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Tutto in queste ore sembra parlare il linguaggio del Mondo Nuovo. Complice la probabile svolta segnata dall’obbligo di Green Pass sui luoghi di lavoro, sembriamo proiettati – stavolta si spera per davvero – verso un nuovo inizio.

Inizio è sinonimo di costruzione e costruzione lo è a sua volta della parola cantiere. E di cantieri avremo un bisogno vitale nell’era del post Covid. Ma attenzione, non di cantieri di ricostruzione, né di ristrutturazione. No, siamo chiamati a lavorare tutti e insieme ad una Ripartenza ex novo: di un sistema economico, di un assetto sociale, perfino di un rinnovato codice etico e normativo. Guai a pensare di ripristinare i cardini e le consuetudini dell’era – che oggi ci appare archeologica – precedente rispetto alla pandemia. Quel mondo era sbagliato. Ne abbiamo prove inconfutabili. Ciò che di drammatico abbiamo vissuto nell’ultimo anno e mezzo è anche figlio di una modernità mal costruita, mediocremente assemblata, pessimamente vissuta.

La grande opportunità – ribadita in ogni occasione e da più parti – è costituita da quel bacino di risorse senza precedenti che è il Recovery Plan. I 191,5 miliardi di euro destinati all’Italia costituiscono la più imperdibile e storica delle opportunità. La Fondazione Guido Carli, che muove da sempre nello spirito e sulla scia del lascito morale e culturale dello statista che le dà il nome, mio nonno, lancia una proposta e individua un traguardo che forse può apparire un azzardo. Perfino una provocazione, per certi verso. Ma non lo è.

L’obiettivo che suggeriamo al governo e agli amministratori locali è quello di puntare alla trasformazione di quell’enorme investimento in arrivo in uno strumento per creare nuovi posti di lavoro. Ma con un impegno ben preciso, quasi matematico. Far sì cioè che venga assunto un lavoratore ogni 100mila euro spesi. Come è possibile realizzare l’obiettivo? Evitando la parcellizzazione della spesa in mille rivoli, impedendo che il budget confluisca nel mare indistinto della spesa corrente. In una sola parola, far sì che l’ingente mole di risorse si trasformi in puro investimento, alimentando e potenziando il sistema produttivo. Anche indirettamente, migliorando l’intera rete infrastrutturale del Paese. Ma soprattutto aiutando le categorie produttive con un sistema di detassazione dei costi del lavoro e delle spese per investimenti nelle aziende.

Il conto sarebbe presto fatto: se tutti i 191,5 miliardi di euro venissero utilizzati a pieno, garantendo la creazione di un posto ogni 100 mila euro investiti, si potrebbero creare nell’arco del quinquennio previsto 1 milione 191 mila nuovi occupati. Quasi due milioni di lavoratori stabili.

Allora sì, la scommessa del presidente Draghi, ma soprattutto dell’intero Paese, andrebbe considerata vinta. La missione compiuta.

È un proposito virtuoso col quale cominciare la costruzione del “Mondo nuovo”, come lo abbiamo definito con la convention organizzata dalla Fondazione Guido Carli per il 3 dicembre e che si terrà nella sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica.

Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha fissato quelle che potrebbero essere considerate le regole d’ingaggio del cantiere appena aperto. “Dobbiamo impegnarci, tutti insieme, per una ripresa dell’economia globale sostenuta, durevole, e che non lasci indietro nessuno”. Ecco il punto di svolta. La necessità di costruire il nuovo senza lasciare per strada i più fragili, i più deboli, coloro che non hanno un lavoro e quelli che lo hanno precario.

Perché è vero che l’Italia vive già un periodo di forte ripresa, migliore rispetto a quello che avevamo immaginato anche solo qualche mese fa. Le previsioni del Governo stimano una crescita intorno al 6% per quest’anno, a fronte del 4,5% ipotizzato in primavera. Di più, la produzione industriale ha superato a luglio il valore registrato prima dell’inizio della pandemia; le esportazioni nel secondo trimestre di quest’anno sono state del 4,8% più alte rispetto allo stesso periodo del 2019. Per non dire del dato forse più importante: il miglioramento dei parametri dell’occupazione, decisivi per il risanamento dell’economia reale. A luglio il numero dei lavoratori in termini assoluti è cresciuto di oltre 400mila unità rispetto all’anno precedente, come ha sottolineato il premier Draghi nella recente assemblea di Confindustria. Insomma, il mercato del lavoro è ripartito.

Ma il cammino è ancora lungo. Ognuno è chiamato a fare la propria parte. Nell’appuntamento della Fondazione Carli in programma a dicembre, top manager, esponenti del mondo delle istituzioni e della grande imprenditoria ne parleranno, confrontando progetti e idee. I cantieri sono aperti. La costruzione del Mondo nuovo è già iniziata.

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