Skip to main content

Intrigo a Varsavia. La corte costituzionale polacca ha decretato che alcuni articoli dei trattati dell’Ue sono “incompatibili con la Costituzione dello stato polacco e che le istituzioni comunitarie agiscono oltre l’ambito delle loro competenze”. Nel frattempo, Grecia, Danimarca e altri dieci stati chiedono fondi per costruire difese anti profughi, a spese della Comunità Europea. Insomma la situazione sobbolle. Per cercare di sbrogliare una matassa in bilico tra il diritto, la geopolitica e i trattati internazionali, abbiamo fatto due chiacchiere con Giovanni Guzzetta, ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico, Università Tor Vergata.

Professore, partiamo dal caso della Polonia. Dal punto di vista giuridico, come valuta il pronunciamento della corte costituzionale polacca?

Il problema in questo caso è di merito e non si può definire in astratto. Il diritto costituzionale dei paesi dell’Ue si è assestato secondo uno schema che prevede il primato del diritto europeo, salvo che questo non incida su scelte fondamentali dello stato nazionale. I cosiddetti controlimiti. L’articolo 4 del trattato sull’Unione Europea sancisce che l’Ue deve rispettare l’identità nazionale insita nella struttura fondamentale politica e costituzionale degli Stati. In astratto, la posizione della corte costituzionale polacca non è necessariamente in contrasto con l’assetto di rapporti fra il diritto nazionale e quello europeo. Il problema per l’appunto è di merito. Il tribunale costituzionale non si limita ad affermare la dottrina dei controlli ma, tra l’altro, contesta in radice la possibilità del diritto europeo di derogare a qualsiasi norma costituzionale.

Ma è l’aspetto politico quello più rilevante.

Sul piano politico, siamo in un momento nel quale l’Europa vive una forte contraddizione. Da una parte riesce con le scelte in materia di reazione alla crisi pandemica a trovare uno slancio impensabile (solo qualche tempo fa), ma vive molti venti di crisi. A partire dalla Brexit. La vicenda polacca indica che siamo giunti al punto in cui si impongono delle scelte su cosa l’Europa vuole essere. Come si esca da questa situazione, lo determinerà la politica.

Giorgia Meloni si è espressa favorevolmente rispetto al pronunciamento della corte di Varsavia. Che ne pensa?

L’indirizzo di Meloni è diverso dalla maggioranza che sostiene il governo italiano. E’ un pensiero foriero di visioni molto diverse dell’Europa, che però come dimostra il caso polacco e non solo, ha molti seguaci. È giunto il momento di farci i conti. Questa crisi dell’Europa dipende fondamentalmente dal fatto che non si è mai sciolta l’intrinseca tensione che c’è nell’edificio istituzionale tra la dimensione inter-governativa e la dimensione democratico-federale. Un dualismo che ci portiamo dietro dalle origini, ancora irrisolto.

Un fattore che corrobora la lettura sulla crisi europea è la richiesta, avanzata da dodici stati, di costruire barriere anti-migranti.

Tutti gli studiosi riconoscono che il tema delle politiche migratorie sia una delle sfide fondamentali per le democrazie contemporanee: non si può eludere. Chi ha fatto questa proposta, ritiene che la scelta di irrigidire i confini debba essere espressione di una politica condivisa nell’unione europea. Altri, ovviamente, non la pensano. Siamo di fronte a uno scontro politico sull’indirizzo da seguire rispetto a questa sfida epocale. Siamo Nel crogiolo della politica nel suo senso più profondo. In casi come questi, anche se ci fossero soluzioni giuridiche, sono soluzioni che non soddisfano tutti. Per questo alcuni chiedono un cambio di politica.

Come andrà a finire secondo lei?

In un contesto in cui le decisioni politiche salienti dipendono da equilibri sovra-nazionali e internazionali l’idea che gli stati singoli possano da soli far fronte all’enormità di questa transizione e di questa crisi dell’ordine geo-politico, è un’idea molto avventata. E la vicenda post-Brexit lo dimostra. Che ci debbano essere quantomeno dei livelli di aggregazione intermedia, sovranazionale, che consentano di fronteggiare la crisi dell’ordine mondiale, è inevitabile. Il problema è se la Ue, senza riforme profonde, possa essere all’altezza di potenze come Usa, Russia e Cina.

Davanti alla Polonia, l'Europa è a un punto di non ritorno. L'analisi di Guzzetta

Giovanni Guzzetta, ordinario di diritto pubblico a Tor Vergata, commenta la frattura della Polonia. “Siamo giunti al punto in cui si impongono delle scelte su cosa l’Europa vuole essere. Meloni non è la sola a schierarsi con il vento anti-Ue che soffia da Varsavia”

Quando il Nobel Parisi impedì a Ratzinger di parlare alla Sapienza

Il teologo Simone Billeci ricorda quando nel 2008 Giorgio Parisi, oggi insignito del premio Nobel per la Fisica, si oppose alla presenza di papa Benedetto XVI all’Università La Sapienza. All’epoca il pontefice rinunciò a partecipare, ma le frasi del discorso che non poté pronunciare davanti agli studenti restano attuali

Eat in Italy. Dove finisce l’identità culturale e inizia il nazionalismo alimentare

La giusta difesa dei prodotti tipici può scivolare da sacrosanta questione di orgoglio e di identità nazionale ad atteggiamento provinciale che si presta a strumentalizzazioni politiche. Come tra il Prošek croato e il Prosecco italiano. Il professor Igor Pellicciari dell’Università di Urbino spiega perché questa battaglia è un errore

Con la delega fiscale Draghi ha aperto un varco. Ma ora...

Al governo in carica andrà il merito, e non piccolo, di aver finalmente posto le basi e anzi consentito una compiuta revisione del sistema fiscale all’interno di un quadro largamente condiviso. Sul governo della prossima legislatura, invece, ricadrà la responsabilità dei contenuti. L’analisi di Nicola Rossi

Le differenze tra il Conte delle piazze social e quello delle urne

L’ex premier ha girato l’Italia, con pochi fondi e molta fatica, ed è riuscito a riempire le piazze e far impennare l’engagement social di ogni città che ha visitato. Eppure questo non si è tradotto in consensi elettorali. Domenico Giordano di Arcadia, numeri alla mano, analizza questa incongruenza

La nuova guerra del clima arriva a Glasgow. Basterà?

Tutti sono consapevoli che l’appuntamento di Glasgow sarà una tappa fondamentale per concordare una “road map” che metta in essere quegli interventi necessari per  contenere entro 1,5°C l’aumento della temperatura. Le premesse ci sono tutte; adesso occorre tradurle in azioni concrete

Meloni? Lontana dal fascismo. Draghi non andrà al Colle. Parla Valditara

L’ex senatore di Alleanza Nazionale dopo le inchieste che coinvolgono Fratelli d’Italia e il risultato deludente alle urne. “Al centrodestra serve classe dirigente e la Lega deve tornare ai fondamentali delle origini”. Draghi al Quirinale? “Un tacchino (i parlamentari) non si apparecchia il pranzo di Natale”

Ecco perché la propaganda di Pechino rievoca l’incontro Xi-Fico

Il Global Times ricorda una domanda posta nel 2019 dal presidente della Camera al leader cinese. Il fuori programma colpì i diplomatici per la sua spontaneità. Ma oggi torna attuale per le mosse del governo su Cdp Reti e per l’irritazione cinese sul ruolo assegnato a Nancy Pelosi durante la pre-Cop26 a Roma…

La Russia prepara una flotta per dominare l’Artico

Una Flotta dell’Artico potrebbe dominare il quadrante in cui Putin vuol veicolare le rotte commerciali globali. L’annuncio serve anche per giocare d’anticipo davanti a concorrenti importanti, come la Cina

Intelligence economica, è tempo di una struttura nazionale (come in Francia)

Se vogliamo che l’Italia continui a mantenere un ruolo di primo piano a livello internazionale, dobbiamo rapidamente aggiornare gli strumenti essenziali per la nostra competitività. La riflessione di Enrico Borghi, membro Copasir e responsabile politiche della sicurezza Pd

×

Iscriviti alla newsletter