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Nel communiqué conclusivo della conferenza internazionale “Berlino-2” sulla Libia c’è una sezione dedicata al piano economico che ricorda quanto questo sia cruciale per il rilancio del Paese e dà un messaggio di come la Comunità internazionale legge la situazione attuale – ossia il processo di stabilizzazione che l’Onu ha affidato al Governo di unità nazionale, guidato da Abdelhamid Dabaiba col compito di traghettare il paese verso le elezioni già convocate per dicembre.

La questione delle riforme economiche segue immediatamente quella delle “Security Sector Reform”, indice di quanto certi aspetti siano delicati per il piano di sicurezza interna; elemento centrale da consolidare per la stabilità e l’equilibrio delle forze in campo. Si toccano tutti i grandi centri di potere, a cominciare dalle istituzioni finanziarie come la Central Bank Libya (CBL) e il fondo sovrano Libyan Investment Authority (Lia); si parla della legge di bilancio e della società petrolifera statale Noc.

Sulla banca centrale viene chiesta inclusività (ma anche conferma della leadership), apertura alle istanze complesse di tutte e tre le macro-regioni (Tripolitania, Fezzan, Cirenaica) e apertura al rinnovo della governance. Necessaria la riunificazione delle istituzioni, dopo che l’Est ha portato avanti un’attività parallela durante l’ultimo decennio di guerra.

Il documento berlinese chiede inoltre ai parlamentari libici i procedere all’approvazione del budget statale. La legge finanziaria è ferma alle discussioni tra i legislatori, e viene usata come arma di ricatto al governo Dabaiba. Nelle scorse settimane c’erano state posizioni oltranziste, rigidi blocchi che sembravano far intendere che il voto sarebbe stato vincolato anche alle nuove nomine nelle partecipate. Berlino chiede di evitare certe dinamiche politiche e pensare alle necessità dei libici.

Passaggio anche sulla Lia: si fa riferimento alle sanzioni Onu che da dieci anni limitano la capacità di azione del fondo, vengono descritte come forma di protezione e non di punizione, si assicura sostegno per ogni sforzo del portafoglio finanziario di Tripoli per migliorare i sistemi di trasparenza e gestione, ma non si fanno accenni alla possibilità di eliminare le misure sanzionatorie. Nemmeno per quel che riguarda l’investimento della liquidità di cassa tenuta ferma, necessità di cui aveva parlato invece il chairman.

Rassicurazioni sulla Noc, definita “l’unica, indipendente, e legittimata” oil company del paese, a cui sostanzialmente non viene chiesto di cambiare niente. “Respingiamo qualsiasi tentativo di danneggiare le infrastrutture petrolifere libiche, qualsiasi sfruttamento illecito delle sue risorse energetiche, che appartengono al popolo libico, attraverso la vendita o l’acquisto di petrolio greggio libico e derivati al di fuori del controllo della NOC e chiediamo la distribuzione trasparente ed equa dei proventi ricavati. Apprezziamo la pubblicazione mensile da parte del NOC delle entrate petrolifere, come prova del suo impegno per migliorare la trasparenza”.

Il petrolio è la principale fonte di ricchezza libica attualmente e deve essere usato nell’immediato per far ripartire il paese e l’economia. Dallo sfruttamento e dalla gestione passa la stabilizzazione della Libia, ma il comunicato fa un cenno anche alla diversificazione dell’economia. Sottinteso, la transizione energetica, che però non viene citata esplicitamente: non si parla della traiettoria verso la decarbonizzazione che il mondo sta prendendo. Occasione persa per mettere nero su bianco, in un ambiente protetto dalla Comunità internazionale, quello che i libici sanno perfettamente e per sottolineare davanti agli scetticismi l’importanza e l’opportunità che la transizione energetica offre in un paese come la Libia – di per sé una forza per la diversificazione economica.

Come in altre parti del communiqué emerge un passo misurato degli attori internazionali attorno al processo innescato in Libia. Dall’analisi della sezione economica si evince come l’assistenza all’attuale governo libico resta alta, ma anche che si affida a questo il ruolo di pontiere verso le elezioni democratiche (o ciò che le rappresenterà) e senza una visione permanente.

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