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Si è stati accolti presso l’Ambasciata di Polonia a Roma dall’ambasciatrice Anna Maria Anders in occasione dell’inaugurazione di un ciclo di eventi che prevede una serie di conferenze con ambasciatori e istituzioni europee promosso dal Centro studi Geopolitica.info. L’evento, introdotto da Ilaria De Angelis, ha visto l’ambasciatrice interloquire con  Giangiacomo Calovini, assistente parlamentare presso il Senato, docente presso la Business School del Sole 24 ore nonché coordinatore dell’Area Italia ed Europa per Geopolitica.info, che ha affrontato diversi argomenti di primaria importanza, tenendo conto della fase complessa vissuta da Varsavia negli ultimi mesi. Durante questo aperitivo digitale, Anders ha parlato della nuova ondata pandemica in Polonia, dei rapporti istituzionali tra Bruxelles e Varsavia, oltre che con Roma, senza tralasciare un chiarimento sulla tanto discussa legge sull’aborto in via di approvazione in Polonia. Infine, si ha avuto modo di parlare delle recenti elezioni presidenziali americane, su come queste possano cambiare le future geopolitiche e sul ruolo di Washington anche nei confronti della vicina Russia.

LA SECONDA ONDATA DI COVID IN POLONIA

“Questa nuova fase del contagio ci ha colpito maggiormente rispetto all’Italia”. Inizia così Anna Maria Anders parlando ai suoi ospiti. L’ambasciatrice spiega infatti che, a fronte di una media di 9mila casi al giorno, a pagare le conseguenze dell’epidemia è innanzitutto l’economia. Il rammarico e la preoccupazione per l’imposizione di un nuovo lockdown è certamente forte, ma la soluzione è stata ritenuta necessaria. Oltre alla salute, il pensiero va certamente al benessere economico del paese, che vede molti dei propri esercizi commerciali limitati o chiusi, proprio come in Italia. Al momento, la Polonia occupa il sedicesimo posto nella classifica mondiale per contagi, mentre Roma si trova all’undicesimo. Nonostante questi numeri, il conteggio totale dei decessi è relativamente basso, rimanendo a quota 11mila. Come ha specificato l’ambasciatrice, trattasi di una seconda ondata inevitabile nonostante le misure di sicurezza e prevenzione intraprese, utilizzando proprio come modello l’Italia. Il nostro paese è stato infatti largamente elogiato, dopo la prima ondata pandemica, per aver scelto di intraprendere un lockdown anticipato per contenere il numero dei contagi.

LA PROPOSTA DI LEGGE CONTRO L’ABORTO  

Senza esitazioni, l’ambasciatrice ha voluto chiarire i termini sulla proposta di legge sull’aborto e le sue relative proposte, spiegando che la situazione è stata decisamente enfatizzata dai media nazionali, dalla quale hanno poi attinto i rotocalchi internazionali. “La Polonia è un Paese all’85% cattolico e mira a salvaguardare la salute dei bambini e delle loro madri”. Un messaggio distinto ma chiaro quello perpetrato dalla Anders, che ha voluto ricordare ai presenti come questa sia una legge non ancora implementata e che il suo destino dipenderà dalla decisione del presidente.
Ricordando di non essere al momento parte integrante del governo, in quanto ambasciatrice, ha infatti spiegato come la situazione sia stata esacerbata. “Il nostro governo – afferma la Anders – tende verso destra, mentre le fonti di informazione sono maggiormente affiliate all’opposizione politica attuale”. Si deduce quindi, che averne voluto parlare con toni forti sia anche dovuto ad una scelta politica.
L’ambasciatrice non nega le proteste delle ultime settimane, che hanno chiaramente ragione di esistere in un Paese democratico, ma spiega ciò che ha disturbato il suo stato d’animo. Secondo la Anders, la brutalità e la inclemenza con la quale i manifestanti si sono scagliati contro la Chiesa, interrompendo le funzioni e disturbando i suoi funzionari, è stata fuori luogo. Soprattutto a fronte dell’opera di mediazione, secondo l’ambasciatrice, intrapresa del presidente Duda che cercherà di trovare un compromesso tra le parti.
La Polonia non è spaccata in due, spiega la Anders, ma i metodi informativi dei media nazionali di non hanno di certo aiutato a placare la situazione. Nonostante Varsavia venga dipinto come uno stato non democratico, l’Ambasciatrice ricorda che il governo è stato democraticamente eletto e che i protestanti non hanno dovuto fare i conti la detenzione, differentemente da quanto succede in regimi non democratici.

BRUXELLES E VARSAVIA, L’EQUILIBRIO SI ROMPE?

“I rapporti sono buoni e la Polonia non ha intenzione di uscire, ma Varsavia non vuole abbandonare il proprio stato di diritto”. Questo, spiega l’Ambasciatrice è il problema principale con l’Europa al momento. Ogni Paese – afferma Anders – ha le proprie leggi e la propria costituzione, frutto di una propria cultura coltivata nei secoli. L’approccio è quindi chiaro, non si vuole rinunciare alla propria storia e ai propri valori per il Recovery fund. Allo stesso tempo però, lungi dalla Polonia bloccare il finanziamento, sperando invece in una nuova intesa.
Un sentimento recentemente condiviso dalla Slovenia, con la quale si trova affine sull’argomento. L’aiuto, chiarisce l’ambasciatrice, non dovrebbe dipendere dal sacrificio del proprio stato di diritto, soprattutto se i toni con la quale viene proposto il Fund sono minacciosi. Vi è la possibilità di un accordo, anzi la necessità. Nella situazione di fragilità vissuta dagli stati membri bisogna farsi forza e operare collegialmente, al fine di uscire tutti insieme da questo periodo di crisi economica e sanitaria. La collettività acquista inoltre un valore aggiuntivo di fronte alle recenti elezioni presidenziali, dove l’Europa deve essere unita nel poter dialogare positivamente con il neoeletto presidente americano Joe Biden.

IL RAPPORTO CON WASHINGTON  

Con la nuova presidenza non cambieranno i rapporti tra Usa e Polonia, spiega Anders. L’ambasciatrice mostra sicurezza ma non nasconde l’incertezza del momento. Prima di tutto, resta in attesa dei risultati finali e ufficiali delle elezioni, per potersi congratulare con il neoeletto presidente. In secondo luogo, molte delle iniziative di Biden in politica estera sono ancora fonte di mistero. In attesa di future conferme, l’ambasciatrice auspica che Washington riveda i suoi rapporti con l’Accordo di Parigi e sull’energia nucleare con l’Iran. Fondamentale, inoltre, per il leader americano, sarà riallacciare le relazioni con l’Oms e rivedere l’allocazione del budget Nato, specificando che Varsavia non ha nessuna intenzione di uscire dall’Alleanza.
I precedenti rapporti tra Duda e Trump erano buoni e la relazione con Washington è forte, rassicura l’ambasciatrice. Negli Stati Uniti vivono circa ventimila polacchi e Varsavia conta sulla presenza di seimila unità militari atlantiche a tutela dei confini polacchi, minacciati da Mosca. Queste sono conferme in un momento di temporanea incertezza, dove però non bisogna arrivare a conclusioni affrettate. Anders ha di fatto chiarito che le elezioni americane non siano stato teatro di un trionfo democratico. I Dem hanno perso diversi seggi al Congresso e i risultati di gennaio in Georgia potrebbero mantenere la maggioranza repubblicana al Senato. Se ciò si avverasse, il raggio di azione legislativa di Biden sarebbe da riconsiderare, un’eventualità da considerare pensando alla possibile politica estera americana.

ATTENTI AL CREMLINO 

“La Russia di Putin è imprevedibile e quindi anche pericolosa”. Senza mezzi termini, l’ambasciatrice ha spiegato ai presenti la preoccupazione nutrita verso Mosca. Putin viene descritto come un personaggio enigmatico e poco chiaro, ponendo come esempio i dubbiosi rapporti tra il presidente russo e Donald Trump. Mosca e Varsavia hanno un rapporto particolare, ma non per forza positivo. La Anders ha tenuto a ricordare come, durante il periodo del comunismo, nessuno abbia parlato del milione di cittadini polacchi deportato in Siberia, arrecando enormi sofferenze a famiglie e conoscenti oltre che ai prigionieri stessi. Questa esperienza è rimasta nel cuore polacco e con questo spirito si chiede agli alleati atlantici, Biden in primis, di non abbassare la guardia sulle azioni del Cremlino.

L’AMICIZIA TRA ROMA E VARSAVIA 

“L’amicizia è un legame profondo e sincero. Un litigio, quindi, è più che fisiologico”. La Anders dipinge così il periodo attraversato da Italia e Polonia, dove la comunicazione non è stata interrotta e il dialogo è perpetuo. Il ministro degli Esteri polacco e Di Maio hanno recentemente avuto contatti telefonici, al fine di definire un approccio comune nelle disposizioni riguardanti il Recovery fund. Oltre al legame personale speciale con l’Italia dell’Ambasciatrice, i due Paesi condividono una cultura dai forti legami e affine. In virtù di ciò i rapporti fra Roma e Varsavia non possono essere scalfiti, “perché gli amici nel momento del bisogno si aiutano”.

UN SOGNO NEL CASSETTO 

Termina con un momento di leggerezza l’aperitivo digitale, in virtù del clima virtuale tenutosi durante l’evento. L’ambasciatrice ha infatti voluto salutare gli ospiti parlando dei suoi personali auguri. La Anders, infatti, vorrebbe fortemente vedere il presidente Mattarella a Varsavia, oltre che un avvicinamento tra il governo Conte e quello di Duda. Per quanto riguarda la città di Roma, di cui è profondamente innamorata, si auspica presto di poter tornare alla normalità e festeggiare con le istituzioni italiane il suo primo anno da ambasciatrice, invitandole presso l’Ambasciata di Polonia a Roma.

Polonia

Occhio alla Russia. Parola dell'amb. polacca Anders

Di Luca Mazzacane

“La Russia di Putin è imprevedibile e quindi anche pericolosa”, avverte l’ambasciatrice di Polonia a Roma Anna Maria Anders a un evento di Geopolitica.info. Italia e Polonia condividono una cultura dai forti legami e affine. In virtù di ciò i rapporti fra Roma e Varsavia non possono essere scalfiti, “perché gli amici nel momento del bisogno si aiutano”

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