Skip to main content

L’amministrazione Biden ha concluso che la Cina “sta flirtando con l’idea di prendere il controllo di Taiwan mentre il [segretario del Partito e] presidente Xi Jinping diventa più disposto a correre dei rischi per rafforzare la sua eredità”, scrive il Financial Times, mettendo nero su bianco un fatto ormai assodato: Pechino intende riannettere Taiwan durante l’era Xi e per farlo, come lo stesso segretario del Partito/Stato ha già dichiarato, non si esclude l’uso della forza.

Chiaro che un’eventuale invasione di Taiwan – repubblica indipendente de facto che la Cina considera una provincia ribelle da riportare nel mainland – significherebbe per Washington prendere una decisione enorme: intervenire a difesa di Taipei e innescare un conflitto dall’enorme energia potenziale. Anche per questo gli americani spingono per un rafforzamento militare dell’isola, la “strategia del porcospino” come veniva chiamato fino a pochi mesi fa (era Trump).

”Esortiamo Pechino a cessare la sua pressione militare, diplomatica ed economica contro Taiwan”, aveva detto il dipartimento di Stato quando nei giorni dell’insediamento di Joe Biden le Forze armate della Repubblica popolare mostravano i muscoli davanti allo Stretto. Non è servito a molto per ora, se si considera lo show of force degli ultimi giorni, con caccia e bombardieri cinesi che per almeno trenta volte hanno violato lo spazio aerei taiwanese – operazione che, come spiega il governativo Global Times, è stata un’esercitazione pensata per un eventuale intervento americano.

Prendere il controllo di Taiwan è la “priorità numero uno”, ha detto in audizione al Comitato Servizi armati del Senato il comando delle US Force nel Pacifico, l’ammiraglio John Aquilino, ed è “molto più vicina di quanto si immagini. Il suo capo, il capo del comando dell’Indo Pacifico, l’ammiraglio Philip Davidson, ha aggiunto che gli effetti dell’aumento delle capacità militari cinesi potrebbe vedersi su Taiwan nel giro dei “prossimi dieci anni, in realtà anche sei”.

Gli Stati Uniti hanno reso più facile per i diplomatici incontrare i colleghi di Taipei, e nel frattempo Congresso e amministrazione continuano a sostenere i progetti di legge per l’assistenza all’Isola (anche militare). Il governo taiwanese ha iniziato a tracciare gli sconfinamento cinesi con gli obiettivi dei missili terra-aria. I cinesi spingono le posizioni nazionalista abbandonando in parte la linea della ricerca dell’armonia. Il clima è realmente delicato anche per l’allargamento dell’affare.

Durante questo mese, Biden dovrebbe diffondere uno statement congiunto col premier giapponese, Yoshihide Suga, in cui sottolineare insieme l’importanza della “stabilità dello Stretto”, ossia portare la questione geopolitica lungo il tratto di mare che divide l’Isola dal continente cinese sul livello esistenziale per Pechino del mantenimento dello status quo. Risposta a questa informazione uscita sulla Nikkei Review sempre dal Global Times: il Giappone non ci guadagna dal seguire gli Usa sul dossier-Taiwan.

Su Taiwan la Cina vive un interesse di natura strategico-tecnologica, dato che l’isola è culla della prima industria di semiconduttori al mondo (la TMSC), che da sola genera il 60 per cento del fatturato settoriale globale. L’accelerazione tecnologica è alimentata dai microchip, essenziali in maniera trasversale dal mondo della Difesa al consumo, perciò la domanda è semplicemente immensa. Motivo per cui la TMSC ha appena annunciato che l’investimento di quest’anno nella ricerca e nella produzione di chip avanzati salirà da 25 a 125 miliardi di dollari circa.

Pechino è un importatore netto, si appoggia a fornitori esteri come gli Usa (da cui ha acquistato 350 miliardi di dollari in microchip nel solo 2020) e nonostante i suoi sforzi per rendersi più indipendente nell’ottica della guerra fredda tecnologica in corso, il divario – tecnologico e di produzione – è incolmabile nel breve periodo. Ne è prova il fatto che Taipei ha accusato Pechino di aver tentato di sottrarre ingegneri a TMSC illegalmente.

L’avvicinamento tra Usa e Taiwan potrebbe peggiorare le chance cinesi di importare abbastanza chip per rimanere competitiva, in maniera simile alle sanzioni americane mirate, appunto, sui semiconduttori. Ma se il Dragone invadesse l’isola, sarebbe il resto del mondo a essere in disperato bisogno di chip – e sia Pechino che Washington lo sanno bene. Così si spiega la proposta americana a TMSC di costruire una fabbrica nuova in Arizona.

Taiwan ultima spiaggia. L'isola contesa tra Usa e Cina

Di Emanuele Rossi e Otto Lanzavecchia

I movimenti militari cinesi su Taiwan potrebbero passare dalla provocazione alla realtà? Gli Stati Uniti proteggono l’Isola, ma cosa succederebbe se la Cina lanciasse un attacco? Il valore geostrategica di Taipei nella competizione (anche tecnologica) tra Pechino e Washington

Il tech europeo chiuderà le porte alla Cina se Pechino non abbatte la muraglia

Bruxelles sta pensando di escludere Pechino dai progetti di ricerca più critici per mancata reciprocità. Il problema è che anche gli alleati potrebbero trovarsi tagliati fuori per eccesso di protezionismo

A new nationalist European party? Not so fast

Matteo Salvini met with Viktor Orbán and Mateusz Morawiecki to imagine a shared future for European nationalists. It’s a matter of numbers, strategic relevance and reshaping Euroscepticism

Ecco chi gestirà il budget del Pentagono. Inizia l’era di Michael Brown

È Michael Brown il nuovo sottosegretario del Pentagono per le acquisizioni. È tra le posizioni più rilevanti del dipartimento, chiamato nei prossimi anni a proseguire la riforma del procurement di Ellen Lord. Tra gli studi sugli investimenti cinesi nel mercato Usa e il dialogo con BigTech, Brown ha il curriculum che serve a Lloyd Austin

Se Huawei non molla l’Italia e avvisa i naviganti...

Wilson Wang, ceo di Huawei Italia, intervistato dal Sole 24 Ore dopo i dati 2020, i primi dopo le strette trumpiane. Conferma che l’Italia è “strategica” per l’azienda ma dice: “Non abbiamo incontrato nessuno” del governo Draghi. E su Tim e Golden power…

F-35, Tempest e navi. Così Londra potenzia la Difesa

Dagli interessi discendono le strategie, e da queste i piani militari. La Global Britain sarà più presente nell’Indo-Pacifico, più legata agli Stati Uniti e più attenta alla sfida russa e all’ascesa cinese. Il tutto si traduce nel potenziamento di alcuni programmi (F-35 compreso) e nella spinta complessiva all’innovazione tecnologica

Italia-Usa, 160 di questi anni. Gli auguri di Di Maio e Blinken

Su Repubblica un editoriale a doppia firma del Segretario di Stato Usa Antony Blinken e del ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio celebra i 160 anni di relazioni diplomatiche. Mediterraneo, Libia, terrorismo in cima all’agenda condivisa. E i diritti umani al centro. Salzano (Simest): l’export continuerà a trainare la crescita

Occhio al New Deal di Biden. Scrive Crolla (AmCham)

Il piano di investimenti per creare milioni di posti di lavoro sta per entrare nel vivo. Ma c’è l’ostacolo repubblicano al Congresso. Per fortuna i democratici hanno l’asso nella manica. Il commento di Simone Crolla, managing director dell’American Chamber of commerce in Italy

Studiare le spie (per capirle). Così la Treccani promuove l’intelligence

Di Paolo Scotto di Castelbianco

La nuova voce “intelligence” dell’Enciclopedia Italiana Treccani curata da Mario Caligiuri testimonia il compiuto passaggio da una cultura della segretezza a una cultura della sicurezza. Una rivoluzione avviata dai nostri 007 già con la legge-quadro del 2007. L’analisi di Paolo Scotto di Castelbianco, docente all’Università di Genova, già direttore della Scuola di formazione del Dis

Task Force Italia, Web Talk con Fabio Giuliani

La trasversalità tecnologica è fondamentale per realizzare la transizione ecologica e la trasformazione digitale, quali fattori propulsivi del rilancio del sistema Italia. Nuovo appuntamento con il web talk “Rilanciare il potenziale dell’Italia” organizzato da Task Force Italia che ospiterà Fabio Giuliani, amministratore delegato Bosch Italia & Grecia

×

Iscriviti alla newsletter