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Da avamposto cinese nel Mediterraneo a bastione atlantico. Che succede alla Grecia di Kyriakos Mitsotakis? La recente visita del Segretario di Stato americano Mike Pompeo deve aver sortito qualche effetto, se è vero che in quello che finora è stato considerato il Paese più filocinese in Europa si inizia a discutere di un bando di Huawei dalla rete 5G. Ne scrive il quotidiano giapponese Nikkei, che parla di segnali inequivocabili di un imminente cambio di passo sulla banda ultralarga.

L’inviato di Trump, giunto ad Atene durante un tour europeo che lo ha visto far visita in Italia e in Croazia, ha tastato con mano gli effetti di mesi di pressing del Dipartimento di Stato per chiedere al governo greco un’inversione a U nei rapporti con la Cina.

Complice il supporto mostrato ad Atene nell’escalation militare con la Turchia di Recep Tayyip Erdogan, Pompeo ha trovato un terreno meno ostico del previsto. La Cina, come da premesse, era tra i primi dossier dell’agenda. E in particolare il programma “Clean networks” del Dipartimento di Stato con cui gli Stati Uniti vorrebbero far stringere un patto fra alleati per una rete 5G “pulita” dalle aziende cinesi accusate di spionaggio.

“Gli Stati Uniti sono impegnati a collaborare con partner affini per negare ad attori maligni come il Partito comunista cinese l’accesso ai dati sensibili delle nostre nazioni”, ha avvisato l’ex capo della Cia. A distanza di una settimana, qualcosa inizia a muoversi.

Negli ultimi mesi sono state poste le basi per un lento divorzio da Pechino, almeno nella banda ultralarga. Come in Italia, dove la prima a muoversi è stata Tim di Luigi Gubitosi, che a maggio ha deciso di non invitare Huawei alla gara per il 5G, in Grecia il mercato ha fatto il primo passo: a fine 2019, il colosso ellenico delle telecomunicazioni Cosmote ha scelto di affidare la sua rete 5G alla svedese Ericsson.

Braccio mobile di Ote (Hellenic Telecommunications Organization), che fa parte del gruppo Deutsche Telekom, Cosmote punta al lancio commerciale dei servizi 5G nel 2021 dopo aver lanciato l’asta prevista dello spettro 5G da parte della National Telecommunications and Post Commission (Eett) della Grecia.

La stretta degli Usa si è fatta sentire prima ancora della visita di Pompeo. Con un editoriale pubblicato sul giornale Kathimerini, il 20 settembre l’ambasciatore americano Geoffrey Ross Pyatt ha scritto che il piano Clean Network “proteggerà e difenderà i nostri fondamentali valori comuni ed è un investimento solido nel futuro high-tech della Grecia”.

Il 23, il Parlamento greco ha approvato ad ampia maggioranza la “legge per la governance digitale”. Il ministro al Digitale, Kyriakos Pierrakakis, ha annunciato che entro la fine di ottobre avrà luogo l’asta per le frequenze della banda larga (in Italia è già stata chiusa nel settembre del 2018 con un incasso record per lo Stato di quasi 6 miliardi di euro).

La strada è ancora in salita. Ma già il fatto che ad Atene si discuta di “Clean network” è una notizia. Solo un anno fa la Grecia ha venduto ai cinesi di Cosco il porto del Pireo. Adesso il Partenone e la Città Proibita si guardano un po’ più sospetti.

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