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La tensione tra Stati Uniti e l’Iran, con le conseguenze sulle dinamiche geopolitiche internazionali, ha effetti immediati sui mercati finanziari e delle materie prime (tra cui l’oro). Dopo l’attacco americano con missili all’aeroporto di Baghdad, l’Iran ha annunciato nuove rappresaglie.

Il prezzo del petrolio è schizzato di circa il 4%, avvicinandosi a 70 dollari il barile (per dopo stabilirsi a 68,5 dollari). Non c’erano oscillazioni di queste dimensioni dalla scorsa estate durante gli attacchi con droni sulle istallazioni petrolifere dell’Arabia Saudita. Alcuni analisti spiegano che l’aumento del prezzo del greggio potrebbe dipendere anche dalle probabilità di un accordo commerciale tra Cina e Stati Uniti e l’aumento dell’attività economica e della richiesta di energia a livello mondiale.

Particolare interesse suscita l’aumento del prezzo dell’oro, che torna al ruolo di “bene economico di rifugio” in tempi incerti e di grande tensione. Oggi è arrivato a 1540 dollari l’oncia.

L’agenzia Bloomberg sottolinea che il prezzo dell’oro oggi è in aumento dello 0,9%, il massimo degli ultimi quattro mesi, dopo l’attacco aereo americano in Iran e l’escalation di tensioni in Medio Oriente. Anche l’argento è in aumento dell’1,3%, e il platino segue lo stesso trend.

Jingyi Pan, stratega del mercato di IG Asia a Singapore, ha spiegato che “la probabilità di ulteriori reazioni non può essere esclusa, il che potrebbe mantenere l’oro supportato a breve termine”.

Le statistiche storiche indicano che l’inizio dell’anno è il miglior momento per il valore dell’oro, ma questa volta è più alto di circa 2,7%. Molto probabilmente il metallo prezioso arriverà a circa 1600 dollari l’oncia a febbraio, il che corrisponde ad un aumento del 5,2%. Anche secondo le previsioni di Goldman Sachs, Citigroup e Ubs Group arriverà a 1600 dollari.

Venerdì sarà un’altra giornata attesa dagli investitori, decisiva per gli indici economici e finanziari americani che arriveranno in seguito alla riunione della Federal Reserve.

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