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“Saremo sempre amici e ottimi vicini, perché non vogliamo dominare nessuno”, ha detto il segretario del Partito Comunista cinese, il capo dello Stato Xi Jinping, rivolgendosi ai rappresentanti dei Paesi dell’Asean, l’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico. Il vertice virtuale Cina-Asean, con cui sono stati celebrati i 30 anni di dialogo, aiuterà la pace regionale, la stabilità e lo sviluppo, hanno comunicato i media statali cinesi. La Cina non cercherà mai l’egemonia né approfitterà delle sue dimensioni per “fare il prepotente” con i Paesi più piccoli, e lavorerà con l’Asean per eliminare le “interferenze”, ha detto Xi — secondo quanto del suo discorso è stato riportato dai giornali cinesi.

Se servono tutte queste rassicurazioni una ragione c’è: Pechino è percepito come un egemone che intende controllare tutta la regione. La narrazione del Partito/Stato deve abbattere queste percezioni, mostrare la Cina come portatrice di armonia e stabilità, secondo la linea classica del win-win: la penetrazione degli interessi cinesi permetterebbe ritorni positivi per gli altri. Quanto sia così realmente non è definito: il rischio è che quei Paesi che cooperano profondamente con la Cina — come gli europei dell’ormai “16+1”, o quelli africani — inizino realmente a subire i pesi di quella che veniva raccontata come una cooperazione quasi alla pari e che invece s’è dimostrata una forma di sfruttamento pro-cinese.

L’affermazione della sovranità sul Mar Cinese Meridionale, per esempio, non fa percepire Pechino nell’ottica win-win, ma la mette contro alcuni membri dell’Asean, per primi il Vietnam e le Filippine, ma anche il Brunei, Taiwan e la Malesi, che rivendicano anch’essi delle parti del bacino – nel quale invece la Cina intende dominare in modo egemone. Le Filippine hanno condannato giovedì le azioni di tre navi della guardia costiera cinese che hanno bloccato e usato cannoni ad acqua contro barche che portavano rifornimenti verso un atollo occupato dalle Filippine.

È una diatriba di lungo corso. Gli Stati Uniti venerdì hanno definito le azioni cinesi “pericolose, provocatorie e ingiustificate” e hanno avvertito che un attacco armato alle navi filippine invocherebbe gli impegni di difesa reciproca degli Stati Uniti. Il presidente filippino, Rodrigo Duterte, ha detto al vertice ospitato da Xi che “detesta” l’alterco e che lo stato di diritto è l’unica via d’uscita dalla disputa: faceva riferimento a una sentenza di arbitrato internazionale del 2016 che ha trovato la rivendicazione marittima della Cina senza alcuna base giuridica.

Questi passaggi non sono citati dai media cinesi, impegnati a diffondere la narrazione del Partito/Stato, ma rappresentano esempi concreti di come il rapporto Pechino-Asean proceda – in modo complicato, tra le relazioni economico-commerciali necessarie e le rivendicazioni di supremazia di Pechino. Tanto più se si considera che certi temi sono usati dalla narrazione statunitense per sottolineare come la Cina non sia un partner completamente affidabile.

A ottobre era toccato al presidente statunitense, Joe Biden, tenere un vertice col blocco Asean e assicurare a quei Paesi un impegno totale e positivo. Invece in questi giorni, contemporaneamente al vertice di Xi, c’è Londra sta cercando l’Asean: il governo britannico a inviato i delegati del raggruppamento a partecipare al G7 di dicembre come osservatori. Mossa di accerchiamento dello schema statunitense dopo il summit con Biden di ottobre.

Se Londra e Washington si muovono in questo senso, e Pechino nell’altro, ci sono altri due attori a cui i Paesi dell’Asean guadano con interesse. Il primo è il Giappone, principale investitore tra quelle nazioni e – finora, in futuro chissà – meno interessato ad ambizioni di carattere imperiale. Poi c’è l’Ue: l’Asean la vede come reale alternativa allo scontro tra potenze in atto (in cui Londra si è accodata sul lato Usa). Il ruolo bilanciato di Bruxelles viene apprezzato come “alternativa a quel modo molto muscolare di condurre le relazioni internazionali che ha Pechino”, aveva spiegato su queste colonne Valerio Bordonaro, direttore dell’associazione Italia-Asean.

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