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Italia, destinazione Luna. Domani, a palazzo Chigi, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle politiche spaziali Riccardo Fraccaro firmerà con l’amministratore della Nasa Jim Bridenstine un accordo di cooperazione con gli Stati Uniti sulle attività legate allo Spazio. L’obiettivo principale, spiegava Fraccaro nel recente evento web organizzato da Formiche e Airpress, è “essere protagonisti della nuova era dell’esplorazione spaziale”, ovvero del programma Artemis, con cui gli Stati Uniti puntano a tornare sulla Luna entro il 2024 per restarci, tra una stazione orbitante e una presenza stabile in superficie nel polo sud del satellite naturale (qui la tabella di marcia della Nasa).

IL DOPPIO BINARIO

L’Italia, forte di comprovate eccellenze scientifiche e industriali, ha chiarito da tempo di voler essere della partita. Negli Indirizzi di governo in campo spaziale, siglati dal premier Giuseppe Conte a marzo dello scorso anno, si esplicitava la volontà della Penisola di salire a bordo di Artemis. La strada scelta è quella già sperimentata per la Stazione spaziale internazionale (Iss). Corre su un doppio binario: la partecipazione all’Agenzia spaziale europea (Esa) e il rapporto bilaterale con gli Stati Uniti, a cui è dedicata la firma di domani, frutto del lavoro portato avanti a palazzo Chigi negli ultimi mesi.

L’INTESA

Si tratta di una dichiarazione d’intenti ad alto livello politico, primo passo di una strategia di collaborazione di lungo periodo tra Italia-Usa. Chiarisce gli ambiti principali della cooperazione, con focus che si attende su moduli abitativi, telecomunicazioni e tecnologie abilitanti, ambiti su cui l’Italia può vantare grandi competenze. Il secondo passo, probabilmente a ottobre, sarà la firma degli Artemis Accords, accordi che la Nasa ha ideato per allargare lo spettro di partner su Artemis intorno ai principi fondamentali sull’uso dello Spazio (nonché per definire la squadra rispetto alla corsa su Cina e Russia). Quella firma sarà multilaterale con gli altri Paesi che aderiranno al programma. Per l’Europa, oltre all’Italia, ci sarà probabilmente il Lussemburgo. In ogni caso, nel Vecchio continente, l’Italia sarà l’unica a vantare un joint statement politico. Successivamente ci sarà un’accordo tra Asi e Nasa, agenzie deputate all’implementazione di quanto concordato a livello governativo.

IL LATO EUROPEO…

Lato europeo, l’Italia ha da poco incassato i primi importanti ritorni a fronte del rafforzato impegno nell’Esa, ufficializzato al consiglio ministeriale di Siviglia dello scorso novembre con 2,3 miliardi di euro in un budget complessivo di 14,4, pari al 16%, terzo contributore. A otto mesi dall’appuntamento spagnolo, con il via libera ai primi programmi sono arrivati per l’industria italiana contratti per circa 1,5 miliardi, con un ritorno netto complessivo per 800 milioni. Tra questi c’è anche l’I-Hab, il modulo abitativo con cui l’Esa contribuirà al Lunar Gateway. È a guida italiana con Thales Alenia Space, la joint venture tra Thales e Leonardo. Già a settembre 2018, l’azienda annunciava la firma del contratto con l’Esa per gli studi relativi al modulo, pensato come “elemento pressurizzato con funzioni di abitabilità e supporto vitale per l’equipaggio, che implementa funzionalità di attracco per fornire interfacce e risorse a veicoli che visiteranno l’avamposto cislunare”. Alla ministeriale di Siviglia è poi arrivata la luce verde per l’I-Hab.

...E QUELLO AMERICANO

Ha pesato in Europa anche la sponda americana. Un mese prima dell’appuntamento di Siviglia, il presidente dell’Asi Giorgio Saccoccia aveva siglato a Washington con il capo della Nasa Jim Bridenstine una dichiarazione d’intenti finalizzata a stabile “una cooperazione bilaterale di lunga durata”. Tra le aree di possibile collaborazione scientifica e tecnologica tra le due agenzie, con annesso “potenziale” per le rispettive industrie, si individuavano proprio i moduli abitativi e i sistemi per l’approdo sulla Luna. A gennaio, la presidenza del Comitato dell’Esa che lavora sul memorandum con la Nasa è stata affidato all’ambasciatore italiano Stefano Queirolo Palmas. A giugno, poi, la decima riunione del Comitato interministeriale di palazzo Chigi (presieduto da Fraccaro e supportato dalla struttura di coordinamento guidata dall’ammiraglio Carlo Massagli) ha dato un primo via libera alla strategia di collaborazione di lungo periodo Italia-Usa, con l’obiettivo di strutturare ulteriormente l’intesa. Domani sarà così siglato l’accordo bilaterale con gli Stati Uniti, destinato a essere seguito da una nuova intesa tra l’Agenzia spaziale italiana (Asi) e la Nasa.

UNA STORIA DI COLLABORAZIONE

Tutto questo poggia su una lunga storia di cooperazione che risale almeno al 1964, quando il primo satellite italiano (il San Marco 1) partì dalla Wallops Flight Facility in Virginia. Da allora, l rapporto con Washington nel campo si è rafforzato, passando soprattutto per l’accordo tra Asi e Nasa relativo alla fornitura italiana dei moduli pressurizzati (Mplm) alla Stazione spaziale internazionale, in cambio dei quali l’Italia ha potuto contare su un accesso privilegiato dei nostri astronauti alla piattaforma, da aggiungere a quello che ci spetta nell’ambito dell’Esa.

LE PROSSIME MISSIONI

Rapporti diplomatici da aggiungere a quelli industriali. Alla fine di aprile, la Nasa ha selezionato i tre progetti che andranno avanti nello sviluppo del prossimo lander per il satellite naturale, stanziando per loro 957 milioni di dollari fino a febbraio 2021. Sono guidati rispettivamente da SpaceX, Blue Origin e Dynetics. Con quest’ultima c’è anche Thales Alenia Space, chiamata a lavorare sulla capsula che ospiterà l’equipaggio nel sistema di allunaggio (Hls). Nel frattempo, l’Italia sarà già a bordo della prima missione del programma Artemis. Prevista per il prossimo anno, vedrà il veicolo Space Launch System e la capsula Orion passare intorno alla Luna, senza equipaggio. A monitorarlo ci sarà ArgoMoon, il piccolo satellite realizzato dalla torinese Argotec, unico europeo a bordo della missione. L’azienda ha da poco presentato Andromeda, un’intera costellazione di nano-satelliti per supportare le future attività sul nostro satellite naturale. Orbitando intorno alla Luna, potrà offrire accesso alla connessione dati in tempo reale ad agenzie spaziali e ad altri enti istituzionali che saranno impegnati in missioni scientifiche e tecnologiche.

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