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Ci sono due morti a bordo, un britannico e un romeno, mentre il tanker per prodotti petroliferi “M/T Mercer Street” viaggia scortato dal gruppo da battaglia della “USS Ronald Reagan” verso il porto emiratino di Fujairah. Era partito da Dar Es Salam, in Tanzania, ma poco prima di entrare nel Golfo dell’Oman e risalire il Golfo Persico ha subito quello che viene definito un “incident”.

Il termine virgolettato fa parte di una scelta semantica precisa: in certe situazioni prima di ufficializzare l’accaduto si sceglie un termine neutro. Lo ha fatto per prima la Zodiac Maritime, società londinese che gestisce il cargo giapponese battente bandiera liberiana. Quello che è avvenuto nel Mar Arabico però non sembra affatto accidentale: mentre inizialmente i sospetti espressi dagli armatori parlavano dell’azione dei pirati, ora è più credibile un’altra forma d’attacco legata alle azioni dei Pasdaran.

I precedenti ci sono tutti, diversi. Il movente pure: distogliere l’attenzione dalle proteste degli assetati, secondo una pratica tipica dei regimi; ma anche sfogare le tensioni regionali dopo diversi attacchi aerei subiti dai proxy iraniani in Siria negli ultimi giorni; e dunque una vendetta. C’è in più la scelta del bersaglio, perché la Mercer Street è della Zodiac, società controllata dal magnate israeliano Eyal Ofer, capitale stimato da Forbes sugli 11 miliardi di dollari, nato a Haifa e diventato tra i dieci uomini più influenti del settore delle spedizioni via mare, partecipante assiduo del forum di Davos, collezionista d’arte e filantropo residente a Montecarlo. Insomma: un obiettivo perfetto per le “forze della resistenza” della Repubblica islamica.

Tra i vari pezzi per la ricostruzione, però, i più importanti sono i rottami, che secondo una fonte indicherebbero un metodo d’azione preoccupante: la nave sarebbe stata colpita da droni. È forse per questo che gli Stati Uniti si sono mossi immediatamente inviando anche esperti a bordo? Oltre alla scorta della portaerei Reagan, è arrivato un messaggio ufficiale del portavoce del dipartimento di Stato: condoglianze, preoccupazione, annuncio sulle attività per “stabilire i fatti”. La scelta dei termini è chiaramente accurata anche nel caso di Foggy Bottom, non si fanno sospetti sebbene si parli più chiaramente di “attacco” e non di “incident”. Lo stesso ha fatto il Foreign Office di Londra, esprimendo commiato per il concittadino ucciso, mentre anche il personale dello UK Maritime Trade Operation di Dubai è già al lavoro per le indagini.

La situazione è delicata perché “Israele risponderà presto all’attacco con droni suicidi iraniani alla nave Mercer Street”, dicono le fonti ai giornalisti della regione. Niente di eccezionale comunque, se si considera che certe schermaglie durano ormai dall’estate del 2019 e che i raid israeliani contro i proxy regionali dei Pasdaran sono praticamente costanti dal 2012. Sebbene quasi mai rivendicati ufficialmente, la prossima azione dello stato ebraico potrebbe essere però resa pubblica: la presenza di due morti non è accettabile e sarebbe una copertura all’azione davanti alla Comunità internazionale.

“Ho incaricato le ambasciate a Washington, Londra e alle Nazioni Unite di lavorare con i loro interlocutori nel governo e le delegazioni competenti nella sede dell’Onu a New York”, ha detto venerdì su Twitter il ministro degli Esteri israeliano Yair Lapid: “L’Iran non è solo un problema israeliano, ma un esportatore di terrorismo, distruzione e instabilità che stanno danneggiando tutti noi. Non dobbiamo mai tacere di fronte al terrorismo iraniano, che lede anche la libertà di navigazione”, ha aggiunto.

L’attacco con i droni è il problema. Gli Stati Uniti sono molto preoccupati delle capacità tecnologiche raggiunte dall’Iran, da dove i Pasdaran fanno arrivare i mezzi (pronti o da assemblare) ai vari gruppi sciiti che usano per tessere una tela di influenza/presenza nell’areale che va dallo Yemen all’Afghanistan. Secondo uno scoop del Wall Street Journal, l’amministrazione Biden sta valutando ulteriori sanzioni contro l’Iran prendendo di mira le reti di rifornimento utilizzate per costruire droni e missili di precisione. Washington sta cercando di spostare su queste preoccupazioni per le nuove capacità raggiunte anche l’Unione europea e magari trovare un coordinamento sulle nuove misure. L’Ue tra le altre cose è presente lungo il Golfo Persico con la missione Emasoh, di cui adesso fa parte anche l’Italia e ha come obiettivo il controllo dei traffici marittimi lungo lo Stretto di Hormuz (poco a nord del fattaccio del Mercer Street).

Questo sforzo diplomatico americano sui droni si lega al fatto che i funzionari della sicurezza occidentale sostengono di vedere quelle capacità aeree (viste in azione già diverse volte) come il pericolo più immediato per la stabilità del Medio Oriente. Minaccia considerata superiore ai programmi iraniani di arricchimento nucleare e missili balistici. Il 5 agosto il nuovo presidente iraniano Ebrahim Raisi inaugurerà il suo corso — alla cerimonia parteciperanno diverse delegazioni istituzionali, ma non politiche come raccontato da Gabriele Carrer: spiegano fonti parlamentari a Formiche.net che “le istituzioni italiane hanno deciso di allenarsi con gli altri Stati europei decidendo di inviare all’evento soltanto i diplomatici”. È un segnale rispetto al consenso raccolto dal suo predecessore, il pragmatico-riformista Hassan Rouhani. L’Ue ha raramente attivato nuove sanzioni all’Iran dalla firma dell’accordo sul nucleare Jcpoa; gli Usa che dal Jcpoa sono fuori (anche se lavorano per una ricomposizione) hanno attiva un’ampia panoplia di misure contro Teheran, che però esercitare la massima resistenza.

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