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Velivoli di sesta generazione, elicotteri del futuro e un’integrazione europea che fatica a partire. È il fermento che ruota intorno alla Difesa comune del Vecchio continente, su cui si addensano da giorni gli allunghi francesi per un progetto più ambizioso e più slegato dagli Stati Uniti, nell’ormai aperto dibattito sul concetto di “autonomia strategica europea”. Un fermento legato anche ai 7,9 miliardi di euro che Bruxelles metterà a disposizione dei programmi comuni da qui al 2027.

LE MOSSE DI PARIGI E BERLINO

In questo contesto si muovono i grandi programmi multinazionali. A dominare la scena europea sono tutt’ora i due progetti per il velivolo di sesta generazione, il Fcas franco-tedesco (con la Spagna) e il Tempest promossa dal Regno Unito, con a bordo Svezia e Italia. Come spiegato dal ministro Lorenzo Guerini a dicembre, in occasione della firma del memorandum per una “collaborazione paritaria” sul sistema allo studio con Londra e Stoccolma, non si esclude in futuro una convergenza, auspicata da esperti e addetti ai lavori. Al momento però, i due progetti procedono alternativi, in una corsa al miglior piazzamento quando si tratterà, in caso, di sedersi allo stesso tavolo.

LA SPINTA

Domani le ministre di Francia e Germania Florence Parly e Annegret Kramp-Karrenbauer si incontreranno, con il Fcas in cima all’agenda. È recente l’invito dei capi di Stato maggiore delle Aeronautiche dei tre Paesi impegnati nel progetto a procedere con determinazione per avere un dimostratore in volo nel 2026. A tal proposito, un anno fa sono arrivati i primi contratti di sviluppo per 150 milioni di euro (Fase 1A), nell’ambito di una previsione di costi pari a 4 miliardi. Sono andati alle imprese coinvolte, a partire dalle capofila del progetto, la francese Dassault Aviation e il colosso Airbus. Ora l’attesa riguarda l’avvio della Fase 1B, quella in cui si definirà anche il ruolo dell’industria spagnola, un altro dei temi delicati che sono apparsi rallentare la tabella di marcia, vista la controversia iberica su chi dovesse guidare l’impegno, se Indra o Airbus.

IL PROGRAMMA NATO

Ma dall’ala fissa all’ala rotante il passo è breve. E così oltralpe si registra da un paio di mesi un certo attivismo volto a guadagnare spazio sul futuro dell’elicotteristica. Qualche giorno fa, la testata specializzata Aviation Week ha raccontato le “preoccupazioni” di Parigi sul fronte del Next-Generation Rotorcraft Capability (Ngrc), il progetto lanciato in ambito Nato per creare un framework multinazionale volto a “combinare si sforzi su progettazione, sviluppo e consegna di un elicottero medio multi-ruolo”. A novembre vi hanno aderito Francia, Germania, Grecia, Regno Unito e Italia, siglando una lettera d’intenti che rappresenta il primissimo passo per studiare eventuali collaborazioni.

ALLUNGHI DI PARIGI

Secondo Aviation Week, Parigi sarebbe preoccupata dal possibile ingresso degli Stati Uniti, che sul tema della rivoluzione elicotteristica sono avanti grazie ai programmi già avviati oltreoceano. E così, la Francia ha presentato a Bruxelles, per ricevere i co-finanziamenti dell’Edf, il progetto Engr, aggiungendo all’acronimo Nato la “e” di European. Un paio di settimane fa, era stato invece il sito specializzato francese Meta Defense a riportare del corteggiamento di Airbus su Leonardo per procedere verso una soluzione europea.

LA RIVOLUZIONE DAGLI USA

Ma sono gli Stati Uniti a guidare il salto del “Next Generation Fast Helicopter”, nell’ambito dei programmi “trasformazionali” richiesti dal Pentagono all’industria americana. Due programmi sono già in campo nel quadro del “Future Vertical Lift”: il Fara per gli elicotteri da ricognizione e scorta, e il Flraa per quelli utility medio-pesanti. Al centro della rivoluzione proposta da Lockheed Martin e sviluppata dalla controllata Sikorski c’è la “tecnologia X2”, a doppio rotore. Secondo gli esperti trasformerò il modo di volare, portando gli elicotteri oltre i 400 chilometri orari, migliorando i consumi, riducendo il rumore e integrandosi con tecnologie di ultima generazione. A novembre, il capo di Stato maggiore dell’Aeronautica, Alberto Rosso, descrivendo il Future Vertical Lift parlava di “raddoppio della velocità” e “manovrabilità senza precedenti”.

LA POSIZIONE ITALIANA

Su tutto questo “già ci sono state numerose manifestazioni di interesse da parte di molti Paesi”, notava a dicembre il direttore Europa e Nato di Lockheed Martin Luigi Piantadosi in Commissione Difesa alla Camera. Non è un segreto che anche l’Italia guardi con interesse oltreoceano. Oltre alle audizioni dei vertici militari, il Future Vertical Lift è citato tra i programmi del Documento programmatico pluriennale della Difesa. “Il dialogo fra le controparti, istituzionali e industriali è tuttora in corso”, spiegava il ministro Lorenzo Guerini a metà novembre, partecipando a un evento di AmCham Italy in cui auspicava un più stretta collaborazione tra Italia e Stati Uniti.

IL QUADRO

Con i suoi allunghi, Parigi sembra volersi inserire nella partita, legando il tema alle prospettive della Difesa europea. Tuttavia, nonostante le ambizioni di Bruxelles e la spinta dei maggiori Paesi membri (Italia compresa) per avere fondi cospicui, alla Difesa europea saranno dedicati 7,9 miliardi di euro in sette anni nel bilancio dell’Ue. La formula del co-finanziamento dovrebbe alimentare gli investimenti dei Paesi membri, ma non è detto che ciò accada. È della scorsa settimana il report annuale dell’Agenzia europea per la Difesa (Eda) che offre il quadro della situazione. Nota un incremento rilevante nel valore complessivo dei bilanci dei Paesi membri, a fronte però di una riduzione dei programmi collaborativi. Significa che i Paesi hanno speso di più, ma non per progetti cooperativi. Sempre dall’Eda è arrivata a novembre la prima edizione della Revisione coordinata annuale sulla difesa (Card), uno dei principali strumenti su cui è costruita la Difesa comune, oltre a Pesco ed Edf. La Card monitora infatti la pianificazione e lo sviluppo della Difesa negli ambiti nazionali, e dunque spinge gli Stati membri a identificare le opportunità per la cooperazione in aree critiche. A novembre, la prima edizione ha identificato ben 55 nuove opportunità di sviluppo cooperativo.

I DUBBI SULLA PESCO

Numeri su cui si muove l’attivismo francese. Le parlamentari Natalia Pouzyreff (En Marche) e Michèle Tabarot (repubblicana) hanno presentato ieri all’Assemblea nazionale il rapporto sulla Pesco. Evidenzia le carenze della cooperazione strutturata permanente, rispolverando l’insoddisfazione transalpina per uno strumento su cui Parigi avrebbe voluto meno inclusività e più incisività. Secondo il rapporto, “un’Europa sovrana in termini di difesa” sarebbe “sostenuta solo dalla Francia”. Dei 47 progetti Pesco per ora lanciati, solo tre avrebbero raggiunto la capacità iniziale; sei dovrebbero farlo entro il 2023, mentre sono in trenta ad essere ancora nella “fase di ideazione”. È un quadro “poco edificante”, secondo il rapporto delle due parlamentari, che identificano le responsabilità nella scarsa convinzione degli altri Paesi membri (si cita su tutti la Germania). La Francia partecipa a trenta progetti, guidandone dieci. Seguono Italia, con 29, e Spagna, con 25. La critica si spinge fino alle importazioni dagli Stati Uniti da parte dei Paesi europei, che secondo le parlamentari francesi sarebbero il sintomo della scarsa convinzione generale a procedere verso una Difesa comune.

L’EVENTO

Di questo e di altro si parlerà questo pomeriggio (17:30), in occasione dei vent’anni del Comitato militare dell’Unione europea (Eumc). Le riviste Airpress e Formiche organizzano infatti l’evento “A Difesa dell’Europa”. Partecipano Claudio Graziano, presidente dell’Eumc, Federica Mogherini, rettore del Collegio d’Europa, Rolando Mosca Moschini, segretario del Consiglio supremo di Difesa, Romano Prodi, presidente della Fondazione per la collaborazione tra i popoli e Alessandro Profumo, presidente della Aerospace and defence industries association of Europe. Modera Flavia Giacobbe, direttore di Formiche e Airpress, in diretta a questa pagina e sui canali social di Formiche.

L'allungo di Parigi sulla Difesa europea, tra jet ed elicotteri

La Francia prova ad accelerare lo sviluppo del Fcas, il velivolo di sesta generazione. Nel frattempo, preme per un’iniziativa europea in campo elicotteristico, lì dove però gli Stati Uniti hanno mostrato di essere abbondantemente avanti (con interesse italiano). Tra gli allunghi francesi, anche una sottile critica alla Difesa europea

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