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Il giochino, alla fine, è riuscito. Donald Trump l’ha spuntata, almeno sulle compagnie di navigazione cinesi, notoriamente tra le più grandi del mondo per flotta e tonnellaggio. Nei giorni in cui Cina e Russia hanno ricordato al mondo la loro santa alleanza e potenza militare, l’America si aggiudica un punto a suo favore. E lo fa sul terreno dei dazi.

La stretta tariffaria imposta dagli Stati Uniti alle spedizioni cinesi prevede che i giganteschi cargo che attraccano nei porti americani paghino tasse molto alte per procedere con lo sbarco della merce. Ma c’è di più. Tale trattamento è riservato anche a tutte quelle compagnie, magari battenti altra bandiera, che ricevono finanziamenti e sovvenzioni dal governo cinese. Nelle intenzioni dell’amministrazione Trump, la nuova tassa dovrebbe scoraggiare le grandi compagnie di navigazione a comprare navi dalla Cina.

Questo ha ovviamente avuto il suo impatto. Nel senso che proprio tali società marittime che fino a questo momento hanno preso soldi da Pechino, ora hanno cominciato a cercare fonti di finanziamento alternative, proprio per non incappare nella tela fiscale. La stretta, d’altronde, c’è tutta. La commissione per la maggior parte delle navi di proprietà cinese ammonta a 50 dollari per tonnellata netta, con la possibilità di salire a 140. Tradotto, anche una modesta nave portacontainer di circa 20.000 tonnellate nette probabilmente pagherà circa 1 milione di dollari attraccare.

Insomma, le nuove regole prevedono il pagamento fino a 1,5 milioni di dollari per ogni scalo portuale fatto negli Stati Uniti da navi fabbricate in Cina e fino a un milione di dollari per ogni spedizione fatta con navi terze ma gestite e finanziate da aziende cinesi, a prescindere dallo stato di fabbricazione, e fino a un milione di dollari per qualsiasi compagnia di navigazione che abbia ordinato più del 50% delle nuove navi in cantieri navali cinesi, sempre per ogni scalo. Significa che se nel viaggio intercontinentale sono previsti due o tre scali negli Stati Uniti  la tassa raddoppierebbe o triplicherebbe. Tutto questo sta spingendo le grandi compagnie a tagliare i ponti con la Cina, soprattutto sul versante dei finanziamenti. Il che, per il Dragone, è un danno. Uno a zero per Trump.

Trump affonda le navi commerciali cinesi. A colpi di dazi

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