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È proprio vero che di mezzo c’è un oceano. Fra il giornalismo americano e quello italiano, si intende. Il caso del leak della bozza di decreto del governo che blinda la Lombardia e metà Nord Italia uscita nella serata di sabato prima sul Corriere della Sera e poi rimbalzata su tutti i media italiani è un caso di scuola. L’effetto panico che ha creato la bozza, dunque un documento non definitivo, fra chi vive stanzialmente o temporaneamente nelle zone prossime alla chiusura e ha famiglia, affari, affetti ad attenderlo al Centro-Sud è visibile nelle corse notturne a Milano di chi è andato in cerca dell’ultimo treno alla stazione Garibaldi, un Eurocity diretto a Salerno, nelle code alle stazioni dei pullman questa mattina, nelle bla bla car andate a ruba nelle ultime ore.

Un capolavoro, non c’è che dire. Che, oltre al fuggi-fuggi, di cui ancora non si può fare un bilancio definitivo, ha innescato subito la caccia al colpevole. Sia il Corriere, sia Repubblica e gli altri mezzi di informazione si sono ben guardati dal citare la fonte della bozza malauguratamente fuoriuscita ante-tempo da Palazzo Chigi. Un giornalista non rivela mai le sue fonti, si dirà. Una lezione certamente valida che, forse, di fronte a un’emergenza nazionale come quella che sta vivendo il Paese, meriterebbe delle eccezioni, o quantomeno delle cautele.

In Italia non c’è stata l’ombra di entrambe. E dai social network, così come da autorevoli firme, è subito partito un processo sommario a Rocco Casalino, portavoce del premier Giuseppe Conte che sicuramente in passato ha commesso gaffes a Palazzo Chigi ma questa volta sembra c’entrare poco e nulla con il leak. Da parte sua il presidente, in una conferenza stampa alle 2 del mattino a dir poco insolita, ha condannato il cortocircuito prendendone le distanze.

In realtà alcuni membri del governo già nella serata di ieri scandivano furibondi un nome e un cognome come responsabile del leak: il presidente della regione Lombardia Attilio Fontana. Un’ipotesi che sembra trovare conferma da una delle più autorevoli voci del giornalismo Usa: la Cnn. Scrive l’emittente americana che il testo della bozza di decreto è stato “inviato alla Cnn dall’ufficio stampa della regione Lombardia” nella serata di ieri. Che sia stato o meno il Pirellone a far circolare per primo il documento la sostanza non cambia. Di tutti i giornali italiani, l’unico a confermare la fonte è stato un giornale americano.

E se non fosse stato Casalino a spifferare la bozza del decreto? La prova della Cnn

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