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Aumenta la preoccupazione per la diffusione del misterioso coronavirus cinese. Ma l’attenzione non riguarda solo le istituzioni sanitarie internazionali. Con più casi fuori dalla Cina, imprese e investitori stranieri hanno individuato nella mappa la città di Wuhan, focolaio del virus. Il ricordo del virus Sars, che nel 2003 provocò la perdita di circa 50 miliardi di dollari, nonché la riduzione dell’attività turistica, è ancora molto vivo.

Questa settimana le Borse, soprattutto asiatiche, sono state colpite dalle notizie sul coronavirus della Cina: Hang Seng si è chiusa martedì con una caduta del 2,80%, mentre Shanghai Composite meno 1,41% e Nikkei 225 meno circa 0,91%. Le Borse europee sono state contagiate e hanno mantenuto sessioni negative. Secondo Diego Morín, analista di IG Markets, il motivo di questo effetto immediato nei mercati è che molto probabilmente i consumi risentiranno di una probabile propagazione del virus, oltre alla possibile limitazione di viaggi verso qualsiasi Paese asiatico.

I mercati temono anche nuove misure limitanti da parte delle autorità per viaggi e trasporti. Per questo motivo, alcune aerolinee e compagnie di viaggi e turismo hanno perso valore in Borsa. Nel Dax di Francoforte, per esempio, Lufthansa ha perso 3,4%.

Ma non solo… Anche molte firme del settore lusso, che trovano in Asia un mercato importante, sono retrocesse in borsa in previsione di una diminuzione del consumo. A Parigi, il gruppo Kering (che ha tra i suoi marchi Gucci, Balenciaga e Saint Laurent) ha perso 2,07%, mentre Louis Vuitton meno 1,12% ed Hermes meno 1,09%.

Una tendenza negativa che potrebbe danneggiare anche l’Italia. Da quanto si legge sul Corriere della sera, i dati del 2019 di Planet indicano che i consumatori cinesi del lusso nel mercato italiano sono tantissimi, principalmente a Roma e Milano, grazie anche ai 108 voli settimanali tra Italia e Cina. Con uno scontrino medio di 1129 euro.

Il coronavirus rappresenta un altro grave problema per l’economia di Hong Kong, già colpite da mesi di proteste e tensioni. Mentre il governo locale si trova in stato elevato di allerta, dopo la scoperta del misterioso virus, lunedì l’agenzia finanziaria Moody’s ha declassato il rating di Hong Kong. E la Borsa di Hong Kong è crollata ancora dopo la conferma della trasmissione del virus da uomo a uomo.

Il coronavirus “è senza dubbio l’ultima cosa che gli abitanti di Hong Kong vogliano – ha spiegato all’agenzia di notizie Afp Jackson Wong, direttore di gestione ad Amber Hill Capital Ltd -. La situazione attuale ricorda agli investitori quanto abbiamo sofferto nel 2003 con l’epidemia della Sars a Hong Kong”.

Tuttavia, c’è chi resta ottimista. Gabriel Leung, presidente della Facoltà di Medicina dell’Università di Hong Kong, ringrazia per la trasparenza delle autorità di Pechino: “I tempi di reazione sono migliorati rispetto a quelli che ci sono voluti per la Sars. […] Mentre con la Sars ci sono voluti mesi, ora le misure si sono attivate in settimane e giorni”.

Resta però la preoccupazione. Stephen Innes, stratega di AxiCorp per l’Asia, ha spiegato che “il rischio più significativo per l’Asia potrebbe arrivare, con l’arrivo della stagione dei viaggi nella regione (per il capodanno cinese, ndr), che rischia di favorire la diffusione. […] Anche se il rischio si riflette sui mercati, solo dopo questo periodo si potrà verificare la dispersione del coronavirus. […] Il costo per l’economia globale potrebbe essere enorme in termini di Pil negativo se il virus si trasforma in epidemia”.

Coronavirus, tutti gli effetti economici (negativi) in Borsa e non solo

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