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Indipendentemente dalla sua provenienza, il Coronavirus rappresenta ormai un modello d’azione per il bioterrorismo del futuro. Il danno è stato rapido ed enorme, molto più grande dell’11 settembre, diffuso in tutto il mondo. Le risposte sono state prevedibili e inefficaci, mentre il costo di una potenziale arma di questo tipo è vicino allo zero. Rappresenta, insomma, la perfetta strategia di guerra asimmetrica, e ci sono pochi dubbi sul fatto che tali lezioni vengano studiate attentamente dai pianificatori militari in Corea del Nord, Iran, Russia, Cina e nelle grotte del deserto in tutto del Medio Oriente.

L’Isis e altri gruppi terroristici hanno cercato a lungo armi biologiche efficaci, “l’arma nucleare dei poveri”. I terroristi più radicali hanno sviluppato una dottrina militare secondo la quale una pandemia globale mortale potrebbe uccidere gran parte della popolazione mondiale ma, soprattutto, distruggere le economie, i governi e le infrastrutture tecniche delle economie più avanzate, creando un enorme vantaggio per le culture sopravvissute con grandi popolazioni in grado di vivere, o addirittura prosperare, a un livello economico e culturale primitivo. Questi gruppi non statuali (con molti Stati-canaglia) hanno accesso alla tecnologia delle armi biologiche; potrebbero, a un costo relativamente basso, ottenere Mers o Sars o altri ceppi virulenti, e scoprire sistemi di esperimento, raffinamento, distribuzione, testati sull’uomo, per lanciare un attacco.

Immaginando un’astuta strategia terroristica (e i nostri nemici sono estremamente furbi), per lanciare la crisi attuale sarebbe bastato inviare un affiliato cittadino cinese infetto per portare il virus a Wuhan e propagarlo in segreto. Prevedibilmente, la burocrazia della Repubblica Popolare Cinese si sarebbe mossa lentamente per affrontarlo e poi nasconderlo, mentre da Wuhan si sarebbe diffuso in tutta la Cina e a livello internazionale prima dell’arrivo di una risposta seria. I terroristi potrebbero, e lo farebbero, diffondere il virus in modo casuale in tutto il mondo con altri agenti infetti. Sarebbero in piccoli gruppi casuali (ad esempio in Italia, in Iran, sulla costa occidentale degli Stati Uniti e così via), lasciando tutti confusi nel tentativo di indovinare. Gli “esperti” e le speculazioni dei media aumenterebbero la confusione e il panico.Tutto questo potrebbe essere fatto con un budget limitato (meno di 100mila dollari e cinquanta persone che, meno sono, meglio è per la segretezza).

I risultati sarebbero prevedibili. Primo, il caos economico: un piccolo sforzo che porta a perdite immediate e multimiliardarie per il mercato americano, che superano di gran lunga l’intero impatto economico dell’11 settembre in una settimana, così come le crisi economiche in Cina e altrove. Secondo, il caos politico: il presidente Donald Trump cercherebbe di mantenere l’ordine e di ridurre il panico, mentre i media e la sua opposizione ridurrebbero gli sforzi amministrativi e alimenterebbero l’incertezza. I cinesi, in particolare, risulterebbero fuori equilibrio a causa dell’enorme colpo inferto alla loro economia e della potenziale instabilità politica, per non parlare del sospetto mondiale che la negligenza di un laboratorio cinese potrebbe esserne responsabile, e risponderebbero con maggiore segretezza e repressione. Terzo, il caos sociale, tra diffidenza verso lo “straniero”, accaparramento e così via. Anche se la “minaccia” causasse un lieve danno reale alla salute pubblica, l’impatto economico e politico sarebbe sostanziale.

Per i terroristi, o gli altri attori malevoli, potrebbe rivelarsi un’occasione per capitalizzare denaro, al fine di pagare futuri attacchi. Chiunque controlli il ritmo, l’ubicazione e l’impatto del virus potrebbe mandare in cortocircuito i mercati in anticipo e, letteralmente, aver guadagnato miliardi di dollari nelle ultime settimane. Ciò solleva una domanda interessante: che qualche navigato venditore (ad esempio Cina, Russia, Corea del Nord) abbia guadagnato posizioni in queste ultime settimane, probabilmente clandestinamente? Il National counter-terrorism center degli Stati Uniti avrà esaminato la questione? Un attacco di Coronavirus potrebbe anche essere una distrazione strategica per un più ampio gioco militare o politico.

Ad esempio, nessun gruppo terroristico si prenderebbe il merito di un attacco iniziale se, ad esempio, pianificasse di sferrare un ceppo simile, ma più letale, per creare un vero e proprio panico e collasso sociale. Gli “esperti” e i media mainstream brancolerebbero nel buio, suggerendo che il virus originale sia “mutato”, rallentando di nuovo una risposta efficace. Tale schema è stato d’altra parte discusso per un paio di decenni. I servizi di intelligence e di sicurezza sono ben consapevoli di questo scenario. Il Coronavirus di oggi fornisce un modello di quanto potrebbe essere efficace un tale attacco pianificato. I nostri nemici lo stanno studiando e noi dobbiamo imparare da esso. Naturalmente, è difficile per i semplici cittadini anche solo credere che ciò possa accadere, il che dimostra quanto possa essere difficile identificare un attacco reale e reagire rapidamente. Impossibile da credere? Forse. Ma considerate questo: Se il Coronavirus fosse un attacco terroristico, sarebbe già di gran lunga l’atto di terrorismo non statuale più efficace nella storia del mondo.

Articolo pubblicato su The Hill

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