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Il contenzioso Francia-Gran Bretagna sulle licenze da rilasciare ai pescatori francesi per operare nel Canale della Manica resta aperto. Dopo le scintille di ieri, oggi da Londra un ultimatum: Parigi ha 48 ore di tempo per ritirare le sue “irragionevoli minacce” di ritorsioni, altrimenti scatterà una contro-risposta. Inclusa la denuncia di violazione del trattato di libero scambio sottoscritto con l’Ue per il post-Brexit.

Le autorità francesi hanno fermato un peschereccio britannico al largo di Le Havre; a un altro è stato mandato un avviso per evitare di pescare in acque che i francesi considerano territoriali. Parigi ha inoltre reso pubblica una lista di sanzioni — che comprende l’inserimento di dazi, l’aumento della tariffazione sull’energia elettrica, la chiusura delle acque territoriali alla pesca britannica). Il governo francese potrebbe decidere di applicarle da domani, 2 novembre, se il Regno Unito non cambierà l’assegnazione delle licenze di pesca — fornite in misura ridotta ai pescherecci francesi.

Il braccio di ferro è in corso, e in questo momento la Francia ha un vantaggio: la Manica isola — più che rendere indipendente — il Regno Unito. La questione della pesca é un fatto minore, Ma comprende aspetti cruciali. Parigi vede Londra come un competitor più che un alleato: la relazione con gli Stati Uniti, la presenza inglese nell’Indo Pacifico — in cui i francesi si sentono componente regionale (mal digerito il ruolo giocato nell’Aukus). Londra vede Parigi come un ostacolo per la costruzione di un rapporto con l’Ue dopo Brexit e di voler usare la Nato a proprio vantaggio.

Tra Londra e Parigi c’è molto di più che uno scontro sulla pesca

Francia e Regno Unito ai ferri corti. La pesca sulla Manica nasconde divisioni e competizioni su dossier strategici. Parigi vede Londra come un competitor più che un alleato. Mentre Londra considera Parigi un ostacolo per la costruzione di un rapporto con l’Ue dopo Brexit e…

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Il G20 parallelo delle donne. Non solo vacanze romane

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