Skip to main content

Con la nomina degli ambasciatori nei Paesi “chiave”, anche le ultime caselle dell’amministrazione Biden stanno per essere riempite. A breve sarà anche il turno dell’Italia, dove il posto di Lewis Eisenberg (imprenditore e uomo “di fiducia” di Donald Trump) molto probabilmente dovrebbe essere preso da Jane Dorothy Hartley.

Figura di grande esperienza, la Hartley è legata a doppio filo al Partito Democratico statunitense e soprattutto alla precedente amministrazione Obama, essendo stata finanziatrice delle sue campagne elettorali e avendo già ricoperto il ruolo di capo missione a Parigi e Monaco durante il secondo mandato del ticket Obama-Biden.

Del resto, non dobbiamo stupirci se gli ambasciatori statunitensi – specialmente negli Stati più importanti per i rapporti internazionali della Casa Bianca – sono delle figure con un significativo ruolo politico: riportano infatti direttamente al Presidente e, per questo motivo, detengono con lui un rapporto fiduciario.

Con la nomina di Hartley sarà raggiunta con ogni probabilità un’ottima sintesi tra due esigenze potenzialmente contrastanti: la lealtà di partito (fondamentale per garantire questo rapporto diretto con il Capo dello Stato) e la competenza professionale, caratteristica irrinunciabile per gestire una missione diplomatica complessa come quella italiana. Il curriculum di Hartley è un ottimo biglietto da visita in tal senso, dal momento che la sua conoscenza ed esperienza delle questioni europee dovrebbero facilitare il suo insediamento a Roma e un coordinamento efficace con le altre ambasciate statunitensi nel Vecchio Continente.

Con il rinnovo del capo della missione diplomatica, come evolveranno in concreto le relazioni bilaterali tra Roma e Washington? I rapporti transatlantici sono stretti e profondi al di là della grande vicinanza culturale che lega i nostri due Paesi (basti pensare solo ai trenta milioni di cittadini americani di origine italiana).

Alla base dei rapporti internazionali degli Usa ci sono tre elementi principali: vision (il disegno strategico), execution (ovvero la capacità di dare seguito alle decisioni e di tradurre le componenti strategiche nel day by day delle azioni e delle iniziative quotidiane), e accountability (ovvero la necessità di rendere conto in maniera responsabile delle azioni messe in atto).

L’agenda dei rapporti italo-statunitensi si deve dunque innescare su questi tre pilastri ma, considerata la tradizionale condivisione di priorità e convergenza, non solo nel quadro dei valori fondanti della politica estera del mondo occidentale ma anche delle relazioni specifiche tra i nostri due Paesi, non dovrebbe essere un problema proseguire lungo un solco già tracciato da decenni.

Un solco che, anzi, potrà essere tracciato con maggiore decisione e chiarezza dopo la parentesi della presidenza Trump durante la quale anche le relazioni transatlantiche hanno vissuto dei momenti di tensione e qualche battuta d’arresto. Nei suoi primi mesi al potere, Biden ha dimostrato in modo inequivocabile la volontà di stringere nuovamente i rapporti con l’Europa, ad esempio smorzando i toni che si erano alzati per le dispute commerciali (pensiamo al controverso caso Airbus/Boeing).

La palla passa dunque ora nel campo europeo e italiano, con il nostro Paese chiamato ad assumersi importanti responsabilità. Innanzitutto in sede Ue, per garantire una solida ripresa economica dopo la pandemia. Ma anche in relazione alla difesa del nostro interesse nazionale, che si concentra sulla promozione del nostro “made in Italy” (di cui l’Usa è il mercato di sbocco principale) e sul nostro ruolo nel Mediterraneo allargato, nell’area Mena e nei Balcani. Gli Stati Uniti contano molto sulla possibilità che l’Italia giochi un ruolo attivo in questi contesti, soprattutto in riferimento all’agenda della Nato.

Ci sono dunque tutte le condizioni per un rilancio dell’asse Roma-Washington. A maggior ragione in un anno in cui la presidenza italiana del G20, unita alla co-presidenza della conferenza contro il cambiamento climatico COP26 insieme al Regno Unito, pongono l’Italia in una posizione irripetibile per poter fare da “sponda” tra gli Usa, gli altri Paesi europei e anche Londra (in una fase delicata come il post-Brexit).

A questo scenario potenzialmente ideale, aggiungiamo anche la guida di Draghi al governo: la fortuna di avere un premier così stimato ed autorevole a livello mondiale non potrà che aiutarci a migliorare ulteriormente le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti.

Italia-Usa, così Biden rilancia (con Hartley?). La nota dell'amb. Castellaneta

Mediterraneo, Libia, servizi digitali e rapporti commerciali, ma anche ripresa europea. L’agenda dei rapporti fra Italia e Stati Uniti è fitta e piena di sfide. La nomina di Jane Dorothy Hartley come ambasciatrice a Roma, se confermata, può dare uno slancio inedito all’amicizia fra i due Paesi. Il commento di Giovanni Castellaneta, già ambasciatore dell’Italia a Washington DC

Zitti e buoni. Pizzino cinese per la politica italiana

Un duro comunicato dell’ambasciata cinese a Roma tuona contro una risoluzione della Commissione Esteri della Camera che condanna la persecuzione degli uiguri in Xinjiang, “ingerenza negli affari interni cinesi”. E tradisce il nervosismo per un atto politico che può scrivere una nuova pagina dei rapporti bilaterali

Lukashenko, una mina vagante (anche per Putin)

Sarebbe un errore ridurre la figura di Alexander Lukashenko a quella di un semplice “burattino” di Mosca. In verità il dirottaggio dell’aereo Ryanair ha messo sull’attenti il Cremlino, che è preoccupato non poco della scaltrezza politica del dittatore bielorusso. L’analisi di Giovanni Savino (Accademia presidenziale russa, Mosca)

Salute, così l'Italia (con Draghi) torna al centro in Ue

I veri effetti (e il successo) del Global Health Summit di Roma si vedranno nel medio periodo. L’Europa torna al centro del G20 e rilancia la sua immagine nel contrasto al Covid. E Draghi rimette l’Italia al centro della (buona) amministrazione a Bruxelles. Il commento di Igor Pellicciari (Università di Urbino / Luiss)

Covid-19, il ritorno della versione del "virus cinese". Scrive Polillo

Se il sospetto circa una défaillance del laboratorio di Wuhan dovesse essere confermato le conseguenze, anche giuridiche, sarebbero rilevanti. Spetta ai dirigenti cinesi decidere dove collocarsi. Possono rendere un servigio all’umanità o cedere di fronte alla ragion di Stato. Ma, in entrambi i casi, non potranno cavarsela, come se niente fosse stato

QAnon, come proteggere la cyber-società. Parla Antinori

Lo studio di QAnon rivela una realtà già ibridata col mondo digitale, dove non esistono difese contro le distorsioni del reale. A che serve creare infrastrutture di controllo se non proteggiamo la cyber-socialità? Risponde Arije Antinori, professore di Criminologia e Sociologia della Devianza alla Sapienza di Roma

Corsa spaziale tra Usa e Cina. E l’Europa? Scrive Spagnulo

Lo Spazio è una frontiera geopolitica e commerciale, teatro di una competizione serrata tra americani e cinesi (e la Russia cuneo temibile tra i due rivali). L’Europa appare statica. Solo i dirigenti francesi sembrano ben consapevoli dei rischi che ne derivano e provano a fare asse con italiani e tedeschi tra accordi e contrasti. L’opinione dell’ingegnere ed esperto aerospaziale

Il sinodo probabile e i modelli di Chiesa. La riflessione di D'Ambrosio

La questione sinodo ha fatto emergere ancora di più una frattura latente nella comunità cattolica italiana. Ritrovarsi con un papa che lo vuole attuare e, pertanto, riformare la Chiesa secondo lo spirito conciliare, è ovvio che crei in alcuni settori tradizionalisti e reazionari molte resistenze. Il commento di Rocco D’Ambrosio, presbitero della diocesi di Bari, ordinario di Filosofia Politica nella facoltà di Filosofia della Pontificia Università Gregoriana di Roma

Così l’Egitto si rafforza lungo il corso del Nilo

Sisi sta rendendo l’Egitto una potenza regionale. Ecco le partnership con cui accerchiare l’Etiopia e far valere le sue rivendicazioni sul Nilo

Semplificazioni, i tre nodi risolti (o quasi) secondo Becchetti

L’approccio nei confronti di questi tre nodi conferma che lo spirito è quello giusto. Sintesi e compromessi ragionevoli tra diverse esigenze avendo a mente una scala di priorità che alla fine mette d’accordo le forze di governo che spesso si presentano sul tema con posizioni contrapposte. L’analisi di Leonardo Becchetti

×

Iscriviti alla newsletter