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Nel solo mese di marzo la perdita per gli aeroporti europei è stata pari a quella registra in tutto il 2009 dopo la crisi finanziaria che destabilizzò l’Occidente. Per l’anno in corso, le compagnie aeree rischiano un calo dei ricavi pari al 41% rispetto alle attese, mentre per il ritorno alla “normalità” potrebbero servire cinque anni. Sono alcuni dei numeri della crisi del trasporto areo certificati dall’ultimo studio del think tank di Cassa depositi e prestiti, a cura di Andrea Montanino (chief economisti di Cdp), Alberto Carriero, Cristina Dell’Aquila, Roberto Giuzio e Laura Recagno. Si confermano gli scenari già descritti da addetti ai lavori e organizzazioni internazionali, compresa un’evoluzione del settore (con forti interventi pubblici) destinata a riscrivere le regole del trasporto aereo.

IL VALORE DEL SETTORE

Il comparto “rappresenta il 2,4% del Pil mondiale, circa 1.800 miliardi di dollari; l’intera filiera dà lavoro a quasi 29 milioni di persone, tra occupazione diretta, indiretta e indotta”, si legge nel report. “In Italia, il trasporto aereo svolge un ruolo di rilievo, rappresentando l’1,8% della produzione e dell’occupazione nazionale”. Su tutto questo, l’impatto da Covid-19 è imponente. A pesare è la crisi di liquidità nel breve periodo, determinata dallo stop ai voli e dalla lenta ripartenza. Gli effetti sono rilevanti date le caratteristiche del comparto, che presenta alti costi fissi.

I NUMERI DELLA CRISI

“Se ancora nel mese di febbraio il numero medio di voli giornalieri si attestava a circa 180 mila unità, nel corso di marzo, a seguito delle restrizioni imposte dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea, si è verificata una progressiva contrazione che ha superato il 60%, con una media giornaliera di circa 70 mila voli”. Solo negli ultimi giorni, dopo tre mesi, si è tornati sopra i 100mila voli quotidiani. Ancora più consistente la riduzione del numero di passeggeri. Considerando gli aeroporti europei, “mentre il primo marzo i transiti erano ancora pari a 5,1 milioni di passeggeri (-11,7% rispetto allo stesso giorno nel 2019), il 31 marzo hanno raggiunto le 174 mila unità (- 97,1% rispetto allo stesso giorno nel 2019)”. Per avere un termine di paragone, spiegano gli esperti, “durante la crisi finanziaria del 2009, agli aeroporti europei sono occorsi 12 mesi per registrare una perdita analoga a quella del solo mese di marzo”.

LE STIME PER IL FUTURO

In questo contesto, “l’associazione europea degli aeroporti stima per il 2020 una contrazione dei ricavi di circa 23 miliardi di euro, il 41% in meno rispetto allo scenario atteso prima della diffusione della pandemia”. Lato compagnie aeree, l’associazione internazionale Iata stima che “il 2020 potrebbe registrare una contrazione del 48% in termini di passeggeri e del 55% in termini di ricavi, pari complessivamente a oltre 300 miliardi di dollari”. D’altra parte, terminata l’emergenza, i voli non tornano subito al livello precedente. Si è già aperta una “complessa fase di transizione”.

LA TRANSIZIONE

“Il mutamento atteso nel comportamento degli utenti da un lato, la necessità di mettere a regime misure operative, sanitarie e di sicurezza idonee a rispettare nuovi standard di distanziamento sociale dall’altro, richiederanno una diversa configurazione degli aeromobili e degli spazi aeroportuali”. Ciò richiederà investimenti, a fronte tuttavia della suddetta crisi di liquidità e della lenta ripresa dei flussi di cassa. Il risultato sarà un aumento dei prezzi dei biglietti e una riduzione del numero di voli. “La crisi attuale – spiega il think tank Cdp – sembra presentare su scala globale caratteristiche simili a quelle che si sono manifestate negli Stati Uniti all’indomani degli attentati dell’11 settembre: brusco calo della domanda, lenta ripresa della fiducia dei consumatori, imposizione di gravose misure di sicurezza”. In quel caso, “occorsero circa tre anni e mezzo per recuperare i volumi di traffico precedenti all’attacco alle Torri Gemelle, e oltre 5 perché il comparto tornasse alla redditività”.

VERSO LA RIVOLUZIONE

Significativo anche quello che successe dopo per provare a prevedere l’evoluzione del mercato. Come allora, infatti, anche oggi i governi stanno rispondendo con imponenti interventi a sostegno del settore. Lo hanno fatto gli Stati Uniti con un pacchetto da 25 miliardi di dollari, e lo hanno fatto Francia, Olanda e Germania per Air France-Klm e Lufthansa. Ciò è destinato a mutare l’aviazione civile dopo gli anni della privatizzazione. Si sta già assistendo a “un nuovo impegno diretto degli Stati, anche alla luce di una rinnovata consapevolezza circa la rilevanza strategica di un vettore nazionale a presidio delle interconnessioni in momenti particolari come la crisi globale in corso”.

SERVE UN APPROCCIO COORDINATO

Vi si associa “un’accelerazione nel processo di consolidamento, ritenuto da più parti indispensabile per recuperare un sentiero di redditività una volta superata la fase più acuta dell’emergenza”. A fare la differenza sarà anche “il recupero della fiducia da parte dei viaggiatori”. Per i regolatori, invece, è “raccomandabile” un approccio “coordinato per la ripresa, soprattutto a livello comunitario”. Secondo le stime dell’Eurocontrol, notano gli esperti, “una strategia coordinata potrebbe garantire entro febbraio 2021 oltre un milione di partenze in più rispetto ad uno scenario non cooperativo”.

Trasporto aereo a picco. I numeri della crisi secondo Cdp

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