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Angela Merkel colpisce ancora. La conferenza di Berlino sulla Libia è “l’ultima grande operazione politica” della Cancelliera, dice Giulio Sapelli, storico, economista dell’Università Statale di Milano. La Germania deve esultare, l’Europa un po’ meno: la foto di gruppo è il suo “canto del cigno in Africa”. Subentrano Russia, Turchia, potenze del Golfo. Ma alla porta ci sono anche gli Stati Uniti, che vedono oggi nell’Italia il perno della loro presenza nel Mediterraneo.

Professore, non è stata una conferenza come tutte le altre…

Ha ricordato i grandi congressi ottocenteschi. Allora la strategia europea in Africa veniva delineata a Berlino. Oggi la Germania ha ripreso il suo ruolo di grande potenza continentale.

Pensare che davano per finita Angela Merkel.

Questa conferenza è stata l’ultima grande operazione della cancelliera. Una mossa bismarckiana, che conferma il centro cattolico tedesco come baricentro politico dell’Europa.

Qual è il significato profondo della foto di gruppo a Berlino?

È finito il colonialismo europeo. Da ora in poi i grandi protagonisti in Africa saranno Cina e Russia da una parte, e dall’altra le potenze del Golfo, ormai entrate in una fase imperialistica e protese verso il continente nero.

E la Francia di Macron?

Vive un momento di oggettiva difficoltà. Ne è prova il cambio della strategia nel Sahel, l’abbandono del regime monetario del franco Cfa nelle quindici nazioni dell’Africa coloniale francese che ora non dovranno più versare metà del bilancio statale nelle casse del tesoro di Parigi. L’ultimo conato di una nazione imperiale che non ha più i mezzi economici per essere impero.

Veniamo all’Italia. È rimasta dietro le quinte?

Ho sentito tante polemiche sull’impreparazione di Conte o Di Maio. Se avessimo avuto Andreotti e Vattani non ci sarebbero stati comunque i presupposti. Una conferenza del genere non poteva essere convocata a Roma. L’Italia è troppo coinvolta in Libia per poter fare da mediatrice.

Troppo coinvolta?

È opportuno pensare a un graduale ritiro, per concentrarci su altre regioni più strategiche, sulla Tunisia, l’Arabia Saudita e il Medio Oriente. Restare è pericoloso, i giacimenti e i pozzi gestiti dall’Eni, che sono secondari rispetto agli altri nell’area Mena, non saranno toccati.

L’operazione Sophia è una carta da giocare?

La missione è da tutelare e rilanciare. Non solo perché è guidata in modo eccellente dalla Marina italiana e dall’ammiraglio Credendino, ma anche perché nella sua fase finale può avere un importante ruolo di deterrenza al largo delle coste libiche.

È stato fatto il nome di Marco Minniti come inviato speciale.

La sua strategia in Libia non ha funzionato. Pensare di poter dialogare con i sindaci e le tribù libiche è stata un’illusione. Errore ancora più grave credere che in Libia si potesse votare. L’unica via di uscita per l’Italia è trattare con Haftar e le tribù che a lui fanno capo, e affrontare il problema dell’immigrazione con i due player esterni decisivi per il Paese: Turchia e Russia. Prima ancora però deve puntare sugli Stati Uniti.

Che supporto può dare Washington?

Un supporto militare, boots on the ground. La politica estera americana è molto tradizionale, si fa con le ambasciate e i trattati ma soprattutto occupando zone strategiche. Non dimentichiamo che gli americani sono presenti a Gibuti, in Somalia, e saranno più presenti nel Sahel. Di questo disegno l’Italia costituisce un tassello centrale.

Perché?

La Turchia presto uscirà dalla Nato, e questo strappo obbligherà gli Stati Uniti a spostare ad Aviano le testate nucleari. La sicurezza dell’Italia diventerà una priorità per il Dipartimento di Stato, e gli americani sanno che per mettere in sicurezza l’Italia bisogna prima mettere in sicurezza l’Africa subsahariana. Il passo successivo sarà mettere in sicurezza il sistema bancario italiano.

Le rotte migratorie continueranno a sfociare nel Mediterraneo.

Non se saranno deviate altrove. In Congo, ad esempio, un Paese grande quasi quanto l’Europa che non a caso è stato invitato a Berlino e che ora deve essere ricostruito. I francesi si sono già mossi.

Sapelli, se dovesse citare un errore commesso a Berlino?

Non invitare la Grecia è stato uno scivolone diplomatico. I turchi hanno fatto un accordo con la Libia in funzione anti-greca e da Berlino neanche un invito. Metternich e Talleyrand si stanno rivoltando nella tomba.

Non ci staremo dimenticando del petrolio?

Un altro errore non parlare della Noc (National oil corporation, ndr). Ma anche della Banca centrale libica, che ha in pancia diverse centinaia di migliaia di dollari in divise estere, e divide quasi in ossequio a un manuale Cencelli la rendita petrolifera fra i vari capi tribù.

Quanto durerà il blocco alla produzione imposto da Haftar?

Non molto. L’Italia deve fare un accordo con la Francia per mediare sulla vendita petrolifera, e in emergenza richiedere manu militari l’apertura dei porti e dei pozzi insieme alla Russia.

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