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Nato, missioni e cooperazione industriale. È iniziata la visita del ministro Lorenzo Guerini a Washington. In attesa di essere ricevuto domani al Pentagono dal segretario alla Difesa Mark Esper, oggi, accompagnato dall’ambasciatore Armando Varricchio, il titolare di palazzo Baracchini ha incontrato due membri della Camera dei rappresentanti, il democratico di Washington Adam Smith e il repubblicano del Texas Mac Thornberry, rispettivamente presidente e ranking member (cioè numero uno dell’opposizione) della commissione Armed services, quella con competenza sul dipartimento della Difesa e le sue diramazioni.

LE PAROLE DI GUERINI

“Mi sono confrontato con personalità che ricoprono ruoli di primo piano al Congresso”, ha spiegato via twitter il ministro. In particolare, “con il presidente del Comitato Forze armate alla Camera, Adam Smith, ho discusso di Nato, rapporti bilaterali Italia-Usa, responsabilità comuni, cooperazione industriale”. Erano questi i temi già preannunciati alla vigilia, per una tre giorni importante in una fase delicata. Dall’incontro con Thornberry è emerso il contesto di riferimento: “Italia e Stati Uniti sono grandi amici e alleati; lavoriamo per la sicurezza condivisa e la stabilità; i nostri legami nel campo della difesa sono forti e diventeranno ancora più forti”.

I TEMI

Per la Nato, l’Italia chiede da tempo un’attenzione maggiore al fronte sud, con il potenziamento del già operativo Hub di Napoli. Sulla cooperazione industriale, la visita di Guerini è stata anticipata dalla maxi commessa che Leonardo si è aggiudicata dalla US Navy per 130 elicotteri. L’azienda di piazza Monte Grappa ha vinto la gara partecipando per la prima volta da sola, senza l’appoggio di un big americano. C’è poi il dossier F-35, su cui l’Italia cerca di avere più lavoro per il sito di Cameri, in provincia di Novara. Affinché altri Paesi europei che acquistano il velivolo di Lockheed Martin si affidino allo stabilimento italiano, occorre l’avallo americano, ma questo passa dalla fedeltà atlantica del Belpaese.

LA SPONDA USA

Ciò riguarda anche le crisi ai nostri confini, su cui Guerini ha il compito di riscuotere il credito maturato con l’importante partecipazione italiana alle missioni internazionali (tra l’altro riconosciuta dallo stesso Esper, soprattutto per l’Iraq). In ogni caso, tra Libia e Medio Oriente, la sponda americana pare essere fondamentale per consentire all’Italia di dare sostanza alla propria proiezione internazionale. Come notato dal professor Carlo Pelanda dell’Università Guglielmo Marconi (qui l’intervista completa), questa sponda passa proprio dalla Difesa. Tra missioni militari ed eccellenze industriali, è questo il settore che per la penisola può rappresentare la carta vincente nelle sfide globali, a partire da quelle più vicine.

ALLA RICERCA DI UNA POLITICA ESTERA

Certo, ciò presuppone una visione strategica di fondo. Secondo Alessandro Politi, direttore della Nato Defense College Foundation (qui la conversazione con Formiche.net), “avere rapporti stabili con la prima potenza mondiale è una cosa ovvia, o almeno dovrebbe esserlo”. Eppure, la prima sponda “ce la dobbiamo dare noi, recuperando una politica estera professionale”. Cosa significa? Significa “decisioni politiche chiare e, di conseguenza, concretezza sui tavoli negoziali, con istruzioni dettagliate agli ambasciatori affinché abbiano la forza per passare”.

IL TEMA CINESE

Ma tra Roma e Washington resta ancora aperto il dossier cinese. Con il deputato Thornberry, Guerini ha parlato anche del “tema centrale delle telecomunicazioni”. Gli avvertimenti Usa si susseguono da tempo. Solo due giorni fa, i deputati incontrati oggi da Guerini si sono espressi sulla decisione del Regno Unito di dare spazio alla cinese Huawei per costruire parte della rete 5G. Una scelta “preoccupante”, hanno scritto i due in una nota congiunta. “Sebbene il Regno Unito ritenga di poter mitigare il rischio rappresentato dall’accesso di Huawei alla propria rete, nel 5G non esiste un modo sicuro per isolare la rete principale da altri componenti”, hanno spiegato Thornberry e Smith. Da qui l’affondo: “Concedere a Huawei l’accesso a qualsiasi parte del network di un Paese apre l’accesso all’intera rete, fornendo una potenziale porta al governo cinese”. Dunque, “la decisione complicherà inevitabilmente la capacità dell’America di condividere informazioni con il nostro più stretto alleato”.

TRA ROMA E BRUXELLES

Segnali simili sono arrivati oggi da piazza Venezia, a Roma, dove si è celebrata la Giornata europea dei dati personali con un convegno nella sede dell’autorità Garante della Privacy. Impassibile (qui per capire) è stato il verdetto di Raffaele Volpi, presidente del Copasir, sulle linee guida pubblicate questo mercoledì dalla Commissione Ue per la protezione della rete 5G, che invitano ad alzare le misure di sicurezza ma non ad escludere le aziende cinesi, Huawei e Zte in testa: “Le raccomandazioni non bastano”.

(Foto Twitter: @guerini_lorenzo)

 

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