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Criptovalute, stablecoin private e Cbdc (Central Bank Digital Currencies). Il cittadino medio (europeo e non solo) avrà presto a disposizione una scelta di strumenti e metodi pagamento mai vista prima, tutti tendenzialmente alternativi e in concorrenza tra di loro, anche perché espressione di tre antitetiche forme di controllo: decentralizzata, privata e pubblica. In questo scenario, si sta muovendo la BCE, tramite il membro dell’esecutivo Fabio Panetta, in una vera e propria campagna di promozione dell’euro digitale, prima ancora che questo sia effettivamente realizzato.

Un prototipo di moneta potrebbe essere disponibile nel 2023, ma il senso di questa campagna, e dell’euro digitale stesso, è stata chiarita da Panetta nel corso di una audizione presso la Commissione problemi economici e monetari dell’Europarlamento in cui ha affermato che il ruolo della moneta unica digitale servirà “per preservare la nostra sovranità monetaria e il grado di apertura e concorrenza del mercato dei pagamenti” aggiungendo che per farlo è necessario intervenire in tempi rapidissimi.

Anche il presidente Consob Paolo Savona ha più volte richiamato l’attenzione sul tema invocando una nuova “Bretton Woods” per evitare che la convivenza tra cripto e monete fiat conduca ad una sorta di “far west finanziario” come lo ha definito.

In effetti, sia dal punto di vista tecnologico sia da quello monetario i governi sono ormai costretti ad inseguire dal punto di vista normativo le evoluzioni tecnologiche di tale ambito, tanto che sempre più di questi prevedono progetti indirizzati ad una propria CBDC tra cui, da ultima, anche la Russia, la cui Banca Centrale ha annunciato nei giorni scorsi l’avvio della fase di test sul rublo.

Per quanto riguarda i competitor, nel corso del suo roadshow, Panetta ha ricordato che oggi “il valore delle criptovalute è maggiore del valore delle attività cartolarizzate prima della crisi finanziaria globale del 2008”. E’ evidente che ci sia grande richiesta di asset digitali e che, come rilevato anche da Panetta, la Bce intenda legittimamente soddisfare tale richiesta prima che lo facciano altri, nonostante la pericolosità di strumenti come i bitcoin che ne giro di pochi giorni sono passati dall’ennesimo massimo storico ad un calo vertiginoso.

Quanto alle stablecoin private, invece, ad esempio, il progetto Diem di Facebook è quello verosimilmente più pronto ma ad ogni aggiornamento sembrerebbe uscirne sempre meno ambizioso, forse anche a seguito dei vari interventi dei censori pubblici, tanto da destare meno pensieri rispetto all’epoca del suo annuncio. È, però, evidente che l’iniziativa di Facebook abbia indicato una potenziale strada che ora, anche a seguito  degli studi sul metaverso, potrebbe essere ulteriormente sviluppata proprio al fine di creare un’economia parallela di fatto.

Sia l’esempio di Facebook sia quello dei Bitcoin mettono però in evidenza quanto le autorità centrali siano essenzialmente tagliate fuori dal governo di una politica monetaria che abbia al centro tali asset. Inoltre, consumatori e risparmiatori, così come le imprese, sarebbero fortemente esposti e ben poco tutelati nei confronti della speculazione sulle cripto e rispetto alla potenziale insolvenza che potrebbe riguardare una valuta digitale privata, ciò che, ha evidenziato Panetta, non potrebbe accadere con l’euro digitale che “consentirebbe ai cittadini di avere sempre accesso a una solida riserva di valore”.

Come detto, però, le norme il più delle volte seguono le evoluzioni tecnologiche ed è su questo punto che Fabio Panetta ha recentemente esortato gli organi legislativi europei affinché prendano in considerazione l’adozione di adeguati strumenti normativi che favoriscano l’armonizzazione dell’aquis communitaire con l’introduzione dell’euro digitale che, pur non richiedendo la modifica dei trattati, riguarderà certamente una fonte normativa di grande rilevanza come i regolamenti.

L’adozione dell’euro digitale, infine, non coinvolge un percorso essenzialmente tecnico ma soprattutto politico e sociale che riguarda molto da vicino la spesa quotidiana e gli investimenti dei cittadini europei, toccando aspetti come la privacy e l’accettazione dello strumento di pagamento da parte degli esercenti. Da questo punto di vista, quindi, la sua introduzione può apparire più complessa di quanto sembri (soprattutto in Italia) anche perché, al momento, nessuno sembra effettivamente essere così lungimirante dal sentire la necessità di uno strumento che richiederà anche un forte adeguamento delle competenze e degli strumenti digitali personali.

L’euro digitale si farà, ma se si faranno anche i suoi utilizzatori e se questi lo preferiranno rispetto alla grande disponibilità di monete ed asset digitali è la vera sfida di Fabio Panetta e della BCE.

(Immagine tratta da https://www.ecb.europa.eu/)

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