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C’è grande attesa per la pubblicazione della nuova Enciclica di papa Francesco sulla fraternità e l’amicizia sociale, “Fratelli tutti”, che sarà resa nota nella giornata di domani, dopo la firma avvenuta oggi pomeriggio ad Assisi in forma privata, come deciso dal papa a causa della pandemia. Il tema centrale sarà l’appartenenza comune tra fratelli e sorelle di tutti i popoli e tutte le religioni, sulla scia della Dichiarazione comune di Abu Dhabi. Ma non sarà di certo l’unico. Per questo l’Enciclica, secondo alcuni, si prospetta rivoluzionaria.

“C’è grande attesa, ma io credo che sarà rivoluzionaria nel solco della rivoluzione di papa Francesco”, commenta il giornalista Massimo Milone, responsabile di Rai Vaticano, conversando con Formiche.net. “In un mondo sospeso tra emergenza sanitaria, crisi economica, corsa al vaccino, relazioni personali e collettive trasformate, incognite per il futuro, papa Francesco prosegue il percorso tracciato con la Laudato Sì con un potente monito sulle connessioni tra uomo e ambiente, e il documento di Abu Dhabi sulla fratellanza umana”.

Si può quindi forse immaginare una parte dedicata alle altre religioni e una invece diretta al mondo laico.

Per il mondo laico, la riflessione sull’esigenza ormai improcrastinabile, anche per la pandemia, di basi nuove per una rivoluzione che deve essere economica, sociale, tecnologica, è tra le più significative della storia umana. Serviranno oltre che una grandissima passione civile, forti valori e ancoraggi etici e un cambio di paradigma. È quello che ci dice il papa con i suoi documenti ma anche con i suoi sette anni di pontificato.

Cosa significa per i laici e per la società civile?

Che non basta più investire sulle garanzie degli Stati o sulle sfide digitali, ma sulla persona umana e sulle sua potenzialità. In sintesi, guardare al cielo e lavorare per la terra.

Per i cristiani quale responsabilità in più?

Qui c’è la bellezza della Buona notizia incentrata sulla figura del Cristo che si fa uomo. Ritrovare e ritornare al Vangelo: questa è la responsabilità in più che il papa chiede nuovamente ai cristiani, nella terra di San Francesco per una rivoluzione sostanziale di visione sul ruolo dei cristiani per l’umanità.

In questo periodo di isolamento forzato a causa del virus è rinata una spiritualità, con la preghiera domestica, scandita delle immagini del papa, come quella in piazza San Pietro.

Papa Francesco in questi mesi di pandemia è stato un’icona vivente della domanda planetaria di senso e di spiritualità, che è stata vissuta da tutti, credenti e non credenti. Il papa ha offerto la preghiera, il silenzio, la gestualità. Ora offre una riflessione complessiva sul nostro essere uomini sulla terra. Si parlerà certamente di fratellanza e amicizia sociale, ovvero un invito forte alla riscoperta del nostro vivere insieme. Nel senso di una presenza umana che deve tendere, al di là di ogni visione religiosa, alla costruzione di un mondo migliore.

Un tema su cui il papa martella continuamente.

Già a settembre, nella ripresa dopo l’estate, papa Francesco ha dedicato al tema della guarigione le sue udienze del mercoledì. Ora l’appello è alla fraternità e alla condivisione. Che significa affetto disinteressato, legame e amicizia verso gli altri esseri umani, a prescindere da ogni differenza e appartenenza. Un messaggio dirompente, in un momento storico segnato da guerre, povertà, migrazioni, cambiamenti climatici e da ultimo la pandemia.

Cosa significa riconoscersi fratelli?

Riconoscerci fratelli è, per i cristiani, riconoscere nell’altro che soffre il volto di Cristo. Si tratta di una forte riaffermazione della dignità di ogni essere umano creato a immagine di Dio. Una responsabilità aggiuntiva per i cristiani impegnati in politica.

Quanto e come la pandemia ha influenzato questa Enciclica, o addirittura ha spinto Francesco a pubblicarla, oppure era già nelle corde del pontefice?

Era fortemente nelle corde di Francesco. Anche perché, nel grande portato rivoluzionario della Laudato Sì di cinque anni fa, già si chiedeva al mondo una riconversione totale rispetto all’atteggiamento dell’uomo nei confronti dell’ambiente, della natura e delle risorse. Dopo quell’Enciclica, il papa sempre ad Assisi aveva chiesto ai giovani economisti di tutto il mondo di riflettere su quale economia sia oggi possibile, rispetto alle diseguaglianze sociale che stanno accrescendo la forbice tra il nord e il sud del mondo.

C’è un’urgenza di affrontare certi temi?

La pandemia non solo ci ha messo duramente alla prova ma ha messo a fuoco il malessere delle società capitaliste. Il Papa troverà le parole giuste per disegnare il mondo post-Covid. Il suo Magistero è cominciato dal desiderio di “una Chiesa povera per i poveri”, e da questo non deflette, ma va avanti. Chiedendo ai cristiani di tornare alle origini, a quella Chiesa della comunione e della missione che era stata disegnata dal Concilio Vaticano II. Cinquant’anni dopo Francesco è il grande attuatore del Concilio.

In un mondo dove c’è sempre più mancanza di visione, potremmo dire che il papa stende in sostanza un vero documento programmatico per l’umanità.

La riflessione sul riposizionamento del nostro essere uomini e donne al tempo della pandemia si affiancherà al prosieguo di quel documento certamente rivoluzionario ma anche profondo di Abu Dhabi, in cui si parlava di fratellanza. Il virus ha misurato le nostre difficoltà a sentirci fratelli. Il papa è stato chiaro nei mesi scorsi: come uscirà il mondo dalla pandemia? Non ci sono mezze misure. O peggiore, o migliore. Con questa Enciclica, parlando di umiltà e solidarietà, ci indicherà la strada per essere migliori.

Non sarà un’impresa facile.

Non è certamente facile, ma non era facile nemmeno l’annuncio del Vangelo duemila anni fa, quello di sentirci fratelli nell’amore. Questa è la vera rivoluzione, anche duemila anni dopo, in una società sempre più secolarizzata, dominata dalla tecnologia, dalla logica del profitto e delle potenze che cambiano volto ma che rimangono sempre le stesse, mentre i poveri crescono sempre di più. San Francesco gettò alle ortiche i beni di famiglia e i propri vestiti ricchi, indossando un saio e cominciando a camminare per le strade del mondo chiamando tutti fratelli e sorelle. Papa Francesco ripercorre quella strada.

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