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Ucraina e Iran diventano lo specchio di un Parlamento attraversato da ambiguità e fratture che vanno oltre gli schieramenti. Nelle stesse giornate in cui passa la risoluzione sul sostegno a Kiev, due parlamentari della Lega votano contro l’invio di aiuti militari, mentre sull’Iran salta una solidarietà che avrebbe potuto essere trasversale: il Movimento 5 Stelle sceglie l’astensione sul documento a sostegno dei manifestanti contro il regime di Teheran. Votazioni che raccontano un’Italia sospesa tra responsabilità internazionali, calcoli elettorali e difficoltà a collocarsi con chiarezza nel nuovo disordine globale. Formiche.net ne ha parlato con Lia Quartapelle, deputata del Partito democratico.

Partiamo dall’Ucraina. Le votazioni in Parlamento segnano un cambio di fase e un ritorno di fiamma tra Movimento 5 Stelle e Carroccio?

Purtroppo non siamo più allo stesso stadio del 2019. Ci sono amori che non finiscono mai e una parte della Lega e del Movimento 5 Stelle non ha mai davvero reciso il legame con una certa ambiguità verso la Russia. Ma oggi il problema principale è un altro: c’è una grande ambiguità della presidente del Consiglio, che dovrebbe tutelare l’interesse nazionale. Lei stessa ha spiegato più volte che l’interesse nazionale coincide con un’Europa che funziona meglio ed è più chiara nei propri obiettivi. E invece non sta accadendo.

Si riferisce alla posizione di Giorgia Meloni nello scacchiere europeo?

Sì. Meloni fa campagna elettorale per Viktor Orbán, che è un sabotatore dell’Europa. E partecipa a iniziative elettorali insieme ad AfD, una forza che in Germania è considerata neo-nazista, apertamente antieuropeista, con legami inquietanti con regimi che hanno tutto l’interesse a destabilizzare le democrazie occidentali, a partire da quella tedesca.

Come legge questa ambivalenza?

C’è una rincorsa evidente, da parte della Lega e di pezzi di Fratelli d’Italia, verso posizioni sempre più estremiste. È un modo per non alienarsi Trump e parte dell’universo Maga e per non essere scoperti a destra. Ma questa corsa ci sta lasciando ai margini dell’Europa, proprio nel momento in cui stare al centro dei processi decisionali sarebbe vitale.

Nel governo però c’è chi prova a tenere una linea più istituzionale, basti pensare al discorso pronunciato in Aula ieri dal ministro Crosetto.

Va dato atto al ministro Crosetto di cercare di tenere la barra dritta in una maggioranza sempre più inquieta. Il documento approvato lo chiarisce bene, ma anche qui emerge un problema serio: nella mozione della destra approvata ieri non si dice più esplicitamente che l’Italia presta aiuti militari all’Ucraina. C’è un passaggio lessicale, una sorta di occultamento.

Perché è così grave, secondo lei?

Perché siamo in una fase molto complessa sul fronte della sicurezza. Se in questa situazione si decide di nascondere ai cittadini la realtà dei fatti, non si rende un servizio né alla democrazia né alla sicurezza. Cambiare le parole dà l’idea di un governo in difficoltà, che non ha il coraggio di dire la verità.

Passiamo all’Iran. Qui il Parlamento ha mostrato un’altra frattura, a sinistra con l’astensione del Movimento 5 Stelle. 

Era importante che il Parlamento esprimesse solidarietà ai manifestanti iraniani in modo trasversale, sia al Senato sia alla Camera. Invece il Movimento 5 Stelle si è astenuto. Conte ha provato ad argomentare questa scelta in modo maldestro, subordinando la solidarietà ai manifestanti all’approvazione di una risoluzione che condannasse l’attacco americano.

Una posizione che lei non condivide.

Gli interventi esterni spesso hanno provocato instabilità nei Paesi in cui sono avvenuti, è vero. Ma è sbagliato subordinare la solidarietà a chi lotta per i propri diritti a una condanna preventiva. Non ho condiviso l’atto dei 5 Stelle.

E oggi Conte scende in piazza per l’Iran. Non le sembra quanto meno incoerente?

Oggi va alla manifestazione dopo che ieri non ha sostenuto i manifestanti in Parlamento. Sì, una posizione quantomeno incoerente.

Che messaggio politico emerge da queste votazioni incrociate su dossier così delicati dal suo punto di vista?

Io penso che l’unica strada che abbiamo sia rafforzare l’Unione Europea. Le istituzioni di Bruxelles sono nate per favorire l’integrazione tra Stati nazionali, ma non è detto che, così come sono oggi, siano la soluzione più efficace per affrontare le nuove sfide. Serve uno sguardo lungo, e soprattutto il coraggio di scegliere. E, da questo punto di vista, una buona base di partenza potrebbe essere il gruppo dei “volenterosi”. 

Dall'Ucraina all'Iran, storia di un amore ambiguo (ancora vivo) tra Lega e 5 Stelle. La versione di Quartapelle

Nella sua intervista a Formiche.net, la deputata dem Lia Quartapelle critica le ambiguità del governo sull’Ucraina, denunciando il linguaggio opaco sul sostegno a Kiev e l’isolamento europeo dell’Italia. Condanna l’astensione del M5S sulla solidarietà ai manifestanti iraniani e richiama alla coerenza politica. La risposta alle crisi globali passa dal rafforzamento dell’Unione europea 

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