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Dalle elezioni nella Repubblica Federale Tedesca dipende, in gran misura, il futuro dell’Italia. Le economie dei due Paesi sono strettamente connesse. Come ha sottolineato, il Presidente della Repubblica, Sergio Matterella nell’ultimo incontro (settembre 2019) con il Presidente della Repubblica Federale tedesca Frank-Walter Steinmeier: “L’apparato produttivo del nostro Paese – ha sottolineato – è fortemente integrato con quello tedesco, tra le nostre economie c’è una rapporto di interdipendenza”. Nel 2019 – ma anche nei tre anni precedenti – la Germania è il primo fornitore e il primo cliente dell’Italia. Quest’ultima è il sesto fornitore e il sesto cliente della Germania.

Il volume dell’interscambio bilaterale nel 2019 è stato pari a circa 127,7 miliardi di euro. L’export tedesco ha raggiunto un ammontare di 69,6 miliardi di euro e un import di 58,1 miliardi di euro. Questi numeri confermano un saldo negativo per l’Italia della bilancia commerciale bilaterale di 11,4 miliardi, come per gli anni passati. I rapporti di subfornitura esistenti tra i due Paesi sono talmente consolidati da poter essere qualificati quali relazioni di mutua dipendenza.

L’Italia esporta soprattutto metalli di base e prodotti in metallo (esclusi macchine e impianti; la percentuale sull’export complessivo è in questo caso il 15,4), macchinari e apparecchi (13,8%; la Germania è la prima destinazione dell’export italiano di componentistica auto) e mezzi di trasporto (11,2).

La Germania importa dall’Italia invece mezzi di trasporto (il 17,4% sull’import totale della Germania), sostanze e prodotti chimici (12,8%) e macchinari e apparecchi (12,2).

Un cenno a parte merita l’interscambio con la Germania nel settore ortofrutticolo. Il mercato tedesco rappresenta il più rilevante bacino di destinazione dell’export italiano in questo settore, mentre per i consumatori tedeschi negli ultimi anni l’Italia rappresenta il terzo Paese d’importazione dopo Paesi Bassi e Spagna per ortaggi, legumi e radici e il secondo per la frutta, dopo la Spagna.

I flussi di investimento sono significativi in entrambe le direzioni: si stima infatti che le imprese tedesche partecipate o controllate da capitale italiano siano oltre 2.100, occupando più di 81.000 dipendenti. Reciprocamente, gli investimenti tedeschi in Italia sono ripartiti su oltre 1.800 imprese, creando circa 125.000 posti di lavoro. Gli investimenti diretti tedeschi ammontavano nel 2017 a ca. 35 miliardi di euro (fonte: Deutsche Bundesbank – aprile 2019), con focus sull’Italia settentrionale. Viceversa, gli investimenti diretti italiani in Germania, sempre secondo la stessa fonte, ammontavano a ca. 32,9 miliardi di euro.

La Germania, inoltre, è il primo Paese di provenienza dei turisti stranieri che giungono in Italia. Secondo gli ultimi dati a disposizione, le presenze tedesche in Italia nel 2017 sono state più di 59,3 milioni, cifra pari al 28,2% delle presenze complessive a livello nazionale.

In più di un’occasione le posizioni tedesche nei momenti decisionali cruciali delle politiche europee siano state in linea con le necessità del nostro Paese. Dal supporto indiretto in favore dell’Italia durante crisi del debito nel 2011 alla suddivisione dei fondi del Next Generation-Recovery Fund e all’accordo di Malta tra i ministri Lamorgese, Castaner e Seehofer, la Germania sembra oggi essere il più affidabile, alleato italiano al tavolo di Bruxelles.

Ma da dove giunge la “solidarietà” tedesca nei confronti del nostro Paese? Con buona pace degli idealismi che tanto ci appassionano, è difficile ipotizzare di trovare la risposta nello spirito di solidarietà europeo. Il filo che unisce i due Paesi è, infatti, principalmente economico, ed è proprio questa connessione a spingere i due governi, spesso in disaccordo formale, a sostenersi l’un l’altro nei momenti più emergenziali.

Riconoscere la profondità dei rapporti commerciali impone però anche una riflessione sulla interazione tra le politiche economiche dei due Paesi. Ciò che viene deciso a Berlino ha profonde ricadute sull’Italia.

A Berlino verranno prese decisioni importanti nei prossimi mesi per due ordini di determinanti: a) la situazione della Repubblica federale oggi b) i programmi con cui i principali partiti si presentano all’elettorato,

Nei sedici anni di Cancellierato, Angela Merkel ha correttamente dato la priorità al superamento delle crisi (quella dell’euro nel 2010-11, quella migratoria nel 2018, quella della pandemia iniziata nel 2020) e all’assicurare stabilità, trascurando però alcuni aspetti strutturali di fondo. La Germania ha un parco di infrastrutture fatiscente come sa chiunque guida sulle autostrade tedesche in estate, un sistema di istruzione essenzialmente rimasto ciò che era alla fine dello scorso millennio, la decisione veloce (d’impeto dopo l’incidente di Fukushima) di chiudere le centrali nucleari sta innescando un aumento dei costi di produzione, il Paese sta perdendo punti in materia di digitalizzazione (dal 2016 al 2020 è passato dal 15simo al 18simo posto in graduatoria, secondo l’Institute for Management Development di Losanna). Richiederebbe, quindi, un programma di sviluppo strutturale con forte accento sulla spesa pubblica per investimenti.

A ragione anche delle alluvioni che hanno tormentato parte della Repubblica Federale lo scorso luglio, i programmi dei tre maggiori partiti convergono su un punto: transizione ecologica e lotta al cambiamento climatico. Obiettivo sensato ma che implica un modello di sviluppo economico differente da quello seguito per decenni, una minore crescita e un ridotto livello di importazioni dei beni per la manifattura rispetto al passato. Ciò vorrà dire che la Germania “trainerà” meno l’Italia di quanto ci siamo abituati. Occorre farsene una ragione.

Rivolta alla soluzione dei propri nodi strutturali e alla transizione ecologica per il cambiamento climatico, la Germania potrebbe essere meno pronta a venire a sostegno dell’Italia ove ce ne fosse bisogno, in materia di temi come il peso del debito pubblico. Occorre tenerlo presente.

Il filo che unisce l'economia italiana e le elezioni tedesche

Tra Italia e Germania la connessione è principalmente economica, ed è proprio questo aspetto a spingere i due governi, spesso in disaccordo formale, a sostenersi l’un l’altro nei momenti più emergenziali. Riconoscere la profondità dei rapporti commerciali impone però anche una riflessione sulla interazione tra le politiche economiche dei due Paesi

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