Skip to main content

Villa Pamphili sostituirà il Parlamento nelle prossime settimane? E la strategia di visione è legata al lungo periodo o rischia di avere solo un effetto-immagine? Secondo Lorenzo Dellai, già parlamentare di Scelta Civica, il primo elemento che viene in mente analizzando la kermesse riguarda “l’ambizione smisurata con la quale si intenderebbe così progettare addirittura il Paese dei prossimi decenni, come se, in un mondo sempre più complesso, mutevole e interconnesso, qualche giornata di incontri al vertice possa partorire le basi di un improbabile Nuovo Modello di Sviluppo”.

POLITICA E CRESCITA

“Mi viene di pensare, dice a Formiche.net che, quando la politica era la Politica, gli Stati Generali erano la quotidiana esperienza democratica di partiti ed istituzioni che vivevano in simbiosi con la comunità e con le sue forze vitali; ne interpretavano attese e tensioni; ne accompagnavano – nel rispetto dei ruoli – impegno e fatica; ne orientavano le pulsioni, paure comprese, secondo obiettivi di bene comune. Conoscevano bene la forza ed assieme il limite della politica”.

Questo secondo l’esponente centrista è stato uno dei segreti della crescita e della tenuta del Paese fino alla fine degli anni settanta, durante tutta la lunga stagione della cosiddetta “democrazia dei partiti”. Si chiede, quindi, come può essere possibile definire un progetto per l’Italia dei prossimi decenni senza ripartire da qui, da questa concezione “comunitaria” della democrazia. E ancora come possono cittadini, imprese, Terzo Settore e comunità territoriali identificarsi in un progetto di futuro senza sentirsi parte attiva e partecipe – non spettatori – di tutto ciò? E in che modo possono sentirsi partecipi.

TROPPE ILLUSIONI

“Vedo uno scarto incolmabile tra le ambizioni degli Stati Generali e la fragilità di una politica che pretende di disegnare il futuro del Paese senza fare i conti con la drammatica crisi di rappresentanza che da tempo la pervade. La droga del leader mediatico di turno, con la sua fugace fortuna nei sondaggi del momento, può dare l’illusione di andare oltre questa crisi, ma appunto è solo un’illusione. Perché essa è crisi profonda di senso della comunità e dunque della politica, di evanescenza degli strumenti democratici che la Costituzione chiama partiti; di smarrimento delle culture politiche, del loro ruolo di radar nella nebbia dei cambiamenti epocali che viviamo, della loro funzione di collante tra le persone e le comunità e di antidoto alle solitudini. Una politica che rinuncia alla sua cultura di riferimento non sarà mai capace di vera ‘rappresentanza’: semmai di rappresentazione. Non costruirà consenso su un progetto di futuro: semmai effimere, volubili ed interessate tifoserie”.

CORPORAZIONI

“Mi colpisce la debolezza di pensiero delle grandi corporazioni sociali ed economiche, a loro volta indisponibili a fare i conti con la propria crisi di ruolo. Pretendono di dettare la linea al governo, ma non sembrano consapevoli dei problemi strutturali che riguardano la loro propria funzione sociale ed imprenditoriale. Perché molto dipende dalle politiche pubbliche, certo, ma non tutto. Occorrerebbe, ad esempio, una misura minima di verità sui limiti interni del sistema imprenditoriale italiano e sulla sua capacità di produrre e investire valore”.

Ma di chi è la responsabilità di tale scenario strutturale? Secondo Dellai non è sempre colpa dei governi e delle istituzioni pubbliche se la percentuale di investimenti privati in ricerca e sviluppo è tra le più basse d’Europa e i nostri migliori talenti se ne vanno all’estero; se la rete delle imprese in tutti i settori fatica a superare il suo nanismo (sarà anche vero che siamo il Paese delle piccole imprese, ma esse oggi non bastano) e si colloca molto spesso nella parte bassa della catena globale del valore; se a fronte di una enorme crescita delle rendite, molte imprese sono poco patrimonializzate; se il loro finanziamento è per lo più tradizionalmente bancario, invece che fondato su nuovi strumenti finanziari, che esistono ma presuppongono una evoluzione dei meccanismi di gestione.

“Analoghi limiti – rispetto alla trasformazione delle modalità del lavoro e del suo rapporto con le imprese – si notano da parte sindacale, con poche lodevoli eccezioni alla Marco Bentivogli; nel Terzo Settore (che costituisce una delle ossature comunitarie ancora vitali, per fortuna, ma non pare purtroppo avere la forza unitaria per far valere una propria visione di sistema, nonostante la generosa azione di Stefano Zamagni e di altri); nella stessa rete istituzionale di Regioni e Comuni, che non sono oggi nelle condizioni di difendere e promuovere in modo nuovo il principio autonomistico insito nel Titolo V della Costituzione e di resistere alle spinte verso le solite derive stataliste e centraliste”.

IL CORAGGIO DELLA VERITÀ

E allora perché un evento rifondativo affidato ad un insieme di fragilità non può funzionare se costruito così? “Molto meglio – puntualizza – sarebbe se il governo avesse il coraggio di uno sforzo di verità. Del tipo: la situazione economica e sociale è difficilissima e in autunno sarà drammatica. I piani europei sono essenziali – se confermati – ma produrranno i propri effetti non subito e solamente se saremo capaci di valorizzarli compiutamente”.

Per questa ragione propone di recuperare una visione “resiliente”, per un futuro radicalmente diverso da ciò che abbiamo conosciuto: un passaggio che presuppone però “uno sforzo collettivo coraggioso e innovativo, di non breve momento, ben oltre il reciproco ascolto tra il potere politico e le categorie organizzate, postula una attitudine autocritica non banale e non si risolve in un evento spot”. Esige anzi processi di autentica “riconversione culturale e sociale, che non stanno tutti nelle mani del governo e che richiedono tempo, fatica, costruzione condivisa”.

POCHI PUNTI ESSENZIALI

Ciò che invece si può e si deve fare “subito” è fissare e condividere alcuni, pochi, punti concreti ed essenziali per rimettere in moto la macchina pubblica, sostiene, “guadagnando così efficienza, tempestività e serenità operativa per i pubblici funzionari, oggi costretti alle forche caudine di norme e procedure assurde e al rischio pressoché certo di sanzioni da parte delle autorità giudiziarie o delle Autorità di controllo e che devono invece potersi assumere le responsabilità di un fondamentale principio di discrezionalità amministrativa”. Inoltre garantire liquidità alle imprese per traguardare l’autunno; ridurre i processi di impoverimento di una larga parte di famiglie con misure efficaci di sostegno al reddito.

“Questo è oggi, a mio parere, il compito di una buona politica e di un governo che abbia in animo di gestire responsabilmente una transizione difficile e pericolosa. Magari con la definizione di questi alcuni provvedimenti precisi e sintetici dentro un coraggioso Piano Nazionale delle Riforme (previsto peraltro dalla legge) e nell’ambito di una manovra di Bilancio anticipata rispetto a ottobre (spiace dover dare ragione, su questo, all’onorevole Brunetta, che certo non mi è politicamente affine). Il punto è che questa emergenza rende ancor più palese ciò che da tempo si avverte: la mancanza in Italia di una area politica capace di esercitare quella centralità che è andata perduta.

IL CENTRO SERVE

Il “centro” non è mai stato lo spazio residuale tra destra e sinistra, ma secondo Dellai il motore di un equilibrio dinamico e progressivo della democrazia italiana, capace di mantenere (in coerenza con l’insegnamento degasperiano) il confine invalicabile a destra; di costruire assetti sociali e politici finalizzati alla evoluzione della democrazia, “seguendo il suo ideale di giustizia”, per dirla con il Moro degli scritti giovanili; di convincere su questa strada il corpo mediano della società italiana.

Anche in questo caso, dunque, gli scenari nuovi non si costruiscono con improvvisazioni, rimpasti di vecchi spezzoni di classe dirigente, iniziative personali o ridicole presunzioni di eredità diretta della Dc.

E conclude: “Oltre che un minimo senso del pudore, servono nuove idee, leadership fresche, forme organizzative e linguaggi all’altezza delle novità sociali. Leggo che alcuni vagheggiano, a tale scopo, un partito di Conte. Mah? Difficile però che l’area politica che manca da tempo al Paese possa nascere in vitro e – men che meno – da un innesto sull’esperienza del Movimento 5 Stelle, benché riveduta e corretta. Francamente, con tutto il rispetto, mi sembrerebbe una sorta di manipolazione genetica”.

twitter@FDepalo

Stati Generali, manovra anticipata e partito di Conte. La versione di Lorenzo Dellai

Villa Pamphili sostituirà il Parlamento nelle prossime settimane? E la strategia di visione è legata al lungo periodo o rischia di avere solo un effetto-immagine? Secondo Lorenzo Dellai, già parlamentare di Scelta Civica, il primo elemento che viene in mente analizzando la kermesse riguarda “l’ambizione smisurata con la quale si intenderebbe così progettare addirittura il Paese dei prossimi decenni, come…

Lavoro e infrastrutture. La partita di Conte sul Recovery Fund

Il Consiglio europeo del 19 luglio non sarà definitivo, nonostante il pressing di Angela Merkel verso i Paesi ancora refrattari ad adottare il piano Next Generation Eu. Ma quello che è certo è che i prossimi quattro mesi saranno molto impegnativi per governo guidato da Giuseppe Conte e anche per la maggioranza, costretta ad affrontare temi sui quali i partiti…

Intesa sulla web tax? Soltanto dopo Usa2020. Parla da Empoli (I-Com)

Il ritiro dagli Stati Uniti dai negoziati sulla digital tax in sede Ocse (raccontato questa mattina su Formiche.net), per quanto temporaneo, ha acceso il dibattito in Europa. L’Unione europea ha ribadito che entro la fine dell’anno, anche senza intesa, i giganti del web verranno tassati dai 27. “Ci rammarichiamo e chiediamo agli Stati Uniti di tornare al tavolo dell’Ocse, la…

Missili, Cina e Libia. Cosa bolle nella pentola della Nato

Se la Russia genera preoccupazioni, la Cina fa davvero paura. Tra nuovi sistemi missilistici e una Marina militare ormai al pari delle grandi potenze occidentali, il Dragone d'Oriente è entrato di diritto tra le sfide del futuro (forse già del presente) per l'Alleanza Atlantica. È quanto emerso dalla riunione tra i ministri della Difesa della Nato, coordinata dal segretario generale…

India-Cina. Perché una guerra è improbabile (per ora)

Su Instagram girano i video dei cittadini indiani che spaccano apparecchi elettronici cinesi: una protesta per quanto accaduto a Galwan, in mezzo all'Himalaya, dove al confine ufficioso tra India e Cina s'è consumato un incidente militare dall'enorme sensibilità geopolitica. Venti militari indiani sono morti, e ci potrebbero essere alcune vittime tra i cinesi. Le ricostruzioni seguite a quanto successo lunedì notte hanno dato…

Hong Kong è solo l’inizio, dice Joshua Wong. Intanto, il G7…

“Sono convinto che ogni parola che pronuncio oggi potrebbe la prova di un crimine nell’aula di un tribunale cinese nel prossimo futuro”. Così Joshua Wong, segretario di Demosisto e uno dei volti più noti dei movimenti pro democrazia a Hong Kong, ha parlato della nuova Legge sulla sicurezza nazionale che la Cina si appresta a imporre sull’ex colonia britannica nel…

Sorveglianza via Dna. Ecco perché Pechino sta schedando milioni di cinesi

Benvenuti nell’era della “sorveglianza genomica”. Un rapporto dell’Australian Strategic Policy Institute dal titolo “Genomic surveillance” ha rivelato che dal 2017 il governo cinese sta schedando il Dna di milioni di uomini e ragazzi in tutto il Paese, perfino nelle scuole, per realizzare un database genetico di circa 700 milioni di persone. “Un nuovo potente strumento” nelle mani delle autorità cinesi…

Il falco e la nipote. Ecco i due libri che attaccano Trump come politico e uomo

Proteggere la sicurezza nazionale o l’immagine del presidente? È questa la domanda che solleva la richiesta del Dipartimento della Giustizia di sequestrare The Room Where It Happened, il libro atteso per il 23 giugno nel quale John Bolton ricostruisce i suoi 17 mesi come consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump. Secondo il governo, il libro conterrebbe informazioni classificate…

Sarà uno scrittore, ma non è un patriota. Anche i dem si spaccano sul libro di Bolton

New York - È guerra aperta tra Donald Trump e John Bolton. Per il presidente americano, dopo l'emergenza coronavirus e le proteste in seguito all'uccisione dell'afroamericano George Floyd a Minneapolis, si apre così un altro scenario di scontro che potrebbe complicare la sua corsa per la rielezione alla Casa Bianca. A far scoppiare la nuova bomba è il libro dell'ex…

I venti in quota fermano Vega (per due giorni), ma non il ritorno dell'Italia nello Spazio

Ci vorranno almeno altri due giorni prima di vedere il lanciatore Vega tornare in orbita. I forti venti in quota hanno costretto al rinvio del lancio, inizialmente previsto per la mattina di domani alle 3.51 (italiane), e ora riprogrammato alla stessa ora di domenica. A quasi un anno dalla sua ultima missione, il vettore made in Italy resta in attesa sulla rampa…

×

Iscriviti alla newsletter