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Unisci et impera. Marco Zanni non perde le speranze, “ci aggiorniamo dopo le elezioni in Germania”. Un gruppo unico dei conservatori in Ue si può, assicura l’europarlamentare della Lega e presidente del gruppo Id (Identità e democrazia). La famiglia sovranista a Bruxelles che oggi conta fra le sue fila i francesi di Marine Le Pen e i tedeschi di Afd potrebbe, vorrebbe diventare il pilastro di un nuovo raggruppamento con i popolari e i conservatori.

Il presidente di Forza Italia Antonio Tajani a Roma ha chiuso le porte.

È un leader di Forza Italia, che appartiene al Ppe, è normale che in pubblico giochi sulla difensiva.

Perché dietro le quinte c’è chi apre?

Non ancora a un gruppo unico. A una cooperazione più stretta con il nostro gruppo sì, per due motivi.

Quali?

Il primo: l’indebolimento del Ppe ha rafforzato le sinistre. I risultati elettorali lo dimostrano. Dall’altra parte, nonostante la stampa avversa e il fuoco amico, il supporto per i partiti in ID rimane alto.

Quindi?

È la prova che la tattica del “cordone sanitario” non sta funzionando, anzi si ritorce contro. E infatti una parte dei colleghi nel Ppe, quella che non appartiene alla fazione nordista, inizia a ragionare.

Insomma, non perdete le speranze…

Noi giochiamo una partita di lungo periodo. La leadership di Merkel è al tramonto e alle elezioni di domenica la Cdu farà con ogni probabilità il peggior risultato degli ultimi due decenni, cessando di essere il polo aggregatore all’interno dei popolari. Dopo l’uscita di Fidesz le fondamenta del Ppe sono meno solide di quanto sembra.

E sulle macerie voi volete costruire…

Non accadrà nel giro di una notte. Ma i tempi sono maturi per un discorso più ampio fra i tre partiti che compongono l’area cristiano-democratica e conservatrice all’Europarlamento.

Con i conservatori non è tutto rose e fiori. C’è stato anche qualche trasferimento..

Abbiamo avuto solo una fuoriuscita verso l’Ecr, Vincenzo Sofo. Dal 2019 i sondaggi sono cambiati ed è fisiologico che qualcuno a sua volta cambi idea. Detto questo con i conservatori cooperiamo: stare insieme in Europa è un percorso quasi obbligato se vogliamo avere voce in capitolo a Bruxelles.

Poi c’è il piano del supergruppo sovranista europeo. Chi volete dentro? Orban? Afd?

Orban certamente sì. Al momento AfD non sta prendendo parte al progetto. Auspichiamo che il percorso che sta portando avanti – non senza difficoltà – il leader Jörg Meuthen possa giungere a compimento. È tuttavia prematuro definire i contorni oggi, l’obiettivo è dare vita a un gruppo forte e alternativo alla sinistra che da troppo tempo condiziona l’Ue con le sue politiche fallimentari.

Responsabili con Draghi a Roma, sovranisti a Bruxelles. Non vi sta stretta questa doppia veste?

Forse può sembrare stretta. Ma la Lega lavora con responsabilità anche in Europa, abbiamo sostenuto alcuni provvedimenti della maggioranza, valutiamo giorno per giorno. E non torniamo sulle nostre scelte. Nel 2019 ci chiesero i voti per sostenere una Commissione che, col senno di poi, ha lasciato poche tracce, se non per qualche strafalcione.

Zanni, domenica la Germania sceglierà alle urne il dopo-Merkel. Un pronostico?

Una premessa: per cambiare l’Europa la Germania è fondamentale e siamo i primi a riconoscerlo, speriamo non ci sia un vuoto di mesi al governo. Purtroppo nutro poche speranze sulla possibilità che uno dei candidati porti a un cambiamento sostanziale della postura europea. Da Scholz a Laschet, i temi europei sono rimasti fuori dal dibattito.

Scholz come Merkel?

Parlano i fatti, anche lui si muove in continuità con la cancelliera uscente. Non propone nulla di dirompente sul piano europeo, come fece a suo tempo in campagna elettorale, almeno a parole, Emmanuel Macron.

Torniamo alla Lega, quella in Italia. Dopo un po’ di maretta ha prevalso una linea: i no-vax sono fuori. È d’accordo?

A me la linea sembra molto chiara: la Lega non è il partito dei no-vax, punto. Ma riconoscere l’utilità dei vaccini non significa avallare senza battere ciglio la discriminazione di chi, liberamente, sceglie un’altra strada. Convinciamo gli scettici con i fatti, chi non è d’accordo è libero di andarsene.

E infatti da voi Francesca Donato ha sbattuto la porta…

La collega si è trovata in contrasto aperto con la linea del partito e ha deciso di andarsene. Ma le divergenze andavano avanti da mesi, e anche su altri temi.

Dai vaccini al caso Durigon, dal Sud al Nord, a volte sembra ci siano due Leghe diverse. E una di queste non è entusiasta del governo Draghi.

Posso capire che per qualcuno non sia entusiasmante lavorare con forze politiche combattute fino a pochi mesi fa. Ma è stata una scelta di responsabilità: quando Salvini ha detto sì a febbraio, non lo ha fatto certo per prendere voti. Il sostegno al governo Draghi non è stata una scelta facile, la decisione di costruire una Lega nazionale neanche. Ma in entrambi i casi ne è valsa la pena.

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