul tema.

Non è un caso quindi che l’amministratore delegato non sia mai comparso nei vertici tecnologici organizzati dall’attuale governo. Con cui però ha più di un legame. Ci sono infatti i contratti con il Dipartimento della Difesa (da poco ribattezzato del Dipartimento della Guerra), inclusa una commessa con la National Security Agency. Tutto questo rischia di andare perduto per due visioni che collidono. Su Amodei, il Wall Street Journal titolava un mese fa: “La lotta solitaria di un ceo del settore tecnologico contro Trump”. E non è mai una buona idea.

Casa Bianca e Anthropic ai ferri corti. Colpa dell'approccio sull'IA

Lo zar dell’intelligenza artificiale David Sacks ha criticato un post del co-fondatore Jack Clark, in cui ribadiva di fare attenzione ai pericoli derivanti dallo sviluppo sfrenato. Non è la prima volta che l’azienda si mette di traverso all’amministrazione Trump, specialmente sulla regolamentazione, con il rischio isolamento all’orizzonte

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