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Sembrano a questo punto superate le forti obiezioni e fibrillazioni dei giorni scorsi, ad opera di Dario Franceschini e di altre esponenti del Pd, dopo che il premier Giuseppe Conte aveva annunciato in solitario la convocazione ad horas degli Stati Generali dell’economia, addirittura senza neanche interpellare il ministro dell’economia Roberto Gualtieri. Pare che l’intesa si sia raggiunta sullo slittamento nella seconda parte della settimana dell’iniziativa e, soprattutto, sul coinvolgimento, oltre che delle forze sociali e imprenditoriali, delle forze dell’opposizione (che per però bisognerà vedere come reagiranno). Rimane in parte il rischio, visti i tempi così accelerati, che si possa trattare di un evento essenzialmente massmediatico.

Ma il quesito che qui più interessa è come il governo si può preparare progressivamente all’appuntamento con quel progetto di riforme richiesto dal New Generation Eu.

Si tende a parlare un po’ troppo di “tesoretto”, ciò che la dice lunga sulla logica con cui le varie parti in causa guardano ai fondi europei, ma non di questo si può certo trattare. È invece necessario ancorarsi a uno strumento e ad un metodo da usare. E qui viene una risposta quasi naturale: il Programma Nazionale di Riforma (Pnr). Si tratta di un documento che annualmente i governi europei entro il 30 aprile debbono presentare a Bruxelles, e che l’Italia ha sempre sottostimato. Anche quest’anno l’Italia è il solo paese europeo che non lo ha ancora presentato. Si tratta di un documento che, sulla base delle norme europee, va stabilita sulla base di un processo di consultazione e che mi sembra il documento più congruo per dialogare con l’Unione Europea.

A questo punto le strade possono essere due. O presentare al più presto una sorta di Pnr cornice che fornirà il quadro dei cinque macro assi di intervento per impiegare gli ingenti stanziamenti comunitari: infrastrutture, digitalizzazione, investimenti privati, capitale umano, sanità e limitarsi a questo. Oppure (forse meglio) presentare questa prima cornice di riferimento riservandosi di presentare a settembre un Pnr più analitico che reca con più precisione gli impegni riformatori dell’Italia.

Non potrà ad esempio mancarne uno fermo e impegnativo sulla pubblica amministrazione (perché non è che bastano i decreti semplificazioni ancora attesi). È giunto infatti il momento di introdurre una vera e propria rivoluzione copernicana nell’amministrazione, seguendo il modello a suo tempo introdotto negli Usa da Bill Clinton e Al Gore, con lo slogan put people first, metti il cittadino al primo posto, e il titolo reinventing government, reinventare l’amministrazione.

Il sottotitolo di quel progetto, al quale dovrebbero attingere i riformatori di casa nostra era: “Come avere un’amministrazione che costi meno e funzioni meglio”. Ho ritenuto opportuno fare l’esempio di quella riforma di successo dell’amministrazione federale Usa per evidenziare che le riforme di cui l’Italia necessita (non solo e non tanto perché ce le chiede l’Europa) non possono essere riforme di facciata ma devono essere cariche di una vera impronta riformatrice.

Cercasi un programma di riforme per il New Generation Eu

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