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Intervistato dal Fatto Quotidiano Goffredo Bettini, braccio destro del segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti, ha messo in guardia chiunque voglia provocare la caduta del governo Conte: “sarebbe avventuroso” e “un regalo ai potentati”, ha spiegato. E ha rivendicato per il Pd di essere tornato “al centro della scena politica”, accentando la sfida del governo: “e credo abbiamo fatto molto bene”, ha aggiunto.

Pensando al Paese, invece, Bettini si vanta di diversi successi: aver recuperato dignità internazionale, affrontato con efficacia l’emergenza sanitaria e la trattativa sul Recovery Fund, adottato provvedimenti economici “a sostegno dei più deboli e delle forze del lavoro e produttive”. Ma “ora questa fase è finita, si apre la fase della ricostruzione. Per questo serve attorno a Conte un’alleanza più unita”, ha dichiarato.

Tutto pronto per la Fase 2 del Conte 2, quindi? Se Zingaretti ha smentito di aver sottoscritto un patto segreto con il premier Giuseppe Conte per reggere perfino l’impatto di una pesante sconfitta elettorale (come riportava stamattina Repubblica), che cosa ne pensa Italia Viva? Formiche.net ha raggiunto telefonicamente il coordinatore nazionale Ettore Rosato.

Alcuni giorni fa lei aveva aperto alla proposta di Andrea Orlando, vicesegretario dem, di “un tagliando”, di “un rimpasto”.

Avevo risposto sostenendo che se lo dice Orlando, noi non siamo ostili a rivedere le cose. Per noi la priorità però resta il lavoro e come spendere bene le risorse del Recovery fund e del Mes. Su questo dobbiamo impegnare le nostre energie. Se poi non ci saranno le professionalità giuste per affrontare questa fase bisognerà rendersene conto. Ma non la metterei in politichese. Abbiamo poche settimane per spendere bene decine di miliardi di euro. Questo è il punto vero.

C’è davvero, come sostiene Bettini, una trama dei potentati, dei poteri forti contro questo governo?

Più che una trama dei poteri forti mi pare ci sia.0 una preoccupazione dei poteri deboli, cioè di chi è più fragile, di chi fa impresa, di chi aspetta di vedere cosa mettiamo in campo e su cosa lavoriamo.

Di cosa siete preoccupati?

Di non riuscire a dare risposte a questo Paese fortemente bloccato dalla pandemia e da ciò che ne è risultato dopo. Penso che su questo siamo in sintonia con Bettini.

Lunedì il risultato delle urne influenzerà il dibattito nella maggioranza e la sua tenuta?

Un risultato elettorale ha sempre un effetto nel dibattito politico. Ma penso non avrà alcun effetto sulla tenuta del governo, che deve dare risposte su altre questioni e non si misura sull’esito delle regionali.

Continuano a circolare voci su un possibile rientro della pattuglia di Italia Viva nel Partito democratico.

Sono voci di una fantasiosità straordinaria. Sono commoventi. E lo dico anche per gli amici del Partito democratico che ci etichettano tutti i giorni come pericolo numero uno. Con serenità e senza livore ognuno ha la sua strada: si lavora assieme dove si può ma su binari distinti.

In che senso?

Non ho mai considerato e mai considererò il Partito democratico un nemico. Penso che su alcune questioni si possano trovare molte sintonie, su altre abbiamo una visione completamente diversa. Quando il Partito democratico si piega al giustizialismo di Ferruccio Sansa (candidato unitario dei dem e dei 5 stelle alla guida della Regione Liguria, ndr) e non lo fa su richiesta di un presunto alleato, cioè il Movimento 5 stelle, ma lo fa perché si riconosce in una personalità, allora è chiaro che non ha più nulla a che fare con noi.

Qual è l’orizzonte temporale di questo governo?

2023.

Niente elezioni anticipate dunque?

Secondo me no.

E quindi potreste ritrovarvi a eleggere il prossimo presidente della Repubblica con il Movimento 5 stelle.

Il presidente della Repubblica si vota con deputati, senatori e grandi elettori. Non mi sembra sia un punto del programma di governo — e sarebbe curioso fosse così. Detto questo, noi combatteremo per avere un presidente che non sia né un populista né un sovranista e lavoreremo in questo senso con tutti quelli che ci stanno.

Ritorno al Pd? No grazie. I paletti di Rosato (IV)

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