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Molto più di una testa di ponte. Un cuneo che entra, in profondità, fino ad arrivare al cuore dell’Europa industriale. Ancora incapace di reagire con freddezza e lucidità all’ascesa cinese su quattro ruote. Ne sa qualcosa la Germania, la cui industria ammiraglia è uscita decisamente suonata dalla sfida con i costruttori del Dragone, sul ring dell’auto elettrica. E così Byd, la più grande e temibile casa automobilistica cinese, capace di sfornare decine di auto al giorno e a prezzi fuori mercato, dunque ai limiti della concorrenza, fa un altro passo verso la conquista del Vecchio Continente. Viene da farsi una domanda: saprà l’Europa respingere l’assalto? Fermare il rullo compressore? Lo saprà fare la Germania, il cui cancelliere, Friedrich Merz, incontrerà tra poche ore Giorgia Meloni, a Roma?

Difficile dirlo. Ma una cosa è certa, la Cina avanza. Rilanciando la sua offensiva strategica proprio dal cuore del continente. Lo ha fatto per bocca del suo massimo dirigente, Wang Chuanfu, fondatore, presidente e ceo del colosso cinese, da Budapest, accanto al premier ungherese Viktor Orbán. L’annuncio è chiaro e ambizioso: Byd stabilirà in Ungheria il proprio primo centro europeo. Attenzione ai dettagli, che poi tanto dettagli non sono. Non un semplice impianto produttivo, ma il quartier generale operativo e strategico pensato per radicare il marchio in Europa, con funzioni di vendita, assistenza, testing e sviluppo di modelli localizzati. Una struttura che impiegherà 2 mila persone e che, insieme alla nuova fabbrica in costruzione a Szeged, delinea una presenza industriale di scala continentale. Architrave, un investimento da 248 milioni di euro.

La differenza c’è. Perché accanto alla capacità produttiva, si affiancherà quella strategica, tattica. Dal nuovo polmone di Byd, che conferma il feeling tutto industriale dell’Ungheria con la Cina, partiranno idee, accordi, nuovi modelli e nuove idee. Ancora più a ovest. Forse c’èra da aspettarselo. Pochi mesi fa, infatti, sono partiti i lavori per la realizzazione della gigafactory di Szeged, la prima fabbrica europea di automobili Byd, capacità massima 250mila vetture all’anno, destinata a impiegare fino a 10mila lavoratori, di cui un quinto ingegneri. Un impianto destinato non solo a produrre ma a plasmare veicoli pensati per le esigenze e le normative europee. Sembra quasi una manovra a tenaglia: dal primo trimestre del 2026 sarà operativo un altro impianto di pari capacità in Turchia, nei pressi di Smirne.

Potrà trovare l’Europa la forza di rispondere? La pressione sul fianco est è fortissima. Il mercato cinese dell’auto è in fase di saturazione, vale a dire che entro uno-due anni al massimo circoleranno in Cina più auto elettriche di quelle ad alimentazione tradizionale. E a chi venderanno auto green Byd e le sue sorelle se ogni famiglia cinese ne possiede già una? In Europa, visto che gli Stati Uniti possono ancora contare sullo scudo di Tesla. C’è poi il tema delle batterie e anche qui la battaglia sembra persa in partenza.

Catl, primo primo produttore mondiale di batterie, è pronta a quotarsi anche a Hong Kong e a raccogliere fino a 4 miliardi. Oggi Catl produce oltre un terzo delle batterie per auto elettriche vendute nel mondo, tra cui quelle utilizzate da Tesla, Mercedes-Benz, Bmw, Honda, Hyundai e Volkswagen. Ora però è tempo di alzare il tiro, imbarcando nuovi azionisti (di cui alcuni americani) e puntando così a un bottino multimiliardario per finanziare la sua continua espansione internazionale, in particolare in Europa. Un progetto che comprende una fabbrica su larga scala in Ungheria, progettata per rifornire importanti clienti del settore automobilistico come Mercedes-Benz, ma anche il potenziamento del sito produttivo in Turingia, nel cuore della Germania industriale. Appunto.

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