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La formula “salvo intese” non è più la deprecabile e passeggera clausola con cui si chiude il Consiglio dei ministri, in modo da potere fare un comunicato finale pur non disponendo di un testo finale, oramai è la chiosa lapidaria con cui si rende noto che quanto comunicato è da intendersi definitivamente non finito.

Assodato che i soldi di cui si dispone esistono in quanto coperti dalla Banca centrale europea e che sarebbe necessario spenderli non per cullare la depressione indotta dal virus, che ha colpito in Italia come altrove, ma qui picchia sui conti del Paese che a gennaio 2020 era il solo a non avere recuperato le posizioni del 2008, prima della doppia depressione indotta da crisi finanziarie, assodato anche che i soldi del Next Generation sono di là da venire, ma che è singolare reclamarne l’urgenza nel mentre ci si ostina a non utilizzare quelli già immediatamente disponibili con il Meccanismo europeo di stabilità, archiviati fra i convenevoli formali tutti i richiami all’investimento fruttuoso dei quattrini, in modo da contrastare la depressione con la crescita e non con l’assistenzialismo, con l’ultima manovra di bilancio, approvata “salvo intese”, si continua con l’andazzo dell’accudimento fine a sé stesso. Da qui, appunto, il fiorire delle proroghe. Che è superfluo anche elencare.

C’è un dato che ci ostiniamo a trascurare: nell’anno del virus l’Italia, che è il Paese con il più alto debito europeo, ne vede più degli altri accresciuto il peso sul prodotto interno lordo: +23.4%. La Spagna è poco sotto (23.3) la Grecia fa meglio (20.8), la Francia, che non è messa bene, registra un + 19.4. Eppure noi registreremo, nel 2021 rispetto al 2019, quindi dopo la ripresa prevista per l’anno prossimo, un calo del pil pari al 3.5, ovvero la botta più forte dopo Spagna e Portogallo, mentre, giusto per avere un riferimento, la Francia farà un – 2.8. Il che ci dice che abbiamo speso (a debito) più di altri ottenendo meno di altri. Quale altro allarme deve attivarsi per indurre a cambiare l’andazzo?

Solo che, date le posizioni delle forze politiche presenti in Parlamento, quello in carica è il solo governo possibile, nonché incapace di fare altro che questo. In un mondo ragionevole cambierebbero le posizioni, in un mondo bloccato si spera che cambi la realtà, continuando a sprecare soldi e occasioni che non si ripresenteranno. Salvo intese che finiranno distese.

La manovra, salvo distese. Giacalone spiega perché cambiare l'andazzo

La formula “salvo intese” non è più la deprecabile e passeggera clausola con cui si chiude il Consiglio dei ministri, in modo da potere fare un comunicato finale pur non disponendo di un testo finale, oramai è la chiosa lapidaria con cui si rende noto che quanto comunicato è da intendersi definitivamente non finito. Assodato che i soldi di cui…

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