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In queste stesse ore si sta aprendo un nuovo canale diplomatico che collega Teheran, Roma e Parigi, con la speranza di ristabilire un traffico stabile nella fornitura di energia attraverso lo stretto di Hormuz, secondo quanto riportato dal Financial Times. Tre funzionari a conoscenza dei fatti avrebbero infatti riferito alla testata britannica che i colloqui, ancora in fase preliminare, vedrebbero la Francia e l’Italia tra i principali attori impegnati nel portare avanti questo negoziato con l’Iran, facendo leva sulla loro presa di posizione in favore della neutralità rispetto all’alleato statunitense.

Contemporaneamente, nelle capitali europee si discute anche della possibilità di rafforzare la presenza navale nella regione per garantire la sicurezza delle rotte energetiche. Diverse compagnie di navigazione stanno infatti guardando alle marine occidentali come potenziale strumento di protezione per le petroliere dirette verso il Golfo. Italia, Francia e Grecia dispongono già di unità navali nel Mar Rosso nell’ambito della missione europea Aspides, ma l’ipotesi di estendere forme di scorta fino allo stretto di Hormuz resta estremamente delicata. Secondo fonti citate dal Financial Times, nessuna marina europea sarebbe disposta a impegnarsi in operazioni di scorta se esiste un rischio concreto di attacco, poiché ciò potrebbe essere interpretato da Teheran come un coinvolgimento diretto nel conflitto e innescare una pericolosa escalation militare.

A breve distanza è arrivata la smentita sull’esistenza di negoziati bilaterali da parte di Palazzo Chigi e della Farnesina. L’Eliseo al contrario non ha ancora commentato la cosa.

A complicare ulteriormente il quadro vi sono le divisioni interne tra gli stessi Paesi europei. Se alcune capitali ritengono necessario aprire un canale di dialogo con Teheran per evitare un blocco prolungato delle forniture energetiche, altre guardano con maggiore scetticismo a questa strategia diplomatica, temendo che possa essere interpretata come una concessione politica all’Iran. Secondo funzionari citati dal quotidiano britannico, all’interno dell’Unione europea convivono visioni molto diverse su come gestire la crisi, rendendo più difficile definire una posizione comune e coerente.

In questo contesto, l’Italia potrebbe trovarsi in una posizione particolarmente favorevole per svolgere un ruolo di mediazione, come emerso anche nelle dichiarazioni rilasciate dall’ambasciatore iraniano in Italia Mohammad Reza Sabouri a Formiche.net. Roma ha cercato di mantenere una linea prudente, sostenendo la necessità di garantire la libertà di navigazione nello stretto senza essere percepita come parte diretta del confronto militare. Tuttavia, il successo di qualsiasi iniziativa diplomatica resta tutt’altro che scontato. Teheran potrebbe infatti avere un interesse strategico a mantenere almeno parzialmente la chiusura dello stretto, alimentando così la tensione sui mercati energetici globali. Il rialzo dei prezzi del petrolio e del gas rappresenterebbe infatti uno strumento di pressione indiretta sugli Stati Uniti e sui loro alleati, aumentando i costi economici del conflitto e rafforzando la leva negoziale dell’Iran sul piano internazionale.

 

Diplomazia a trazione italo-francese? Cosa dice il Financial Times sulle trattative con l'Iran

Mentre lo stretto di Hormuz resta di fatto bloccato e i prezzi del petrolio salgono, il Financial Times lancia la notizia che Roma e Parigi stanno tentando la via del dialogo con l’Iran. Palazzo Chigi però smentisce, l’Eliseo no. Sullo sfondo restano le divisioni tra gli Stati europei e il timore che Teheran voglia sfruttare la crisi energetica per fare pressione sugli Stati Uniti

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