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La situazione in Libia sembra ferma in una bolla. Non si combatte, anche grazie a un accordo per mantenere il cessate il fuoco deciso da Turchia e Russia, in un recente vertice bilaterale tra due dei principali attori esterni. Ankara ha difeso militarmente e politicamente il governo onusiano Gna, Mosca è uno degli sponsor della Cirenaica (e in modo più sfumato del signore della guerra dell’Est, Khalifa Haftar). Il fatto che tutto sia fermo, non significa comunque che la partita sia conclusa. Anzi, la stabilizzazione è distante e crescono le preoccupazioni livello regionale: crescono per esempio le preoccupazioni di Algeria e Tunisia.

“Lo stallo ruota ancora, molto attorno ai proventi del petrolio. Un tema centrale, con gli americani che stanno portando avanti insieme all’Onu la creazione della zona demilitarizzata sulla Mezzaluna che potrebbe aprire anche a scenari successivi”, spiega Daniele Ruvinetti, strategic advisor ed esperto delle dinamiche libiche. “Però il punto è che il Gna e i turchi temono che una qualsiasi soluzione sui proventi, in questa fase, possa dare possibilità a Haftar di ricevere finanziamenti che riutilizzerebbe per attaccare Tripoli”, aggiunge Ruvinetti.

Contemporaneamente anche Sirte è bloccata, città strategica attorno a cui si muovono equilibri sul campo che possono essere la leva per l’innesco di meccanismi politici. “A Sirte, nessuna dei due fronti fa passi indietro, ma anzi si rinforza. Ci sono quelli della Wagner, come ha dimostrato in questi giorni Africom, ma anche i turchi insieme alle milizie del Gna che la circondano. Dobbiamo però tenere conto – continua Ruvinetti – che Turchia e Russia sembrano intenzionate a non farsi la guerra. E questo crea fondamentalmente una condizione di equilibrio. Tripoli non attacca perché Ankara non vuole, Haftar regge finché ci sono i russi. E tutto resta fermo”.

Arturo Varvelli, direttore dell’Ecfr e analista molto esperto della Libia, faceva notare su queste colonne che però Russia e Turchia, sebbene presenti on-the-ground nel paese, non hanno la capacità di essere determinanti e di creare sul dossier libico una proiezione di forza come fatto in Siria. “È vero, manca un vero accordo. E credo che al momento il problema sia il superamento della figura di Haftar. Se la Russia e l’Egitto possono anche essere concordi nel sostituirlo con qualcuno di meno aggressivo e militarista come il presidente del parlamento Agila Saleh, gli Emirati invece tengono sul capo-miliziano (e forse oserei dire che dalle retrovie anche i francesi). Mosca non ha il controllo sul suo fronte, ma anche la Turchia ha bisogno di un appoggio dall’Europa, dall’Onu e dagli Usa per essere più determinante”, spiega Ruvinetti.

Libia, haftar

Superare Haftar per stabilizzare la Libia. Ruvinetti spiega come

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