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“Un disastro assoluto”. Non usa mezze parole Michael Kratsios per parlare dell’AI Act dell’Unione europea. Il trentanovenne vive dietro le quinte della politica statunitense, poco conosciuto ai più. Ma è uno stretto consigliere di Donald Trump, cresciuto tra i palazzi istituzionali di Washington: prima ha ricoperto il ruolo di sottosegretario alla Difesa, poi è stato promosso a direttore tecnico durante il primo mandato del tycoon. Ora è direttore dell’ufficio per la politica scientifica e tecnologica della Casa Bianca, dove si occupa delle infrastrutture legate all’intelligenza artificiale e della promozione dell’educazione tecnologica. Quando parla alla Nbc di burocrazia, insomma, lo fa con consapevolezza. “Continuerò a indicare ai miei omologhi ministri della tecnologia i modi in cui possono creare un ambiente normativo che consenta all’intelligenza artificiale di prosperare, per assicurarsi che non corrano troppo con normative sovraccariche, come l’Eu AI Act”.

Sarebbe un attacco frontale all’Europa, se non fosse già stato detto e ridetto da Washington. L’approccio americano per vincere la sfida tecnologica è completamente differente da quello degli alleati e viene riassunto nel documento presentato a luglio, l’AI Action Plan. Diviso in tre sezioni – innovazione, infrastrutture, sicurezza – il piano è la Bibbia dell’IA con cui gli Usa chiedono meno “burocrazia e regolamentazione onerosa” che “ostacolano inutilmente lo sviluppo e l’implementazione”. L’AI Action Plan “ha definitivamente voltato pagina dal pessimismo e l’ostilità verso l’innovazione dell’intelligenza artificiale, che erano stati il segno distintivo dell’amministrazione Biden”, spiega Kratsios.

Con Trump è cambiato tutto: “Il presidente è stato molto chiaro durante i primi due giorni di mandato. Dovevamo voltare pagina e creare un piano che garantisse agli Stati Uniti la leadership mondiale dell’IA”. Per imporla ancor di più, la ricetta è inondare il mercato di tecnologia americana. “Abbiamo i migliori chip, i migliori modelli di apprendimento, le migliori applicazioni di intelligenza artificiale. E vogliamo offrire queste soluzioni ai paesi di tutto il mondo affinché possano trarre un beneficio”. In questo modo, si fidelizzano i clienti allontanandoli dalla Cina.

A sentir parlare Trump da Davos, dove è in corso il World Economic Forum, sembrerebbe che gli americani ci siano riusciti nell’arco di dodici mesi. “Stiamo guidando il mondo, siamo davanti alla Cina”, dice il presidente. Ammettendo però che c’è bisogno di “raddoppiare la produzione di energia” per alimentare i progressi tecnologici.

In questo senso sembrano venirgli incontro le Big Tech. Non per trovare nuova energia, ma per risparmiarne un po’. Microsoft ha presentato una strategia per ridurre il consumo di acqua, pagando di tasca sua i costi dell’energia e collaborando con le aziende di servizi locali per la realizzazione di nuovi data center. In quelli del progetto Stargate, OpenAI è pronta a tenere traccia dei costi energetici, così che non impattino sulla popolazione. Può sembrare un problema secondario ma, vista quanta energia richiede l’IA, assicurarsi che non ci sia alcuna rivolta popolare per il costo delle bollette può essere importante per il governo.

Michael Kratsios - X account

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