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Hamas si arrende a Gaza ma cerca di accendere un incendio in Italia? Ieri sera Roma è diventata un campo di battaglia con militanti “pro-pal” mascherati che facevano barricate e incendiavano auto in sosta. Erano in coda a una manifestazione enorme e in grandissima parte pacifica.
Ma è un allarme forte la durezza degli scontri e l’incongruenza degli slogan. Hanno urlato solo contro Israele, come se ci fosse un unico colpevole nella vicenda, e per la pace, come se fosse lontana quando invece l’accordo c’è stato e sta solo ad Hamas di liberare gli ostaggi.
Sono immagini non nuove, anzi antiche per la penisola che solo qualche decennio fa era il terreno di lotta della guerra fredda tra Occidente e blocco sovietico. Allora diventò molto peggio, questa volta, forti anche dell’esperienza passata, bisogna evitare lo scivolamento.
Il paese allora domò una guerra quasi civile con una formula articolata ma in essenza semplice e lineare.
Gettò acqua e non benzina sul fuoco; affrontò una “offensiva culturale” contro i radicali, che significava parlarci, non insultarli e sfuggire al dibattito; e diede condizioni migliori a tutti. L’opposizione fu responsabile perché spaventata.
La risposta “militare” di polizia fu ultima e molto misurata. Oggi tranne la risposta della polizia, ottima, il resto zoppica. Allora c’era una articolata regia estera, oggi è molto probabile che sia lo stesso. Qui non c’è da cercare impronte digitali, ma più concretamente un cui prodest.
La pace a Gaza danneggia innanzitutto la Russia di Vladimir Putin che nelle prossime settimane si troverà di nuove al centro dell’attenzione con la guerra in Ucraina. A Putin in teoria serve spostare l’attenzione, distrarre. L’Italia è un bersaglio ideale. È un paese profondamente diviso geograficamente e idealmente.
È facile per istinti nella nazione e forze esterne manipolare spinte centrifughe e tentare di portare la guerra civile nella penisola.
La questione deve essere posta chiaramente in questi termini e così affrontata, altrimenti la prossima Palestina poterebbe essere l’Italia. Ma la questione russa è trasversale al parlamento, interessa la destra e la sinistra.
Bisogna evitare di alimentare le fiamme ed eliminare con precisione e radicalità i piromani. Benissimo ha fatto in questi mesi delicati il ministro della difesa Guido Crosetto a cercare di parlare con tutti, dialogare con tutti per cercare di evitare ogni deriva.
Non altrettanto saggi sono stati altri nel governo che hanno parlato non come se dovessero governare tutto il Paese, ma come se a loro interessasse solo un pezzo che piace a loro. È folle, come sarebbe folle se l’opposizione non prendesse una distanza netta, politica da chi flirta con i filoHamas (non filo Palestina) e i filorussi che oggettivamente si avvantaggiano del caos italiano.
Le prossime ore potrebbero essere cruciali per il paese. Bisogna calmare gli animi ma anche rompere con chiarezza con tutte le forze che strizzano l’occhio ad Hamas e a Mosca.
Se non avviene rapidamente, il Paese rischia di avvitarsi in una spirale che potrebbe essere peggiore di 50 anni fa, perché oggi l’Italia è molto più fragile e impreparata di allora. Inoltre, rispetto ad allora le forze esterne di supporto al paese sono più distratte. È la chimica giusta per un incendio.

Scontri e slogan, evitiamo l’incendio dell’Italia. L'allarme di Sisci

Bisogna calmare gli animi ma anche rompere con chiarezza con tutte le forze che strizzano l’occhio ad Hamas e a Mosca. Se non avviene rapidamente, il Paese rischia di avvitarsi in una spirale che potrebbe essere peggiore di 50 anni fa, perché oggi l’Italia è molto più fragile e impreparata di allora. Il corsivo di Sisci

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